Le luci si accendono sulle Paralimpiadi di Milano-Cortina, regalandoci storie di straordinaria tenacia e traguardi eccezionali. Ma lo sport di vertice, per non rischiare di rimanere “un’isola bellissima nel deserto”, deve poggiare su fondamenta solide fatte di diritti quotidiani, accessibilità e vera inclusione sociale. È da questa urgenza che parte la nostra riflessione con l’Avvocato Maurizio Borgo, Presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. In questa intervista concessa ad Avvenire di Calabria, l’alto dirigente istituzionale – che ben conosce le dinamiche e le potenzialità del nostro Sud – traccia un bilancio delle sfide che attendono il Paese per compiere un autentico salto di civiltà. L’obiettivo è superare definitivamente la vecchia logica assistenzialistica per abbattere le vere barriere, che prima ancora di essere architettoniche o burocratiche, sono culturali. Al centro di questo orizzonte c’è il “Progetto di vita”, uno “strumento sartoriale” costruito sui desideri e sulle vocazioni di ogni singola persona, e la necessità vitale di un’alleanza forte con le famiglie, le associazioni e le reti di prossimità del Terzo Settore, all’insegna del principio: “Nulla su di noi senza di noi”.
Presidente, ci prepariamo a vivere le emozioni delle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Secondo lei, in che modo la bellezza di questo grande evento sportivo può aiutarci a diffondere, nel cuore del Paese, una cultura sempre più profonda dell’accoglienza e della valorizzazione di ogni persona?
I Giochi Paralimpici di Milano-Cortina, un evento internazionale di importanza straordinaria, possono contribuire a cambiare il modo di guardare alle persone con disabilità, ma è fondamentale che questo cambiamento sia sistemico e non episodico. Lo sport ci insegna che le regole sono uguali per tutti, ma il punto di partenza non lo è quasi mai. Il nostro compito è livellare quel punto di partenza affinché ogni persona con disabilità possa correre la propria gara. Quando un bambino o un adulto con disabilità scende in campo, non sta facendo “sport adattato”. Sta facendo sport. Sta provando l’adrenalina della competizione, la gioia di una vittoria, la delusione di una sconfitta, lo spirito di squadra: tutte emozioni universali.
I campioni paralimpici ci regalano storie di straordinaria determinazione. Come possiamo far sì che l’entusiasmo di queste giornate illumini anche l’importanza dello sport di base, aiutandoci a renderlo un’opportunità di gioia e socialità davvero accessibile a tutti i ragazzi e le ragazze, in ogni territorio?
Lo sport paralimpico è l’eccellenza. Atleti che dimostrano come la condizione di disabilità non sia un limite alla prestazione agonistica. Ma, attenzione, lo sport paralimpico non deve essere un’isola, bellissima ma nel deserto; deve essere il vertice di una piramide che poggia su basi solide. L’Articolo 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, stabilisce, infatti, che gli Stati devono garantire la partecipazione delle persone con disabilità ad attività ricreative e sportive. Questo significa: incoraggiare la partecipazione delle persone con disabilità nelle attività sportive a tutti i livelli; Garantire l’accesso delle persone con disabilità a strutture sportive e ricreative senza barriere architettoniche o sensoriali; Fornire istruzione e risorse adeguate a consentire alle persone con disabilità di fare sport. In Italia, il recente inserimento del diritto allo sport nella nostra Costituzione ha rafforzato questo pilastro: lo sport non è un privilegio per pochi campioni, ma un’opportunità di salute e socialità per tutti.
Lei è alla guida dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, una figura istituzionale preziosa. Ci racconta qual è il cuore della vostra missione?
Sì, ho l’onore di presiedere L’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, prevista dal decreto legislativo n. 20/24, in attuazione della Legge delega n. 227 del 2021, nell’ambito della più ampia riforma della legislazione italiana in materia di disabilità. L’Autorità, attiva dall’inizio del 2025, rappresenta una novità importante e si ispira chiaramente agli articoli 33 e 35 della CRPD, che invitano gli Stati parte a adottare meccanismi nazionali indipendenti di monitoraggio, promozione e protezione dei diritti delle persone con disabilità.
Perché è importante l’istituzione di una Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità?
Perché la creazione di una Autorità Garante richiama, secondo me, l’attenzione di tutti sul tema e può contribuire, attraverso le attività di promozione che la legge istitutiva impone all’Autorità di attivare, incominciando dal mondo della scuola, al cambiamento culturale di cui parlavo. Se ci pensate, è quello che è avvenuto con la privacy che preesisteva alla istituzione del Garante ma che tutti hanno, per così dire, scoperto, proprio grazie all’istituzione, ormai risalente ad un quarto di secolo, di quella Autorità. Oggi siamo tutti ben consapevoli dell’importanza del rispetto, oserei dire sacro, della privacy di ogni persona e l’istituzione del Garante della privacy ha giocato, sicuramente, un ruolo importante, per non dire decisivo, nella formazione di tale consapevolezza. Penso che lo stesso possa avvenire per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, grazie all’istituzione dell’Autorità Garante.
Lei conosce e apprezza la Calabria, una terra magari complessa, ma ricca di profonda umanità e di legami familiari solidissimi. Come possiamo lavorare tutti insieme – Istituzioni, società civile e cittadini – per valorizzare queste reti di solidarietà e superare, un passo alla volta, gli ostacoli fisici e burocratici che ancora esistono?
La disabilità, per molto tempo, è stata considerata prevalentemente, se non esclusivamente, all’interno di una cornice medico-assistenziale: un modello che ha prodotto una gestione compensativa, spesso fondata sulla logica della protezione se non addirittura della beneficenza, più che sul riconoscimento della persona con disabilità come soggetto di diritti pienamente titolato al pari degli altri. Questo modello, purtroppo ancora radicato in molti contesti sociali, è da tempo ampiamente superato, almeno sul piano teorico e normativo, dalla prospettiva introdotta dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), approvata nel 2006 e ratificata dall’Italia nell’ormai lontano 2009. La Convenzione afferma con chiarezza che la disabilità è il risultato dell’interazione tra la persona e le barriere ambientali, sociali e culturali che ostacolano la partecipazione piena ed effettiva alla vita della comunità, su base di uguaglianza con gli altri. Una interazione, quindi, negativa che verrebbe meno ove il contesto ambientale, sociale e culturale di riferimento fosse privo di quelle barriere. Un marciapiede senza scivolo, un sito web non accessibile, una scuola senza sostegni adeguati, un concorso pubblico con barriere digitali: sono solo alcuni esempi di ostacoli che trasformano una condizione in una disabilità. Ebbene, il superamento teorico e normativo dell’approccio meramente assistenzialistico ai temi della disabilità ha faticato e fatica, purtroppo, ancora oggi a tradursi in realtà concreta. L’esperienza di questo primo anno di operatività dell’Autorità Garante lo testimonia; abbiamo ricevuto, infatti, tantissime segnalazioni che sono tutte accumunate da un unico minimo comun denominatore: la difficoltà, ma spesso l’impossibilità, per le persone con disabilità a vedersi riconosciuto, nel concreto, l’esercizio dei propri diritti. E il motivo è spesso, ma mi spingerei a dire quasi sempre se non sempre, culturale.
Cosa manca allora?
Manca, ancora, in questo Paese una cultura veramente inclusiva. Le norme non mancano, anzi ve ne sono forse fin troppe e ben venga l’iniziativa, assunta dal Governo, di un Testo unico di semplificazione normativa in questa materia, ma la cosa fondamentale è passare dalle parole, le belle parole scolpite nelle tantissime norme, ai fatti. E qui, il tasto dolente, lo ripeto, è quello culturale; quella mancanza di cultura e, prima ancora, di sentimento inclusivo che è, poi, alla base anche delle c.d. barriere burocratiche, per usare le parole del Ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli, che vengono, quotidianamente, frapposte all’effettivo esercizio dei diritti da parte delle persone con disabilità. L’istituzione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità rappresenta un passo significativo verso un sistema di diritti più inclusivo, più proattivo, più democratico. Ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle Istituzioni, della società civile di fare rete, di mettere in comune saperi, esperienze, strumenti. Perché promuovere i diritti delle persone con disabilità non significa occuparsi di una “categoria” di soggetti “sfortunati” o “poverini”, ma contribuire alla qualità democratica complessiva della nostra società. Potremmo dire di avercela, veramente, fatta, solo quando riusciremo a cambiare gli occhi con cui si guarda la disabilità, quegli occhi che, finalmente, siano in grado di vedere in una persona con disabilità un cittadino, un lavoratore, un atleta, un amico.
Oggi si guarda con grande speranza e fiducia al “Progetto di vita” personalizzato. Quanto conta questo strumento per riconoscere i talenti, le vocazioni e i desideri di ogni singola persona?
Il Progetto di vita è l’architrave sulla quale poggia tutta la riforma in materia di disabilità. Tutte le persone con disabilità potranno, finalmente, avere a disposizione uno strumento che, partendo proprio dai loro desideri, consentirà loro la piena partecipazione a tutti i momenti della vita; un Progetto che non sarà scritto da altri ma che sarà partecipato perché vedrà come protagonista la persona con disabilità; un progetto che dovrà, peraltro, cambiare nel tempo per adeguarsi alle diverse esigenze della persona con disabilità, lungo l’arco di tutta la sua esistenza.
Fondamentale per la concreta realizzazione del “Progetto di vita” sarà, però, la creazione del relativo budget dove dovranno confluire tutte le risorse, oggi, purtroppo, frammentate tra diversi ambiti, quello sanitario, quello socio-sanitario e quello sociale.
Tantissime persone dedicano la vita all’inclusione e alla cura dell’altro. Come immagina un cammino condiviso e un’alleanza serena tra le Istituzioni che lei rappresenta e queste reti di prossimità, affinché nessuno si senta mai solo?
Alla base dell’azione del Garante – e più in generale delle politiche in materia di disabilità – vi è il principio fondamentale del “nothing about us without us”, “nulla su di noi senza di noi”.
Non si tratta di uno slogan, ma di un criterio politico e giuridico fondamentale: le persone con disabilità devono partecipare, a pieno titolo, all’elaborazione, all’attuazione e alla valutazione delle politiche che le riguardano. Il Garante, in questa prospettiva, non è solo un garante “dei diritti”, ma un facilitatore della partecipazione, un garante anche “della parola”, della presenza, della rappresentanza delle persone con disabilità. Anche in questo caso, l’Autorità Garante, nel suo primo anno di vita, ha dimostrato di rispettare, non in senso meramente formale, il principio della piena partecipazione delle persone con disabilità e dei loro rappresentanti, coinvolgendo le stesse nella prima attività di promozione, il concorso rivolto alle scuole superiori di secondo grado per la realizzazione del logo istituzionale. Lo ha fatto anche aprendo, e tenendo costantemente attivo, un canale di dialogo con tutte le associazioni, grandi e piccole, che rappresentano le persone con disabilità. Dico di più: l’Autorità Garante ha ritenuto che rientri nel proprio ruolo anche lo svolgimento di una attività di facilitatore nei rapporti tra le associazioni e le Istituzioni, ovvero i soggetti che svolgono pubblici servizi, attivando tavoli di confronto tecnico su problematiche che incidono concretamente sulla vita delle persone con disabilità. È questo il caso del tavolo di confronto tra la Società Poste italiane S.p.A. e ANFFAS sui temi che riguardano l’accessibilità delle persone con disabilità intellettiva ai servizi postali, ma non solo, erogati da Poste Italiane. Ma ancora il tavolo di confronto tra la RAI S.p.A. e l’Associazione nazionale dei sordi in tema di sottotitolazione dei programmi radiotelevisivi. Ed infine, il tavolo che l’Autorità sta per costituire relativamente alle problematiche relative all’aggiornamento del Nomenclatore dei LEA avente ad oggetto gli ausili necessari alle persone con disabilità per vivere la propria vita quotidiana. Una fattiva collaborazione che, mi auguro, possa fugare definitivamente quei timori, del tutto comprensibili, di chi aveva paura che l’istituzione di una Autorità Garante in questo ambito potesse togliere spazio a tutti coloro, e parlo ovviamente delle associazioni ed enti del Terzo Settore, che, come ho prima ricordato, svolgono un’azione encomiabile in favore delle persone con disabilità.













