L’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova si prepara a onorare la memoria del Venerabile monsignor Giovanni Ferro, l’arcivescovo somasco che ha guidato la comunità diocesana per ventisette anni con uno stile improntato alla carità e alla vicinanza agli ultimi. Il prossimo 18 aprile, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, la città ricorderà il suo pastore attraverso un percorso iconografico che ne ripercorre le tappe umane e ministeriali, culminando in un momento di preghiera comunitario in Cattedrale. L’iniziativa non intende soltanto celebrare il passato, ma offrire una testimonianza attuale di un impegno civile e religioso che ha saputo affrontare con equilibrio e fermezza le sfide sociali e le tensioni storiche del territorio reggino nel secolo scorso.
L’inaugurazione della mostra e la celebrazione liturgica
Il prossimo 18 aprile 2026 alle ore 17 nella Sala Monsignor Ferro della Curia Arcivescovile in via Tommaso Campanella 63 sarà inaugurata la mostra fotografica di Pasquale e Rosario Cananzi sulla vita e l’azione pastorale del Venerabile servo di Dio monsignor Giovanni Ferro, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova. A seguire la Santa Messa in Cattedrale alle ore 18. Una data non certo casuale, coincide infatti con il ricordo della nascita al cielo dell’indimenticato arcivescovo che per ben 27 anni ha guidato la comunità reggina.
Un magistero segnato dalla carità e dal dialogo
La sua guida «si caratterizzò per la sua grande carità verso i bisognosi. Come parroco predilesse le opere di misericordia verso tutti, indipendentemente dall’ideologia politica, dal ceto sociale o dalla confessione religiosa. Chiamato a svolgere la missione episcopale in un territorio con problemi di povertà, disagi sociali e prevaricazioni di stampo malavitoso, si pose al servizio della Chiesa e della gente, da vero pastore di anime. Ebbe sempre particolare attenzione e disponibilità per i più poveri e bisognosi, riuscendo a farsi povero fra i poveri con grande umiltà. Per i sacerdoti fu un autentico padre. Seguì il rinnovamento della vita presbiterale con l’intento di unirvi una profonda spiritualità. Fedele al carisma somasco, rimase sempre attento all’educazione della gioventù. Con equilibrio seppe discernere questioni complesse di natura sia civile che ecclesiastica, trasformando le situazioni di scontro in opportunità di riconciliazione. Fu coraggioso nei confronti della criminalità organizzata. Affrontò i moti di Reggio Calabria degli anni ’70 stando accanto alla popolazione e scegliendo la via del dialogo e della preghiera».













