Ai Overview: A 925 anni dalla scomparsa di Bruno di Colonia, fondatore dell’ordine dei certosini, la sua figura continua a segnare la vita monastica e la comunità di Serra San Bruno in Calabria. Dalle rinunce alle alte cariche ecclesiastiche per ritirarsi nell’eremo di Santa Maria del Bosco nel 1091, fino alle scelte attuali della Grande Chartreuse di limitare le produzioni commerciali a favore del tempo per la preghiera, il lascito di Bruno si riflette in un modello basato essenzialmente sulla contemplazione e sul distacco. Le dinamiche contemporanee dell’ordine mostrano oggi un calo di presenze in Europa contrapposto a un incremento di nuove vocazioni in Sudamerica, mantenendo al centro quella ricerca di assoluto evidenziata anche dalle visite dei recenti pontefici.
Il legame storico con Serra San Bruno
Il 6 ottobre 1101, in un eremo dell’altopiano delle Serre calabresi, moriva Bruno di Colonia, il maestro che per una ventina d’anni aveva guidato la scuola della cattedrale di Reims e che nel 1084, con sei compagni, aveva dato vita sulle montagne della Chartreuse, vicino a Grenoble, all’ordine dei certosini. Oggi la Chiesa ne fa memoria, a 925 anni dalla morte, e il paese calabrese di circa 6mila abitanti che porta il suo nome, Serra San Bruno, custodisce ancora la certosa che lui volle.
Una biografia segnata dai rifiuti per il potere
La biografia di questo tedesco formato in Francia e morto in Calabria è un elenco di rinunce. Nel 1080, quando a Reims si pensava a lui come arcivescovo, scelse il deserto e sei anni dopo l’arrivo alla Chartreuse fu Urbano II, suo ex allievo, a chiamarlo a Roma: Bruno obbedì, poi rifiutò la sede di Reggio Calabria che il Papa gli offriva e ottenne di ritirarsi in un bosco donato dal conte Ruggero d’Altavilla. Lì nel 1091 sorse l’eremo di Santa Maria del Bosco.
Le decisioni attuali dell’ordine certosino
Che cosa resta di quella scelta? Qualche traccia si trova perfino dietro il bancone dei bar. I monaci della Grande Chartreuse hanno deciso nel 2021 di non aumentare la produzione del loro liquore, malgrado la domanda internazionale, per dedicare il proprio tempo al silenzio e alla preghiera. Il priore generale, dom Dysmas de Lassus, ha spiegato agli amministratori della società che lo distribuisce che una crescita infinita non è più possibile. Lo stesso dom Dysmas, fatto rarissimo per un certosino, nel 2020 ha firmato con il proprio nome un volume di oltre quattrocento pagine sulle derive della vita religiosa, uscito per le Éditions du Cerf, e La Civiltà Cattolica vi ha letto un’indagine sulle «strutture di abuso» che rendono possibili i singoli casi: il rimedio, per l’autore, passa dagli equilibri della tradizione monastica.
Vocazioni in calo in Europa, in crescita in Sudamerica
E che dire delle vocazioni? L’ordine lasciò Vedana, nel Bellunese, nel 1977 a causa della crisi delle vocazioni, mentre in Argentina la certosa di San José, nella provincia di Córdoba, accoglie aspiranti numerosi e giovani. Lo ha raccontato la diocesi di Cremona quando, l’anno scorso, un monaco della certosa di Farneta è stato mandato laggiù.
Il senso di una scelta ricordata dai pontefici
Quindici anni fa, il 9 ottobre 2011, Benedetto XVI celebrò i Vespri nella chiesa della certosa di Serra e riprese un’espressione citata dal priore, «captus ab Uno», afferrato dall’Uno, che forse è la chiave più semplice per leggere tutte quelle rinunce. Bruno l’aveva detto molto prima, con parole che Giovanni Paolo II citò ai certosini di Serra nel 1984: «Quid aliud tam bonum quam Deus?», Cos’altro c’è di così buono come Dio?













