Spazio Zeta, un modello innovativo di sostegno agli adolescenti e alle famiglie

L’iniziativa all’interno del progetto SIpARio è oggi modello di riferimento per la presa in carico integrata del disagio giovanile

Si è svolto presso l’Aula Magna del Liceo Artistico “Mattia Preti” un incontro dedicato a Spazio Zeta, il consultorio per adolescenti gestito dal Centro Agape e nato nell’ambito del progetto SIpARio (Servizi Integrati per le Adolescenze Riorientando) di cui capofila è la cooperativa sociale Res Omnia.

Un modello innovativo di presa in carico

Spazio Zeta è un servizio sperimentale attivo da due anni sul territorio reggino e nato, come ha ricordato per conto del Centro Agape Giulia Melissari, da Orientamento al Futuro, progetto precedente a SIpARio e nato con il medesimo obiettivo: contrastare la povertà educativa e il disagio giovanile. «Il primo nome – ha spiegato Melissari – è nato da un’ispirazione arrivata da uno dei ragazzi conosciuti durante gli incontri a scuola. Grazie a lui, abbiamo capito che i giovani hanno bisogno, prima ancora dell’orientamento scolastico, di essere orientati a diventare protagonisti della loro vita. Così è iniziato un lavoro di scrittura e di coprogettazione che ci hanno condotto fin qui. Il nostro obiettivo oggi è dare continuità a questo progetto, facendolo diventare un servizio stabile con la collaborazione delle scuole, dell’Asp e di tutti gli enti territoriali».



Ad oggi Spazio Zeta ha preso in carico 36 nuclei familiari. Come ha spiegato Monica Tripodi, responsabile dell’Area Minori e Famiglie della cooperativa sociale Res Omnia, «il carattere innovativo del consultorio riguarda il metodo e l’approccio adottati, non solo nel lavoro con gli adolescenti e le loro famiglie, ma anche nel modello stesso di presa in carico. Se da una parte il consultorio è stato sperimentale per il modello psicoanalitico messo in campo, grazie all’accompagnamento e alla supervisione della cooperativa Minotauro di Milano, che lavora sugli adolescenti da oltre quarant’anni, dall’altra è stato profondamente innovativo perché ha ribaltato le procedure standard. Nei percorsi che seguiamo, infatti, i ragazzi e le ragazze sono davvero al centro: è la rete che abbiamo costruito che si muove intorno a loro, in modo integrato e flessibile, in base ai bisogni che emergono nel tempo. È un cambiamento significativo rispetto ai modelli tradizionali, in cui il bisogno della persona viene spesso frammentato così come lo è la risposta delle politiche pubbliche; qui, invece, tutto il percorso è sostenuto da un costante lavoro di cucitura tra scuola, servizi sociali, ASP e gli altri attori coinvolti».

Colmare un vuoto nel territorio

Tripodi ha inoltre messo in evidenza un risultato cruciale: Spazio Zeta ha colmato un vuoto reale e profondo del territorio, quello che riguarda gli adolescenti tra i 16 e i 18 anni, la fascia che esce dalla pertinenza della neuropsichiatria infantile ma non è ancora presa in carico dal Centro di Salute Mentale. «È proprio su questo gap che il consultorio ha dato una risposta immediata, efficace e concreta – ha spiegato Tripodi – garantendo continuità di cura, tutela del diritto alla salute e un sostegno che le famiglie oggi non riescono a ottenere con tempi adeguati dal sistema sanitario».


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Proprio per questo motivo, la cooperativa Res Omnia chiede con forza alle istituzioni di garantire continuità a un servizio che intercetta un bisogno reale, urgente e crescente, e che di fatto sostiene e alleggerisce il Sistema Sanitario Nazionale, «che nella nostra città non riesce a rispondere tempestivamente alle richieste delle famiglie in difficoltà. Spazio Zeta dimostra che una risposta integrata è possibile e che può fare la differenza nella vita dei ragazzi».

A questo quadro si è aggiunto l’intervento di Oreste Iacopino, in rappresentanza dell’Asp di Reggio Calabria, che ha sottolineato come «progettualità come quella di Spazio Zeta siano di supporto al Sistema Sanitario Nazionale, in un contesto in cui è necessario riformare e mettere a sistema i consultori affinché possano essere davvero di servizio, soprattutto agli adolescenti».

Il funzionamento del consultorio

Roberta Racinaro, psicologa di Spazio Zeta, ha poi illustrato nel dettaglio il funzionamento del consultorio. Il primo contatto avviene telefonicamente: per ogni chiamata viene compilata una scheda costruita ad hoc per l’analisi della domanda. In base alle richieste espresse e alla presenza dei requisiti necessari (ISEE basso e sintomi di ritiro sociale o scolastico, oppure blocco di uno dei compiti evolutivi), l’équipe delle tre psicologhe-psicoterapeute si confronta e, successivamente, prende in carico il nucleo familiare.

A quel punto si avvia un percorso articolato e parallelo: l’adolescente, posto al centro del lavoro clinico, viene accompagnato per circa otto-dieci incontri, finalizzati a formulare una lettura chiara e condivisa dei suoi compiti di sviluppo; contemporaneamente, la madre e il padre vengono ascoltati dalle altre due psicologhe per due o tre colloqui, che proseguono fino alla conclusione del percorso. «Presso Spazio Zeta – ha spiegato Racinaro – vengono accompagnati i bisogni educativi delle persone in crescita, offrendo una prima risposta chiara alle difficoltà di adattamento manifestate. Vengono fatte emergere le risorse intrinseche degli adolescenti e quelle dei loro genitori, affinché le famiglie siano messe in una condizione favorevole di scambio comunicativo».

Una rete attiva sul territorio

Il cuore del lavoro risiede poi nella messa in rete delle rappresentazioni: frequenti incontri di équipe consentono alle psicologhe di integrare i diversi punti di vista e ricomporre l’unità del percorso. Al termine, viene restituita all’adolescente e ai genitori una lettura approfondita e condivisa di quanto emerso, offrendo una visione coerente delle dinamiche e dei bisogni in gioco.

Gli obiettivi del consultorio, dunque, sono quelli di offrire «una risposta gratuita, tempestiva e competente attraverso l’ascolto dei ragazzi e delle loro famiglie, il riconoscimento della persona e lo sviluppo della rete territoriale di adulti che accompagnano a vario titolo il percorso di crescita dei giovani». Una rete su cui occorre ancora lavorare. Obiettivi futuri, infatti, sono far conoscere maggiormente le attività di Spazio Zeta sul territorio e incentivare maggiormente lo scambio tra il consultorio e i servizi territoriali, incrementando così gli interventi di prossimità e prevenire il disagio attraverso un’azione comunitaria educante.

Il ruolo centrale della scuola

È in questo contesto che le scuole ricoprono un ruolo di primaria importanza. «Oggi il disagio dei ragazzi è sempre più complesso – ha dichiarato Lucia Zavetteri, dirigente scolastica del Liceo Campanella-Preti-Frangipane – ecco perché come scuola dobbiamo ritagliarci un ruolo che non sia percepito come punitivo ma che sia soprattutto di accoglienza. Per farlo, dobbiamo però imparare a lavorare su noi stessi, da adulti e modelli di riferimento. Questo comporta uno sforzo in più, sia in termini personali che scolastici».

Ecco perché gli incontri dedicati a Spazio Zeta nelle scuole proseguiranno, allo scopo di promuovere un confronto tra insegnanti e genitori, diffondere pratiche efficaci e fare rete per aiutare gli adolescenti ad affrontare le situazioni di disagio. Soprattutto, prevedere una eventuale collocazione di questo servizio nella programmazione regionale e locale, ad integrazione di servizi dell’Asp come lo psicologo scolastico, i consultori, i servizi di neuropsichiatria infantile.

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