Avvenire di Calabria

Francesco Biacca guida un’azienda dinamica reggina: sono antesignani della svolta digitale

South working, Biacca (Evermind) «Il segreto? L’autonomia legata agli obiettivi»

di Federico Minniti

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Evermind è una realtà imprenditoriale dinamica di Reggio Calabria. Il suo Ceo, Francesco Biacca è un “reggino di ritorno”: abbiamo parlato con lui di lavoro e innovazione.

South working, è solo la “moda del momento”?

Credo sia un ottimo spunto di riflessione sul cambiamento in atto. Il tema centrale non è la contrapposizione Nord/Sud, quanto piuttosto il problema della centrificazione non gestita nelle ultime decade, che ha portato grandi masse ad accentrarsi nelle aree urbane. Oggi, abbiamo la possibilità di (ri)scroprire le aree interne. L’opportunità va colta essendo molto veloci e pragmatici, avviando un dialogo strutturato e sinergico tra pubblico e privato. Le aziende hanno scoperto i vantaggi legati al lavoro da remoto; la parte pubblica deve evolvere strutturando il “residente temporaneo”, come quella persona (o quel nucleo di persone) che scelgono un diverso luogo dove vivere e lavorare per periodi medio-lunghi.

La vostra azienda, Evermind, è definita “smart working company”. Ci può spiegare la vostra filosofia?

Mettiamo le persone al centro del nostro modello organizzativo, che è ibrido. Ognuno dei professionisti che collaborano con l’azienda ha la possibilità di scegliere il luogo dove vivere e lavorare, gestendo il proprio tempo lavorativo in autonomia in un’ottica orientata al raggiungimento degli obiettivi. Questo dà la possibilità ai professionisti di (ri)centrare i propri valori, trovando un proprio equilibrio e integrando il tempo lavorativo e quello personale avendo come orizzonte temporale la felicità. Quindi, oggi collaboriamo condividendo risorse ed esperienze avendo come obiettivo principale la creazione di valore, guardando all’imprenditoria con una precisa responsabilità sociale verso i nostri territori.

Cosa dice a un giovane professionista che vorrebbe tornare in Calabria, ma ha paura del mercato occupazionale del territorio?

Dico che bisogna conoscere e approfondire le opportunità che in Calabria esistono, anche se spesso sono difficili da intercettare perché paghiamo un gap di comunicazione, soprattutto verso l’esterno, che rende il territorio poco attraente. Certo, noi aziende possiamo e dobbiamo fare di più, unendoci e lavorando in sinergia, per raccontare in modo strutturato le eccellenze che ci sono, spesso frutto proprio di calabresi che sono tornati a vivere sul territorio.

A suo avviso, cosa manca alle aziende reggine per favorire lo Smart working all’interno dei loro processi? Ha qualche consiglio da dare?

Prima di tutto bisogna approfondire il concetto

di smart working. Non è lavorare da casa e non è (solo) lavorare da remoto. È una filosofia lavorativa che può essere applicata in qualsiasi ambito, a patto che l’imprenditore o il management abbraccino il cambiamento in atto. Quando abbiamo l’opportunità di avviare delle attività di cambiamento del modello organizzativo, magari per staccare alcune business unit per farle lavorare da remoto, una delle prime domande che ci viene fatta è: «Ma come posso sapere se alle 9 è collegato/a al computer? ». Bisogna superare questa sovrastruttura e questo modo di intendere l’azienda e il lavoro. Non più incentrato sugli orari lavorativi, quanto piuttosto sul raggiungimento degli obiettivi. Questo consente di valorizzare i professionisti, consente di lavorare sulle loro passioni rendendoli più produttivi. Chiaro è che bisogna rivedere molti dei processi e delle procedure, a partire dall’HR e da come selezioniamo il personale. Si crea, così, una situazione win-win per entrambe le parti coinvolte.

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