Avvenire di Calabria

Gli auguri del presule alla comunità scolastica della diocesi di Cassano all'Jonio

Scuola, il messaggio del vescovo Savino

L'esortazione: «Compito degli educatori, aiutare le giovani generazioni a non perdere la speranza»

di Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La «cura delle nuove generazioni» al centro del doppio messaggio augurale di inizio anno scolastico di monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Jonio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana.

Inizia con un «cari operatori scolastici», la lettera del vescovo di Cassano all'Jonio e vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, indirizzata al mondo della scuola nel giorno in cui, in Calabria, migliaia di studenti e docenti sono tornati in classe.


Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE


«Mi rivolgo a voi unitariamente - scrive Savino agli operatori scolastici - perché ritengo che ognuno per la propria peculiarità e responsabilità risponda allo stesso obiettivo di cura delle nuove generazioni e le accompagni per come gli compete».

Scuola, il messaggio di Savino: «Risperimentare cosa significhi essere adulti»

Nel suo messaggio, afferma ancora il vicepresidente della Cei: «Abbiamo ampiamente sperimentato che è il nostro modo di essere adulti a non funzionare granché con queste nuove generazioni». Ecco perché: «Occorre sperimentare o risperimentare una figura adulta che abbia credibilità e sia testimone di verità e di attenzione, piuttosto che una figura puramente disciplinare o addirittura assente».

Il pensiero è rivolto, poi, al mondo giovanile. «Questi ragazzi sicuramente anche schiavi di una cultura di profitto e consumistica, paradossalmente - continua il vescovo di Cassano - ci dicono che al loro immaginario non basta. Stiamo vivendo i tempi più difficili del secolo, dopo aver illusoriamente pensato che il senso del possesso e del conflitto nel cuore dell’uomo e la sua incapacità a custodire il Creato, non avrebbero avuto serie conseguenze sulla nostra quotidianità, perché il progresso e la scienza glielo avrebbero impedito. E invece stiamo sperimentando una delle più gravi crisi esistenziali, in tutti i sensi, di tutti i tempi».

Aiutare le nuove generazioni a non perdere la speranza

Il vescovo Savino nel rivolgersi ancora alla comunità scolastica della diocesi di Cassano all'Jonio, aggiunge: «non vi scrivo per spirito di affiliazione, ma per esservi compagno di cammino nel difficile compito educativo che vi attende in questo anno molto particolare che avrà bisogno di tutte le vostre energie e di tutto il vostro coraggio per non permettere alle nuove generazioni di perdere la speranza di un mondo migliore e migliorato insieme con voi dalla cultura, dall’impegno sociale e dal desiderio di inclusività che unico può cambiare il destino delle cose».

Per il presule, «la scuola è e deve essere operatrice di pace, di accoglienza, di rispetto di ogni diversità e non solo quelle dettate dal mondo mediatico. Sappiate inculcare in voi stessi e nel cuore dei vostri ragazzi - la sua esortazione - la categoria del perdono che è l’unica via gratuita alla convivenza e alla costruzione di nuove socialità».

«Basta cliché, necessaria una rivoluzione»

Monsignor Savino è convinto, nella scuola, ma anche nella società, «non è più tempo di attivare vecchi cliché, è tempo di cambiamento, di conversione totale dello sguardo, di rivoluzione della modalità di vivere e di operare. Questi ragazzi spesso non stanno bene perché quando c’è un vuoto, non c’è un senso nella vita, non c’è un progetto, c’è l’incubo del futuro e si perdono».

L'invito è, dunque, al cambiamento nell'ascolto, iniziando dagli adulti. «Dobbiamo cambiare noi, dobbiamo responsabilizzarci come adulti, come istituzioni, e cominciare ad ascoltarli, avendo chiaro che la loro giovane età è un’età di contraddizioni, di fragilità, di paure, ma anche che tutto questo è il desiderio di infinito che hanno dentro e noi dobbiamo saperlo cogliere, facendolo emergere».

Nella «consapevolezza di essere insieme in questo rischio educativo», conclude il suo messaggio il vescovo Savino, «occorre una scuola che non favorisca la divisione dell’Io, ma lo abbia a cuore e nel cuore in modo che ogni ragazzo si senta preferito e amato. Questo permetterà una nuova umanità e una nuova generazione forte e coraggiosa, ma soprattutto libera».

Il messaggio di Savino agli studenti

Il messaggio del vescovo Savino rivolto agli alunni delle scuole inizia, invece, con un affettuoso «Carissime ragazze e carissimi ragazzi». Nella sua lettera di saluto rivolta i giovani, il presule lancia un messaggio di speranza. «Come ogni anno - esordisce -torno a portarvi il mio saluto per l’inizio di un nuovo anno scolastico ricco di novità e di bellezza, proprio mentre tutto questo sembra svanire intorno a noi con l’aiuto delle “voci chiocce” dei media e dei social».

«Sono qui non per un rito consueto e quasi dovuto, ma per ricordarvi - ancora Savino - che nulla può essere dato per scontato, soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo. Cosa mi dà la forza di  parteciparvi la mia letizia? La Carità cioè quella Presenza indomabile nella mia vita che si chiama Cristo, che mi permette di guardare a tutto con gli occhi del bambino fiducioso e grato perché qualcuno si cura di lui, anzi lo ha proprio a cuore e nel cuore. Così è per me pensando a voi: vi ho tutti nel cuore».

La scuola antidoto contro le mafie

Rivolgendosi ancora agli alunni della scuola della diocesi cassanese, Savino aggiunge: «So quanto siete desiderosi di senso, di vincere quel vuoto in parte tipico della vostra età e in parte mediato da chi vi vorrebbe captivi, cioè schiavi di logiche individualistiche e consumistiche per potervi dominare meglio o, come diceva Antonino Caponnetto, “La mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”».

«Il vostro Io è stato creato libero, potente nel desiderio di conoscere la felicità, non surrogata, non quella che falsamente vi viene offerta nell’alcol e nel fumo, ma quella piena, lucida, cosciente e consapevole. Semplicemente stare insieme, cantare insieme, ridere di sciocchezze, percepire di volersi bene, può diventare quel segno di Paradiso che si chiama centuplo quaggiù».

Savino agli studenti della scuola: Gesù il vostro esempio

Il presule cita anche l'esempio di Cristo. «Gesù che era un serio “uomo di mondo”, capiva bene quanto al cuore dell’uomo interessasse qualcosa di infinito che cominciasse da qui, che fosse percepibile, visibile, credibile. E insieme con i suoi ha cambiato da subito il modo di stare insieme, di gioire e di soffrire cioè da subito ha offerto un senso: se stesso».

«Ora carissime/i tutte/i, cosa posso augurarvi di più bello e di più caro se non di essere voi stessi? Di vivere questo nuovo anno come una scoperta, con un respiro rinnovato e un cuore pulsante?».

«Chi vi nega la gioia e la speranza non rispetta la vostra giovinezza, chi vi dice che tutto è buio, tutto è inutile, chi vi dice che il mondo finirà (ci vogliono miliardi di anni) e voi con esso, mandatelo immediatamente dove sapete voi, perché l’unico, vero grande diritto che avete e che abbiamo, è il diritto alla speranza, quella speranza che voi potete già intravedere in quegli adulti credibili che pur ci sono e vivono e lottano per i loro ideali, in mamma e papà che pur nelle loro fragilità vi seguono e vi abbracciano per ricordarvi di esserci sempre per voi, in quegli amici, quelli veri che non vi lasciano soli nel momento del bisogno».

«E se anche non aveste tutto questo, voglio citarvi un salmo, (i salmi nei tempi antichi erano come delle canzoni) "Sion ha detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me" (Is 49, 14-16)».

Esorcizzare la paura

Conclude Savino: «Capite che meraviglia? Noi non siamo soli e non lo saremo mai, di cosa dovremmo aver paura? Chi si ritira nel suo mondo virtuale, chi si rifugia nell’alcol e nella droga, chi anche semplicemente passa le sue giornate a rincorrere i social, quello sì ha paura, paura di vivere. E invece io voglio sentirvi cantare, perché una canzone può ricordarti chi sei e far esplodere la tua e altrui giovinezza».


PER APPROFONDIRE: Oggi è il primo giorno di scuola, la prof: «Prendersi cura delle fragilità»


Il vicepresidente della Cei cita anche la "Canzone contro la paura" di Brunori Sas che dice: «“Canzoni che ti salvano la vita/Che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!”. Che ti danno la forza di ricominciare/ Che ti tengono in piedi quando senti di crollare/ Ma non ti sembra un miracolo/ Che in mezzo a questo dolore/ E tutto questo rumore/ A volte basta una canzone/ Anche una stupida canzone/ Solo una stupida canzone/ A ricordarti chi sei/ A ricordarti chi sei”». «Buon anno di fatica, di studio, di insuccessi e di risalite, buon anno a tutti voi di vita vera».

Articoli Correlati

Calabria, la nuova sfida è la sostenibilità

“Tra terra e acqua: sfide e opportunità per una Calabria più sostenibile” è il tema della giornata di studio e approfondimento, organizzata dipartimento Territorio e Tutela dell’ambiente della Regione.