Saline Joniche, successo per l’infiorata: «un esercizio di comunità»

Il parroco don Danilo Nocera: «I fiori veri siamo noi, ogni singolo membro della società che, insieme agli altri, compone il quadro armonico e policromatico che rappresenta la comunità nel suo insieme»

Non «un virtuosismo o un esercizio di bravura raffinata», ma «l’espressione di come si può e si deve lavorare insieme per costruire un qualcosa di valorialmente bello ed esortativo». È questo il primo significato che si cela dietro al realizzazione dell’infiorata di Saline Joniche in occasione della solennità del Corpo e Sangue di Cristo celebrata domenica scorsa, 2 giugno.


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«I fiori veri siamo noi, ogni singolo membro della società che, insieme agli altri, compone il quadro armonico e policromatico che rappresenta la comunità nel suo insieme. Ed è proprio su questo quadro che Cristo chiede di entrare per camminare con noi, nella nostra storia, per poter essere nuovamente generato, testimoniato e quindi creduto per mezzo nostro», ha sottolineato per l’occasione il parroco del Santissimo Salvatore, don Danilo Nocera.


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Il tappeto colorato in piazza, è stato spiegato, «mostra come soltanto passando dall’Eucaristia la strada, pur rimanendo la stessa, diventa non destino ineluttabile, ma mezzo di relazione edificante e comunitaria». Per cui, «se si entra personalmente, da questa immersione-incontro non si può che cambiare, rinascere e la famiglia, il quartiere, il paese, la città, il mondo, diventeranno il terreno colorato a cui tornare, in cui amare, con cui crescere e non lo sfondo favolistico e televisivo inseguito dalle blande illusioni di cui spesso ci nutriamo».

Tutti i quadri floreali realizzati hanno avuto come soggetto il Sacramento ed anche segni quotidiani che vi rimandano: il pane, l’uva, la croce, lo Spirito Santo che consacra e Maria, il primo tabernacolo vivente.

Da qui la preghiera e l’invocazione: «Fa’ o Signore ch’io gusti quanto è soave di Te vivere, in Te sperare. Sia Cristo il nostro cibo, sia Cristo l’acqua viva, in Lui gustiamo sobri l’ebbrezza dello Spirito».

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