Ai Overview: Nel 1972 Rosario Rubbettino, ex segretario amministrativo in una scuola, scelse di rinunciare all’impiego stabile per avviare una tipografia a Soveria Mannelli. Nonostante le difficoltà imposte dalle scarse infrastrutture e dall’isolamento geografico della Sila Piccola, l’azienda si è sviluppata introducendo l’attività editoriale già nel 1973. Attraverso un costante aggiornamento tecnologico, l’impresa ha contribuito a portare l’informatizzazione nel centro montano calabrese. In seguito alla scomparsa del fondatore nel 2000, poco dopo l’inaugurazione del nuovo stabilimento, la direzione è passata ai figli Florindo e Marco, i quali hanno consolidato la presenza della casa editrice su scala nazionale mantenendo la sede nel luogo di origine.
La fondazione della tipografia a Soveria Mannelli
La storia di Rosario Rubbettino sembra uscita da uno di quei film sulla Silicon Valley, lontana anni luce dalle nostre latitudini. Solo che fa meno rumore. Perché Rosario Rubbettino fece qualcosa che negli anni Settanta sembrava quasi impossibile ,in una Calabria ancora periferica e scarsamente collegata al resto del mondo, sembrava quasi una follia: costruire un’impresa nel proprio paese, investendo sulla cultura, sulle persone e sulle possibilità di un territorio che molti consideravano destinato allo spopolamento. Il fondatore della futura casa editrice più importante del sud Italia, lavorava come segretario amministrativo in una scuola media di Soveria Mannelli, ma decise di rinunciarvi per seguire il sogno di aprire una piccola tipografia. Era il 1972 quando nacque il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la Rubbettino. L’avventura comincia in un garage. Poi arriva una piccola cartolibreria nel centro di Soveria Mannelli, che allora contava poco più di tremila abitanti, prosegue cin un retrobottega dove trovano posto le prime macchine da stampa. Al suo fianco c’era la moglie Rosa, che sostenne quella scelta e quel progetto.L’intuizione di Rosario Rubbettino si rivelò vincente, seppure le difficoltà non mancassero.
Le soluzioni per far fronte alla geografia del territorio
La distanza dal Nord industrializzato, in quegli anni, era anche una distanza concreta. Poche infrastrutture, collegamenti difficili, una Calabria montana lontana dai grandi circuiti produttivi. Le macchine si rompevano e spesso dovevano essere spedite al Nord per essere riparate. Per far arrivare i corrieri a Soveria Mannelli bisognava trovare soluzioni che non erano affatto scontate. Rosario arrivò persino a disegnare personalmente le mappe e i tragitti che i corrieri avrebbero dovuto percorrere per raggiungere la sede. Una piccola impresa, insomma, che per crescere doveva prima di tutto imparare a superare la geografia.
Il passaggio dalla stampa offset ai sistemi elettronici
Col tempo la tipografia cominciò a trasformarsi progressivamente in qualcosa di più grande. Le tecnologie cambiavano e Rubbettino le seguiva. Nel marzo 1975 viene pubblicato il primo libro: Umanesimo e filosofia politica di Domenico Vircillo, giovane ricercatore dell’Università di Messina. Per la composizione in piombo ci si affida inizialmente a una linotipia di Cosenza. Poco dopo, Rubbettino acquista una propria linotype e comincia a costruire in autonomia il ciclo produttivo.
A fine anni Settanta arriva quella che sarà definita la «prima autentica rivoluzione industriale» dell’azienda: un nuovo stabilimento, nuovi macchinari, nuove tecnologie e nuove risorse. Le linotype fanno progressivamente posto ai sistemi di composizione elettronica e il piombo lascia spazio alla stampa offset. Arrivano i videoimpaginatori, la prima foto-unità, i tavoli per il montaggio delle pellicole, i torchi e le nuove macchine da stampa. Soveria Mannelli diventò così il primo paese informatizzato del Sud Italia.
L’espansione e il consolidamento
La crescita non è soltanto tecnologica. È soprattutto umana. Nel giro di pochi anni vengono assunti i primi collaboratori, molti dei quali resteranno legati all’azienda per decenni. Rubbettino sceglie di investire sulla formazione e sul rapporto con le persone, costruendo un modello imprenditoriale nel quale il capitale umano non è una voce accessoria, ma una parte essenziale dell’impresa.
E tutto questo accade in un territorio che presenta difficoltà oggettive: mancano personale formato, servizi efficienti, collegamenti adeguati, una rete bancaria funzionale.
Nel 1984 Rubbettino contribuisce a fondare il Premio Cariglio d’oro, destinato a «persone che con la vita e le opere hanno onorato la Calabria». Il primo a riceverlo è Leonida Répaci, al quale seguiranno personalità come Saverio Strati e Rosario Villari. Con Répaci nasce anche un sodalizio umano e intellettuale destinato a durare nel tempo. Nel 1991 viene aperta la sede di Messina e nel 1994 alla Rubbettino S.r.l. si affiancano la Rubbettino Editore e la Rubbettino Fotoincisa. Nel 1996 nasce la Fondazione Rubbettino, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale, diffondere il libro ed educare alla lettura.
Nel frattempo anche lo stabilimento continua a crescere. Alla fine degli anni Novanta diventa evidente la necessità di un ulteriore salto dimensionale e tecnologico. Viene così progettato un nuovo impianto, completato alla fine del 1999. Quando Rosario Rubbettino inaugurò il nuovo stabilimento, il 7 luglio 2000, parlò di «un sogno avverato». La struttura si estende su circa 9 mila metri quadrati, i dipendenti sono quasi cento, il catalogo editoriale conta circa 2 mila titoli e cento nuove uscite all’anno e il fatturato supera i 5 miliardi di lire. La dotazione tecnologica comprende anche la stampa di grande formato e nuovi importanti clienti.
L’ingresso della seconda generazione
Pochi mesi dopo però, il 7 ottobre 2000, Rosario Rubbettino morì a soli 59 anni, dopo una malattia. A raccogliere il testimone furono i figli Florindo e Marco, che continuarono l’attività del padre, trasformando quella scommessa nata a Soveria Mannelli in una realtà editoriale e industriale sempre più importante.
L’anima industriale del gruppo è Rubbettino Print. Oggi l’azienda è una casa editrice conosciuta a livello nazionale, con migliaia di titoli dedicati alla cultura, alla ricerca e alla saggistica. Lo stabilimento, automatizzato e ampliato fino a 12 mila metri quadrati, occupa oltre ottanta persone e opera nei settori grafico-editoriale, commerciale e cartotecnico.
La casa editrice, fondata nel 1972, ha superato i cinquant’anni di attività e continua ad avere la propria sede principale a Soveria Mannelli. Ma sapere come tutto è iniziato infonde speranza. Perché quella di Rosario Rubbettino è la storia di un’impresa costruita restando esattamente dove era nata, in un piccolo territorio di montagna. Una storia che racconta come anche da qui, da un luogo lontano dai grandi centri industriali e culturali, si potesse immaginare qualcosa di grande.













