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Scuola, è indispensabile colmare il divario con gli adolescenti

L’idea di base è quella di sviluppare un progetto di "lunga vita” che non si esaurisca con la fine degli studi.

Silvia Rossetti

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Nell’imminenza del primo trillo della campanella, che segnerà l’inizio del nuovo anno scolastico, forse vale la pena fare qualche considerazione sulla posizione dei nostri giovani all’interno del sistema scolastico e formativo.

La questione di fondo è la distanza. Quanta distanza esiste fra i massimi sistemi ministeriali, il gelo delle aule vuote e il vissuto dei nostri ragazzi?

Negli ultimi anni nella scuola sono stati fatti parecchi studi e si è arrivati anche a delle proposte di riforma dei sistemi di apprendimento piuttosto innovative: la scuola digitale, la scuola dei compiti di realtà, la scuola inclusiva, la scuola del long life learning. Insomma, la scuola del “saper essere” e del “saper fare” tenta di prendere il posto della scuola del “sapere e basta”.

Un cambio radicale di prospettiva, dunque. Ci si è accorti che, per essere efficaci, è necessario conferire un approccio più pragmatico ed esperienziale all’educazione e alla formazione. E anche lavorare su un più ampio arco temporale, con una maggiore propensione alla progettualità.

In effetti, siamo nell’era della concretezza. Ma – attenzione! – siamo anche nell’era del virtuale che viene scambiato per concretezza.

Siamo nell’era delle competenze e dei tecnicismi. Ma – attenzione! -siamo anche nell’era della mancanza di orizzonti ideali di riferimento.

Per affrontare i grandi temi, in particolare quelli etici ed esistenziali, l’orizzonte ideale è proprio necessario. Inoltre, l’orizzonte ideale è quello dove risulta possibile formulare le domande di senso e anche le domande che testano l’identità personale e la definiscono. E l’emergenza più forte riguarda proprio l’identità dei giovani e della nostra specie in generale, in questo momento storico così delicato.

Su questo la scuola promette di lavorare. Uno degli strumenti privilegiati è individuato nei percorsi di orientamento che dovrebbero partire fin dalla tenera età. Si punta a un orientamento finalizzato, in primo luogo, a sondare e conoscere le proprie potenzialità e, in secondo luogo, a valorizzare le proprie attitudini, compensando e accettando i propri limiti. L’orientamento nel percorso scolastico può tradursi in interventi coadiuvati o tenuti da specialisti del settore, per lo più psicologi e personal coach. E poi, andando avanti nel corso degli studi, esso si declina con le esperienze da maturare nell’ambito specificamente professionale: ad esempio, con l’alternanza scuola lavoro o i progetti di partenariato.

L’idea di base sarebbe quella di sviluppare un progetto di long life learning, “un percorso di lunga vita” dunque dove insegnamento e formazione vadano di pari passo e non si esauriscano con la fine degli studi, continuando a evolversi e ad arricchirsi di nuove opportunità all’interno e anche fuori del sistema scolastico.

L’obiettivo che ci si pone è la piena realizzazione dell’essere umano e del cittadino, oltre che dello studente. Il raggiungimento di una buona consapevolezza di se stesso e la realizzazione di un progetto che possa portare nel futuro a una scelta professionale felice. Questo aiuterebbe il singolo, ma anche l’intera comunità in termini di benessere e anche di ottimizzazione delle risorse.

Il punto di partenza dopo il trillo della campanella, dunque, sarà intraprendere un cammino proficuo e costruttivo alla ricerca di se stessi, con il supporto della scuola e naturalmente della famiglia.

In bocca al lupo!

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