Riscoprire il valore del digiuno

Una riflessione di don Aldo Ripepi

Il digiuno non ha valore in se stesso; ciò che conta è l’intenzione di colui che digiuna. Con questa frase di Giovanni Cassiano cerchiamo di muovere i primi passi in questo nuovo tempo liturgico fatto di riflessione e conversione. Due binari fondamentali. Se non riflettiamo, se non facciamo analisi del nostro stato di vita attuale e del “luogo” dove ci troviamo non possiamo convertire la rotta del nostro itinerario umano e spirituale. Le parole di Cassiano confondono i nostri buoni propositi per la Pasqua, ormai abbiamo il nostro pacchetto preconfezionato delle rinunce da fare…a scadenza limitata! In molti casi sono puntuali e precisi, ma analizzando bene i fatti ci rendiamo conto che in molti casi non si riesce a scendere in profondità e scalfire e il cuore, non vogliamo esaminare in profondità la nostra vita, forse perché scopriremmo che tante cose non vanno bene e che anche noi abbiamo bisogno di conversione. Allora qual è il vero digiuno desiderato dal Signore? La risposta è sotto i nostri occhi, ci è stata indicata il mercoledì delle ceneri nella lettura del profeta Gioele: Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti. Certamente il digiuno del corpo è fondamentale se collegato però con l’intenzione di convertirci e cambiare stile di vita, altrimenti serve soltanto come benessere depurativo per il nostro fisico. Ogni gesto che noi compiamo se staccato dalla componente spirituale diventa semplice ritualità, ecco perché spesso nei nostri cammini ecclesiali incontriamo cristiani che vivono in chiesa ma di Cristo hanno capito ben poco. Ma ha senso digiunare oggi? E’ proprio in questo periodo storico che la sua importanza è fondamentale, in quanto l’umano si sta allontanando dalla vita spirituale, la tecnologia condiziona la vita dell’uomo, dove ognuno si adegua al pensiero comune. Si! proprio oggi siamo chiamati a ritornare ad essere veramente cristiani togliendo il peccato dalla nostra vita senza giustificarlo, chiamandolo per nome. Ritrovare quel senso del disagio davanti ala peccato che da tempo abbiamo smarrito, questo solo ed esclusivamente per mettere un limite alla natura umana e riportarla alla consapevolezza che Dio è più grande.

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