Storia della parrocchia di Laganadi: la vita del Casale attraverso i registri del Seicento (terza parte)

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Ai Overview: L’analisi dei libri parrocchiali risalenti alla prima metà del Seicento offre uno spaccato dettagliato sulla composizione demografica e sulle dinamiche sociali dell’antico casale di Laganadi. Attraverso i registri di battesimi, matrimoni e contabilità ecclesiastica, emergono i legami tra le famiglie storiche del territorio, come i Versaci, i Cosentino e i Pisano, e le frequenti interazioni con le comunità limitrofe della vallata del Gallico. I documenti, esaminati anche alla luce delle visite pastorali dell’epoca, documentano l’evoluzione dei nuclei familiari, lo stato degli arredi sacri e l’organizzazione economica della parrocchia di Santa Maria della Grazia, restituendo una ricostruzione fedele della vita quotidiana e religiosa del diciassettesimo secolo.

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La ricostruzione demografica dalle fonti parrocchiali

I libri parrocchiali della prima metà del Seicento, ci consentono di ricostruire la composizione di alcune famiglie e vicende sulla vita dell’antico Casale. Paolo Cosentino che aveva sposato Toscana Suraci, risulta, dai dati registrati, aver avuto tre figli: Camillo (1606), Giuseppa (1613), Flavia (1616) e quest’ultima, nel 1652 sposò Pietro Cardillo, figlio del fu Orazio e di Dianora Calabrò. Francesco Pisano, figlio di Silvestro, e la moglie Perna Calabrò ebbero quattro figlie: Francesca (1606), Agata (1615), Cecilia (1618), Faustina (1626) e poi Cecilia sposò nel 1643 Stefano Scotto, originario di Schindilifà. Costantino Versaci, figlio di Giuseppe, che abbiamo riscontrato tra i «mastri eletti» della chiesa nel 1630, ebbe dalla sposa Minichella Cannizzaro quattro figli: Cola Giuseppe (1607), Pietro Antonio (1609), Paola (1612), Salvatore (1617) e Marta che nel 1639 sposò Giovan Domenico Di Miceli, originario di Sambatello. Tra le famiglie più numerose, quelle di Rimedio Versaci e di Francesco Versaci. Il primo, figlio di Alessandro ebbe da Alfonsina Calarco, secondo i dati registrati, otto figli: Antonia (1607, che probabilmente morì qualche anno dopo), Giovanni Jacopo (1609), Antonia (1611), Andrea (1613), Angela (1616), Francesca (1620), Domenica (1623), Elisabetta (1628). Il secondo ebbe da Minichella Caluciuri sei figli: Giovan Domenico (1607), Francesca (1609), Antonia (1610), Francesco (1612), Bartolomeo (1615), Maddalena (1617). Altra famiglia numerosa quella di Aurelio D’Agostino, figlio di Bartolomeo, e Angelica Versaci da cui nacquero i gemelli Antonio e Agata (1613), Cecilia (1614), Jacopella (1617), Vincenza (1620), Agata (1622), Caterina (1625), Agostina (1629). Di essi Jacopella sposò nel 1638 Luca Romeo, originario di Ortì, e Caterina sposò nel 1648 il compaesano Simone Iatì.

Le relazioni tra i centri della vallata e i parroci del Casale

I dati sui matrimoni, tra il 1635 e il 1700, confermano che c’erano strette relazioni tra i centri della vallata contigui e prospicienti sul versante meridionale della fiumara di Gallico: otto mariti provenivano da S. Alessio, sei da Cerasi, cinque da Calanna, quattro da Sambatello e altri da Ortì, Podargoni, S. Roberto, S. Stefano, Schindilifà e Fiumara. Dopo l’ultima visita pastorale fatta dall’arcivescovo D’Afflitto i cappellani-curato che avevano guidato la comunità di Laganadi furono D. Tommaso Cancellieri nel decennio 1629-1639, poi D. Onorio Calabrò, dal 1640 al 1674, anno in cui venne nominato D. Francesco Cardillo, che fu parroco sino al 1706.

L’ispezione della chiesa e degli arredi sacri

Quarantotto anni dopo dalla visita pastorale dell’arcivescovo D’Afflitto, durante l’episcopato di Martino Ybanez da Villanova, nel 1692, il vicario Generale della Diocesi reggina, su delega del presule, visitò il casale di Laganadi. Dopo aver espletato il rituale iniziale, egli procedette alla ispezione della chiesa. Trovò il SS. Sacramento custodito nel tabernacolo sulla destra dell’altare maggiore all’interno di una pisside e di una sfera argentea che serviva come deposito e ordinò che la stessa venisse indorata entro quattro mesi stabilendo una penalità in caso di mancata esecuzione. Visitò poi l’altare maggiore dedicato alla Madonna delle Grazie, dotato di quanto necessario per la celebrazione della messa: un calice con patena e corporali, cinque palle, due purificatori, quattro pianete di seta nei colori bianco, rosso, verde e violaceo; tre camici con i loro amitti e cingoli, due tovaglie, cinque avanti altare di vari colori, un baldacchino di seta bianca e rossa, due corone d’argento per l’immagine della Beata Vergine, precisando il parroco D. Francesco Cardillo celebrava in detto altare la messa per i benefattori nei giorni di festa e nelle domeniche. Dopo l’altare visitò il fonte battesimale ben ornato nel quale erano riposti tre vasi di stagno per l’olio sacro, all’interno di un grande scatolo di stagno, con la borsa per quando doveva essere portato agli infermi. Tra gli arredi sacri vi era anche un incensiere d’argento con la navicella di stagno, e un vaso per l’acqua benedetta con il suo aspersorio in rame.

I registri anagrafici e le disposizioni per gli altari

Visitò quindi i libri parrocchiali: quelli dei defunti, dei battesimi, dei matrimoni, lo stato delle anime dal quale si desumeva che nel casale c’erano 88 nuclei familiari, 408 anime, erano state fatte 252 comunioni e confessioni e il numero dei bambini era di 154 unità. Visitò quindi l’altare di S. Antonio di Padova, sito sulla destra, che era stato eretto dalla famiglia Versaci e anche in esso trovò quanto necessario per la celebrazione della Messa, annotando che vi si celebravano due messe nella settimana dal parroco D. Francesco Cardillo. Per esso ordinò che fosse disposta una tovaglia e collocato un avanti altare dipinto e una pedana stabile. Nella chiesa c’era un altro altare dedicato a S. Maria del Monte Carmelo e ordinò che anche in esso si celebrasse una messa nei giorni festivi. Visitò l’altare del SS. Rosario e lo trovò dotato di quanto necessario per la celebrazione della messa e in esso si celebravano messe due volte l’anno per l’anima di tale Filippo Neri. Il vicario ordinò al parroco di realizzare, entro tre mesi, un altare mobile e durante il periodo dei lavori si doveva celebrare nell’altare maggiore. L’aula era dotata di un Confessionale.

Le scritture contabili e l’elezione dei rettori

Tra i documenti della Parrocchia di Laganadi, conservati presso l’Archivio diocesano, c’è un raro documento, che non si è trovato nelle altre parrocchie della Diocesi, nel quale sono riportati «Li conti della ven. Chiesa Parrocchiale di S. Maria della Grazia di Laghanadi». Esso riporta scritture contabili, annotazioni sui censi riscossi e le spese eseguite per ciascun anno. Nel libro sono riportati anche i verbali per l’elezione annuale dei «mastri seu rettori», che avveniva il giorno 2 luglio in occasione della festività della Madonna delle Grazie per ordine del vice vicario di Calanna. Nell’anno 1666 parteciparono all’elezione i capifamiglia Giuseppe Versaci, Domenico Miduri, Paolo Versaci, Paolo Calabrò, Geronimo Foti, Agostino Nunari, Antonino Versaci, Antonino Musicò, Agostino Nunari, Luca Versaci, Pietro Cardillo, Giovanni Verta, Filippo Capillo, Iacopo Cartella, Giando Calabrò, Cola Calabrò, Gaspare Pizzano, Diego Soraci, Domenico Musicò, Nunzio Furfari, Domenico Pizzimenti, Marco Miduri, Luca Musicò, Antonio Calabrò, Antonino Jatì, Paolo Calabrò, Antonino Sergi, Salvatore Cartella, Gian Lorenzo D’Agostino, Giuseppe Pizzimenti, Gio Batta Calarco e Masi Suraci. Ciascuno di essi indicò un nome e venne eletto Pietro Cardillo per la «cascia» e Agostino Nunari per «compagno». (continua)

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