Storia di Sant’Alessio: dalle visite pastorali di fine Ottocento al terremoto del 1908

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Ai Overview: I documenti storici e i registri parrocchiali ricostruiscono le vicende del casale di Sant’Alessio tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Dalla visita pastorale dell’arcivescovo Francesco Converti nel 1877, che offre un quadro demografico e amministrativo della comunità, si passa alla descrizione degli anni caratterizzati da diverse criticità sul territorio: l’alluvione e le frane del biennio 1885-1886, la successiva epidemia di colera del 1887 dovuta ai danni alla rete idrica, e le scosse sismiche del 1894 che contribuirono all’inizio dei flussi migratori verso le Americhe. La cronaca culmina con il devastante sisma del 28 dicembre 1908, in cui persero la vita oltre duecento abitanti, e si conclude illustrando la lenta ripresa agricola locale e la costruzione del nuovo luogo di culto, sancita dalla donazione di una chiesa prefabbricata da parte di Papa Pio X nel dicembre del 1909.

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La visita pastorale del 1877 e l’ispezione della chiesa

Il 20 aprile 1877, l’arcivescovo Francesco Converti raggiungeva nel tardo pomeriggio il casale di S. Alessio per la visita pastorale trovando accoglienza nella casa della famiglia del sacerdote D. Fortunato Calabrò. Il giorno successivo raggiunse processionalmente la chiesa dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria e, dopo i riti iniziali ricevette l’obbedienza del parroco D. Stefano Zoccali e di D. Calabrò. Dopo la proclamazione della parola divina, la benedizione pastorale, gli inni e le indulgenze, impartì il sacramento della confermazione e successivamente verificò la preparazione sulla dottrina cristiana dei ragazzi e delle ragazze presenti. Visitò poi la nuova chiesa parrocchiale e la ispezionò in ogni sua parte, dagli altari al fonte battesimale, dai confessionali ai vasi sacri, agli arredi e agli altri oggetti mobili. Rientrando all’alloggio notò la struttura dell’altra chiesa che giudicò «inadatta al culto divino» per l’elevata spesa necessaria al suo completamento e nel pomeriggio ricevette la visita personale dei parroci e dei sacerdoti del vicariato con esclusione del clero di Calanna e controllando i registri parrocchiali di tutte le chiese. In quell’anno la popolazione della parrocchia raggiungeva le 739 unità e il parroco provvedeva a trasmettere agli uffici curiali un dettaglio che individuava la presenza di 237 maschi e 222 femmine tra i «celibi», 125 coniugati, e 16 maschi e 11 femmine tra i «vedovi», oltre alla presenza di un sacerdote e due frati.

Il progetto del cimitero, l’alluvione e l’epidemia di colera del 1887

Come per gli altri centri della vallata, la Prefettura, in mancanza dell’adempimento dell’Amministrazione comunale che era stata già sollecitata dall’Intendenza nel 1855, aveva affidato la progettazione del cimitero all’ing. G. D’Andrea come per gli altri centri della vallata. Il tecnico, nel febbraio 1872, consegnò il progetto che prevedeva la realizzazione del cimitero sull’altro versante della vallata con un impianto di forma rettangolare che aveva la cappella disposta al termine del vialetto centrale che partiva dall’ingresso ai cui lati erano disposti gli ambienti di servizio. Le forti piogge abbattutesi nella vallata negli anni 1885 e 1886 causarono, oltre ad una piena rovinosa della Fiumara del Gallico, lo smottamento di una frana nella parte alta del paese che distrusse otto edifici e ne danneggiò altri diciassette. Riportarono danni oltre alle strade le infrastrutture di approvvigionamento idrico con conseguenze sanitarie che agevolarono l’insorgere di una epidemia di colera che nel corso dell’anno 1887 fece registrare, dai dati desunti dal registro dei defunti, 44 morti, delle quali 25 colpirono bambini e infanti. Il picco di mortalità si ebbe nel quadrimestre tra luglio e ottobre con 24 funerali celebrati.

I danni del sisma del 1894 e le prime emigrazioni

Il 16 novembre 1894 le forti scosse di terremoto che colpirono l’Aspromonte settentrionale provocarono danni nel centro di S. Alessio. La chiesa ebbe a subire lesioni nelle strutture murarie e centotredici abitazioni, circa il 70% delle costruzioni, subirono danni quantizzati in lire 50.000 circa. La popolazione venne temporaneamente ospitata nei baraccamenti realizzati ai margini del paese. La chiesa venne riparata negli anni successivi e riprese la sua funzionalità con l’impegno del parroco. Furono questi continui disagi che determinarono, a partire dal 1898, come ha documentato con le sue ricerche Antonino Sapone, l’instaurarsi di un flusso migratorio prevalentemente diretto verso gli Stati Uniti d’America, sebbene meno numeroso rispetto ad altri centri della vallata.

La tragedia del 28 dicembre 1908: distruzione e vittime

Nei primi anni del Novecento, dai dati dei registri parrocchiali relativi ai battesimi si rileva che vi fu un incremento delle nascite e, rispetto ad una media annua di 20 unità, nel 1905 i battezzati furono 35, poi nel 1907 furono 47 e nel 1908 furono 44. Ma negli ultimi giorni di quell’anno, il 28 dicembre, le devastanti scosse di terremoto rasero al suolo la stragrande parte delle strutture edilizie del centro. Il parroco, nel registro dei defunti riportava poi, prima di registrare le 203 vittime, l’annotazione in latino che tradotta recita: «Nell’anno del Signore mille novecento otto. Il ventottesimo giorno di dicembre, alle cinque dopo mezzanotte, resero l’anima a Dio senza i sacramenti perché perirono sotto gli edifici durante il grande terremoto, e i loro resti furono sepolti nel cimitero comune». Tra i nuclei familiari distrutti quello di Francesco Musicò con la moglie Anna e i figli Angelica, Antonino, Francesco, Maria, Giuseppe e Raffaele; quello di Rocco Morena con i figli Caterina, Anna e Francesca e le sorelle Annunziata e Caterina; quello di Princi Antonio con i figli Giuseppa, Lorenza, Domenico e Giuseppe; quello di Angelo Calabrò e Caterina Musicò con i figli Salvatore e Angelica; quello di Enrico Priolo con i figli Antonino, Stefano, Maria e Lucrezia; quello di Francesco Calabrò e di Annunziata Lucisano con la piccola Ippolita; quello di Alessio Papalia con le figlie Anna e Maria; quello di Giuseppe Romeo e Caterina Calabrò che persero i quattro figli Maria, Annunziata, Stefano e Pasquale.

I soccorsi e la nuova chiesa prefabbricata donata da Papa Pio X

La tragedia fu ancora più grande perché i soccorsi non furono immediati e in un centro che per secoli aveva poggiato la sua economia sulla lavorazione del legno, mancarono le tavole come in altri centri della vallata, per costruire i ricoveri provvisori. Superate le difficoltà iniziali la vita lentamente riprese e, nel settembre del 1909, come riportava il settimanale diocesano «Reggio Nuova», la Società Agricola tenne un incontro con la popolazione per rilanciare la produzione olivicola, favorendo la ripresa dell’economia agricola. A un anno dal terremoto il paese tornava ad avere la sua chiesa grazie alla munificenza di Papa Pio X, che attraverso l’opera di mons. Emilio Cottafavi e del conte Roberto Zileri, aveva fatto pervenire in ogni centro della Diocesi una chiesa prefabbricata con il sistema Mac Manus. Le pagine di «Reggio Nuova» del 31 dicembre 1909 riportarono la notizia della inaugurazione e della benedizione fatta dal parroco D. Stefano Zoccali, alla presenza della popolazione che «si accese di sacro entusiasmo», di D. Giuseppe Musolino da Podargoni, di D. Carmelo Curmaci da Cerasi, del suddiacono Francesco Calabrò e del prof. dott. Stefano Zoccali da S. Stefano. Il parroco a nome della comunità inviò telegrammi di ringraziamento al S. Padre, per tramite del card. Merry del Val e a mons. Cottafavi per ringraziarlo del suo costante impegno. (continua)

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