La ricostruzione storica delle vicende che hanno interessato la comunità di Santo Stefano d’Aspromonte nel secondo dopoguerra offre uno spaccato significativo della vita religiosa e civile del tempo. Attraverso i documenti d’archivio è possibile ripercorrere l’operato dei parroci che si sono succeduti alla guida della comunità, figure chiamate non solo alla cura delle anime ma anche alla gestione delle emergenze sociali, come gli incendi e le calamità naturali che segnarono quegli anni. Il racconto si snoda tra le visite pastorali degli arcivescovi Lanza e Ferro, l’evoluzione urbanistica del centro aspromontano e la necessità di adeguare i luoghi di culto alle esigenze di una popolazione che nel 1951 toccò il suo massimo storico. In questo contesto si inseriscono episodi di cronaca di rilievo, come le discussioni suscitate dai funerali di Giuseppe Musolino, e lo sviluppo della località turistica di Gambarie, che richiese una specifica attenzione pastorale per i villeggianti. Di seguito, i dettagli cronologici di questo periodo di transizione e crescita.
Il dopoguerra tra incendi e alluvioni
Negli anni del secondo dopoguerra riprese l’attività nei centri della Diocesi e nel 1946, preparandosi la visita pastorale dell’arcivescovo Antonio Lanza, il parroco D. Romualdo Zoccali ricevette dal segretario della Curia l’invito a regolarizzare il Battistero della chiesa parrocchiale. Si indicò che l’acqua benedetta non era custodita «gelosamente» all’interno del fonte e non appariva «nitida et pura» perché «lasciata nella navata dei fedeli come comune acqua benedetta». Nell’ottobre 1947 un furioso incendio distrusse cinque abitazioni site nell’ambito parrocchiale e il parroco mise a disposizione delle famiglie colpite generi alimentari inviati dall’arcivescovo. Nel 1951 il numero degli abitanti del comune aspromontano aveva raggiunto le 2586 unità toccando l’apice di presenze nel XX secolo. L’alluvione del 1953 provocò danni alla chiesa parrocchiale che venne inserita nell’elenco delle chiese danneggiate che la Diocesi segnalò al Ministero per ottenere il finanziamento necessario per la riparazione dei danni.
I nuovi sacerdoti e le esequie di Musolino
Il 1° dicembre 1955, l’arcivescovo Giovanni Ferro, nominò come vicario sostituto della parrocchia di S. Stefano D. Antonino Denisi essendo stato D. Romualdo Zoccali nominato canonico del Capitolo Metropolitano di cui fu poi tesoriere sino alla sua morte avvenuta il 5 novembre 1957. L’anno precedente era venuto a mancare il 14 marzo un’altra figura di sacerdote originario del centro aspromontano, D. Stefano Zoccali, che ordinato il 27 agosto 1915 si laureò in Teologia e fu il primo tra i sacerdoti calabresi a conseguire a Roma la licenza in Sacra Scrittura insegnando poi nel Seminario di Catanzaro. Nominato canonico teologo del Capitolo nel 1933 di lui, autore di numerose pubblicazioni e per anni direttore del periodico «Fede e Civiltà», p. Francesco Russo nella Storia dell’Archidiocesi di Reggio Calabria (1961) scriveva: «…è una delle figure preminenti del Clero reggino della prima metà del secolo XIX, …dotto e modesto, polemista e pieno di carità, intemerato e pio, predicatore apprezzatissimo, pubblicista di valore, apostolo a servizio della Chiesa e della Diocesi, assertore convinto e ardente della necessità dell’Azione Cattolica». Il 7 dicembre 1955 furono avviati i lavori di riparazione della chiesa parrocchiale, fruendo di tre cantieri scuola finanziati dalla Legge 27 dicembre 1953, n. 938, che furono affidati all’impresa Giuseppe Zimbalatti di Stefano. Il vicario sostituto si trovò a dover celebrare, nel gennaio 1956, i funerali di Giuseppe Musolino, noto come il «bandito dell’Aspromonte» e in una sua relazione, citata dalla giornalista Franca Zambonini nel testo dell’articolo «Aspromonte sul cammino della speranza», pubblicato sul settimanale Famiglia Cristiana del 22 settembre 1968, così riportava: «La presenza della banda musicale, la partecipazione del paese nella sua quasi totalità, il discorso funebre e la composizione del manifesto: «ebbe alto il concetto della libertà», hanno trasformato il funerale in una festa o meglio in una apologia e trionfo del delinquente».
L’attenzione su Gambarie e le opere parrocchiali
D. Antonino venne nominato successivamente, il 25 febbraio 1957 vicario economo. Non era facile in quel periodo, caratterizzato dalle contrapposizioni politiche, svolgere l’attività parrocchiale e, in linea con le indicazioni della Diocesi, il 4 giugno 1957, chiese all’arcivescovo il nulla osta per l’apertura di un cinema parrocchiale che doveva costituire un punto di aggregazione sociale e culturale. Nel villaggio di Gambarie frequentato nel periodo estivo da villeggianti era stata costruita una piccola chiesa intitolata al SS. Cuore di Gesù, le cui dimensioni erano di m. 17 x 8,50 per l’aula, oltre il presbiterio, di forma poligonale profondo m. 5,00. Per essa l’arcivescovo Giovanni Ferro il 20 luglio 1957, emanò un Regolamento nel quale si indicava che, restando la cura delle anime al parroco di S. Stefano, nei mesi estivi doveva essere retta dal superiore dei Salesiani della Casa di Gambarie o da altro sacerdote dello stesso ordine, affidandone la gestione amministrativa a un comitato di Dame nominato ogni anno dalla Curia reggina, con il compito di raccogliere le offerte, curare la raccolta di fondi e «arredare e rendere decorosa la chiesa». Nel gennaio 1958, necessitando spazi per le attività parrocchiali, l’ing. Demetrio Cozzupoli redigeva il «Progetto per la costruzione di un fabbricato in muratura ordinaria da erigersi in fregio alla chiesa parrocchiale del Comune di S. Stefano d’Aspromonte» che venne approvato dal Genio Civile il 29 marzo dello stesso anno. Il successivo 4 agosto il Ministero del Lavoro autorizzava l’istituzione di un cantiere scuola finanziando il progetto per L 1.724.080 con l’impiego di 1530 giornate lavorative, impegnandosi la curia e la parrocchia alla copertura economica del restante 50%. I lavori del Cantiere n. 064342/L furono consegnati il 12 dicembre 1958 ed essendosi riscontrato che vi erano imprecisioni nelle misure del suolo venne subito redatta una variante che ottenne il visto in quella stessa data.
I restauri e le nuove vocazioni
All’interno del centro urbano permanevano su un lato della piazza i ruderi della chiesa del Carmine, per la quale era stata avviata la stesura di un progetto di restauro. Nell’agosto del 1959 D. Denisi informava la Curia che accanto ad essa un privato aveva presentato un progetto di nuova costruzione e l’amministrazione comunale gli aveva chiesto un parere. Il parroco, nell’esaminare l’elaborato aveva notato che le aperture del nuovo edificio risultavano allineate a quelle della chiesa «che se realizzate disturberebbero lo svolgimento delle funzioni sacre e potrebbero pregiudicare le finestre stesse della chiesa in occasione del restauro», rimettendo all’Ufficio tecnico diocesano ogni decisione in merito. Nel 1961 l’arcivescovo Giovanni Ferro nominò nuovo parroco D. Nicola Ferrante, proveniente dalla parrocchia di S. Pasquale di Chorio di S. Lorenzo. Risultando la chiesa troppo fredda ed umida con grave disagio della popolazione egli propose, nell’agosto 1962 la realizzazione di un soffitto per poter meglio riscaldare la chiesa. Bisognava, a parere di un tecnico interpellato, togliere l’umidità derivante dai pluviali e sistemare la soffitta, composta da legname e compensato. Il giorno 8 luglio 1962, l’arcivescovo Giovanni Ferro, in occasione della visita pastorale, conferiva nella chiesa parrocchiale l’ordinazione sacerdotale a D. Benvenuto Malara, che nel 1950 era entrato in seminario maturando una vocazione condivisa con il parroco D. Romualdo Zoccali. (continua)












