Rende, ridimensionato il centro riabilitativo per bimbi disabili

C’è un debito generazionale da saldare, prima che sia troppo tardi. Quello con i piccoli pazienti dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria infantile e di Riabilitazione dell’età evolutiva di Cosenza, per tutti noto come il Centro di contrada Lecco.
Un’oasi per i bambini con patologie gravi, come l’osteogenesi imperfetta, le prematurità e l’autismo; l’unico polo di diagnosi tardiva e cura di «disabilità specifiche dell’apprendimento» in Calabria.
Una struttura dove, però, il piano di rientro della Sanità calabrese sta per mettere “alla porta” 20 sui 43 degenti (di un’età compresa tra i due mesi e i 10 anni) in cura. Bambini che andranno ad aggiungersi alla lista d’attesa composta da altri 200 disabili. Il motivo? Il mancato rinnovo del contratto ai terapisti del centro, nonostante la loro funzione sia fortemente pertinente all’inclusione sociale dei loro pazienti.
Basti pensare come l’intervento sul livello comunicativo nei soggetti con disabilità, se effettuata a tempo debito, può favorire di gran lunga la loro socialità.
Oggi, però – nel nome della spending review – non solo non si potenzia, ma si prospetta la sospensione del servizio sanitario per una ventina di bimbi. Eppure investire in prevenzione è il primo sintagma per evitare anche ulteriori costi al sistema nazionale.
«Chiediamo solo che non venga violato il diritto all’autonomia dei nostri figli», ci spiega Debora Cilio, portavoce del comitato “Le Mamme di Gaia” che da qualche mese sta seguendo con determinazione questa vicenda. Sono i genitori dei pazienti che verranno “parcheggiati”. Mamme che con insistenza hanno chiesto di essere ascoltate dai vertici dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, ottenendo in cambio rimpalli di responsabilità e un atteggiamento dilatorio nei loro confronti.
«Dove ha appreso queste informazioni su suo figlio? Su Google?», così un dirigente medico derideva la disperazione di una famiglia. Eppure proprio i genitori sono i primi a chiedere un aiuto concreto per affrontare con responsabilità le difficoltà dei propri pargoli. In occasione dell’ultima protesta dinnanzi alla sede dell’Asp cosentina vi è stato un colloquio.
I vertici dell’azienda sanitaria hanno spiegato come «per avere le terapiste, conti alla mano, si dovrebbero ridimensionare alcuni servizi dell’Ospedale di Cosenza». «Almeno – spiegano – per quanto determinato dal commissario ad acta della Sanità calabrese, Massimo Scura».
Una guerra tra poveri, una responsabilità sociale grave. Il disimpegno verso il Centro di contrada Lecco, in nome dell’austerità, potrebbe comportare la degenerazione di molte patologie di cui sono affetti i bambini.

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