Sanità, basta viaggi della speranza per i piccoli pazienti: nasce “Art.24”

Diverse le associazioni coinvolte che si occupano di persone con disabilità nel territorio reggino

Basta con i viaggi della speranza per avere una diagnosi, con le liste d’attesa interminabili per avere le prime cure e la riabilitazione. Lo hanno letteralmente gridato i genitori dei bambini con disabilità che stanchi di aspettare l’intervento delle autorità sanitarie preposte hanno deciso di costituirsi in un comitato che ha messo insieme le più importanti associazioni che si occupano di persone con disabilità nel territorio reggino. Hanno deciso di presentarlo pubblicamente in una data simbolica, la vigilia del 20 novembre anno internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e di chiamarlo “Art. 24” della convenzione che sancisce il diritto alle cure ed alla riabilitazione di tutti i bambini del mondo.


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Durante l’incontro svoltosi presso la sede del centro Comunitario Agape, coordinato da Giuliano Quattrone, sono stati due genitori Anna Maria Chiaia e Maria Franco a raccontare con le loro storie di vita la via Crucis e la mancanza di riferimenti che attende chi nel nostro territorio si trova a vivere questa condizione in liste di attesa. Tra questi la storia di Giuseppe (nome di fantasia) reggino, di cinquanta giorni nato con sofferenza fetale e con danno celebrale diffuso. Seguito dalla neonatologia del Gom e inviato per ricevere un trattamento riabilitativo precoce in un centro per limitare e prevenire ulteriori danni neurologici.

Per carenza di posti previsti tempi di attesa di oltre un anno, un periodo inaccettabile di vuoto che comporterà in tema di prognosi danni irreparabili per lo sviluppo intellettivo del bambino. I dati di questo vuoto di interventi sono stati presentati dal neuropsichiatra infantile Giovanni Schipani che ha denunciato come nell’area metropolitana di Reggio Calabria, che rientra per intero nella competenza territoriale del’Asp reggina, vivono circa 95 mila minori di età compresa tra 0 e17 anni, di questi, il 20% (circa 19 mila) presenta un disturbo neuropsichico, solo il 30% (circa 5 mila e 700) riesce ad accedere ad un Servizio di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza (di questi, solo il 50% (circa 2850 minori) riesce ad avere risposte terapeutico-riabilitative appropriate. Inoltre 100 minori con disturbo neuropsichico mediamente ricoverati in ospedale non ricevono un trattamento appropriato perché nella provincia di Reggio Calabria non esistono reparti ospedalieri di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza.

In Calabria non esistono le Unità Operative Complesse Ospedaliere di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza con la conseguenza che sia per ottenere una diagnosi (per esempio di autismo, di malattie neuromuscolari, ecc.) che per ricevere le terapie del caso (per esempio interventi chirurgici ortopedici negli esiti di paralisi cerebrali infantili o neurochirurgici) è altissima la “migrazione sanitaria” presso i Centri di altre regioni, in genere del centro-nord.

Anche i servizi riabilitativi, ed in particolare i centri di riabilitazione ambulatoriale, sono molto carenti, con l’aggravante di essere distribuiti in modo disomogeneo nel territorio metropolitano, con alcune zone, come la Locride, particolarmente scoperte. Ne discende un dato drammatico: mediamente sono circa mille i bambini che rimangono in lista d’attesa per 24 o 36 mesi solo nell’Asp di Reggio. Ciò rende vano ogni discorso sull’appropriatezza degli interventi, essendo la precocità della presa in carico il fattore più importante per garantire l’efficacia e la qualità degli interventi riabilitativi.

Nuccio Vadalà, portavoce del comitato e genitore adottivo di due figlie con disabilità chiede al presidente della giunta Roberto Occhiuto e a al commissario Asp Gianluigi Scaffidi l’avvio urgente di un tavolo tecnico per elaborare un piano d’intervento. Tra le proposte quella di attivare uno o più centri per la diagnosi precoce delle disabilità attraverso convenzioni con strutture qualificate del centro nord e l’attivazione dei servizi di neuropsichiatria infantile.


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Il comitato “Art. 24” sta anche valutando, in caso di riscontri alle sue richieste, la presentazione di un esposto alla magistratura per la messa in mora delle istituzioni competenti a garantire questi diritti e se necessario anche la richiesta in massa dei rimborsi alle famiglie in lista d’attesa che sono costrette a rivolgersi a privati per ricevere le prestazioni. Il comitato ha già avuto il pieno sostegno per il raggiungimento degli obiettivi che si è dato da Comunità competente e dal Forum regionale del terzo settore.

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