La prevenzione non si ferma a ottobre. All’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, guidata dalla dottoressa Lucia Di Furia, oncologa e direttrice generale, è in corso una campagna di screening e non solo che punta a sensibilizzare i cittadini durante tutto l’anno. L’obiettivo è chiaro: intercettare precocemente le patologie oncologiche e rafforzare la rete territoriale tra prevenzione, diagnosi e cura.
Dottoressa Di Furia, a che punto è la campagna di screening oncologici nell’Asp di Reggio Calabria?
Fino al 2022 l’Asp non effettuava screening oncologici strutturati, fatta eccezione per qualche pap test. Abbiamo immediatamente avviato tre programmi: per il colon retto, la cervice uterina e la mammella.

Il primo è lo screening del colon retto, un semplice prelievo di feci con un kit da ritirare in farmacia o presso le AFT, le Aggregazioni Funzionali Territoriali dei medici di base. È un esame banale, non invasivo, ma salva la vita perché consente di individuare la presenza di sangue occulto, segnale di possibili polipi. Rimuoverli in tempo significa prevenire la comparsa del tumore vero e proprio.
Eppure l’adesione resta ancora bassa. Perché?
Prima non c’era cultura della prevenzione. Ora gli screening ci sono, ma i cittadini partecipano poco: siamo intorno al 9% per il colon retto. Molti pensano che l’esame sia fastidioso o inutile, ma non è così: si fa in autonomia, a casa, e permette di evitare una diagnosi tardiva.
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Nella nostra azienda, purtroppo, la maggior parte dei tumori al colon retto viene scoperta già in fase metastatica. Intervenire presto vuol dire salvare vite e ridurre anche i costi sanitari.
Come funziona la rete territoriale di supporto al cittadino?
Quando un test risulta positivo, il cittadino viene contattato dal gruppo screening, che lo accompagna nel percorso di approfondimento, tutto gratuito. Non deve preoccuparsi di prenotazioni o spostamenti: è seguito passo dopo passo. La rete tra ospedali e territorio consente di eseguire le indagini necessarie e di garantire continuità assistenziale.
Quali sono gli altri programmi attivi?
Abbiamo riattivato lo screening della cervice uterina con il test per l’HPV, che si può fare in autoprelievo o presso i consultori. Se il virus non è presente, il test si ripete dopo cinque anni; se invece risulta positivo, si procede con ulteriori accertamenti. È un esame semplice e non invasivo, ma decisivo per la prevenzione. Lo screening mammografico, più complesso, è stato potenziato anche grazie al camper attrezzato che raggiunge i comuni dell’Asp: in un’unica tappa è possibile effettuare la mammografia e ritirare i kit per colon retto e cervice.
Qual è oggi la copertura raggiunta?
Nel 2024 abbiamo invitato oltre 34mila donne su una popolazione target di 38mila, raggiungendo il 95% della copertura prevista. Hanno aderito circa il 26%, pari a oltre 9mila mammografie effettuate. Il camper, partito a maggio, ha già realizzato 249 mammografie e distribuito oltre 400 kit per colon retto e HPV, con nuove tappe programmate in diversi comuni dell’area metropolitana.
Esiste un registro tumori aggiornato per la provincia di Reggio Calabria?
Sì, ed è uno degli strumenti più importanti che abbiamo. Il registro tumori serve a monitorare l’incidenza e la mortalità delle patologie oncologiche, fornendo dati utili per la programmazione sanitaria. Poiché richiede la raccolta di informazioni da anatomie patologiche, chirurgie e ospedali anche fuori regione, i dati vengono consolidati dopo circa due anni. Attualmente è operativo e costantemente aggiornato, in attesa di essere implementato anche a livello regionale. Abbiamo già elaborato alcuni spaccati territoriali per individuare aree con maggiore incidenza di specifiche patologie.
Sul fronte delle cure, la rete ospedaliera si sta rafforzando. Come funziona oggi il collegamento con il GOM e con gli altri presidi?
C’è un lavoro di squadra con il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria e con gli ospedali di Locri, Polistena e Melito Porto Salvo. Il GOM rappresenta il riferimento per gli interventi complessi, la chirurgia e la radioterapia, ma oggi anche gli ospedali territoriali sono più attrezzati. A Locri, per esempio, abbiamo potenziato personale e infrastrutture: ora molti pazienti possono eseguire la chemioterapia direttamente lì o a Melito, contribuendo a migliorare la qualità della vita e a ridurre la migrazione sanitaria.
Un messaggio finale ai cittadini sulla prevenzione.
Partecipare agli screening vuol dire prendersi cura di sé. L’azienda sanitaria c’è, ma serve lo scatto dei cittadini. Ogni esame fatto in tempo può evitare sofferenze e salvare una vita. Ogni euro speso per la prevenzione è un investimento sulla salute e sulla dignità delle persone. Stiamo lavorando anche su un progetto europeo con 21 Paesi e 77 partner per intercettare precocemente le malattie cardiovascolari e il diabete. Tutte le iniziative di prevenzione vanno prese con serietà. Lo scatto, adesso, deve venire da ciascuno di noi.













