Suor Loriana Torelli saluta Reggio Calabria: «Archi è nel cuore di Dio».

Cosa raccomanda alle alcantarine che proseguono il servizio nella diocesi reggina? «Di lasciarsi sempre incontrare dai poveri», dice
Suor Loriana Torelli saluta Reggio Calabria

Suor Loriana Torelli saluta Reggio Calabria: «Archi è nel cuore di Dio». Il suo impegno è stato orientato alla cura degli ultimi e alla vicinanza ai giovani.

Suor Loriana Torelli saluta Reggio Calabria

Dopo nove anni lascia Reggio Calabria, direzione Bologna. Suor Loriana Torelli è entrata nel cuore di tutti. La suora francescana alcantarina che coordina il Centro d’Ascolto “Don Italo Calabrò” nel quartiere reggino di Archi si occuperà di una nuova fraternità con una vocazione precisa: i giovani. Un’attenzione che non è mancata anche in terra di Calabria con tantissimi ragazzi alla scuola dei poveri. Proprio seguendo quello stile francescano che, incrociando il sorriso di suor Loriana, è impossibile non riconoscere.

Dal suo arrivo a oggi. Cos’è stata per lei Reggio?

Era il 13 ottobre 2012. Avevo tanto timore e tremore. Questi sono i sentimenti che mi accompagnavano in quei giorni. Ero già stata ad Archi da giovane suora e, devo essere onesta, quei poveri mi avevano già rapito il cuore. Ma tornavo con un carico di responsabilità diverso: nove anni fa, però, sapevo già che avrei fatto una bella esperienza di Dio. E le mie aspettative non sono state deluse dal Signore.


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Archi nove anni fa, Archi oggi. Qui è casa sua, come la descriverebbe?

Archi è un pezzettino del cuore di Dio. Questo perché sono convinta che nel cuore di Dio ci sia spazio per le situazioni più dure. Archi è un quartiere in cui vive tanta gente molto generosa che, però, è anche tanto ferita. La cultura della ‘ndrangheta è molto forte a tal punto da tenere le persone “schiacciate”. Per questa sofferenza, Archi è nel cuore di Dio e, ne sono sicura, il Signore la guarda in un modo particolare.

Ferite. Ne ha incontrate tante in questi anni. Cosa si porta dentro?

Familiarità e vicinanza nelle relazioni. Ho avuto la grazia di incontrare tante persone ferite. Se il mio sguardo si fermava alla ferita in sé tutto si ingigantiva a tal punto da sembrarmi insormontabile. Ho vissuto sulla mia pelle il fallimento di non essere riuscita a trovare le soluzioni che servivano in quel momento. Se, invece, la ferita ci porta alla persona, ciò che viene messo al centro è la relazione. Mi sto rendendo conto di quanta bellezza il Signore mi ha donato iniziate da una ferita, ma che – nel tempo – hanno curato loro il mio cuore.


PER APPROFONDIRE: Le alcantarine festeggiano i cento anni ad Archi


Passaggi di consegne, cosa raccomanda alle alcantarine di Archi?

Di lasciarsi sempre incontrare dai poveri. Solo questa relazione ci consente di mettere in luce le nostre ferite e ci da la grazia di incontrare il Signore che è la cosa più bella che possiamo vivere.

E poi ci sono i giovani. Le loro storie si sono intrecciate col suo impegno quotidiano tra discernimento e servizio agli ultimi.

Francesco d’Assisi parla al cuore dei giovani. E ad Archi ho vissuto davvero da vicino questa esperienza. Tantissimi ragazzi si sono avvicinati per mettere la loro vita a disposizione dei più fragili. Questa è stata l’occasione per guardarsidentro e scoprire un’inquietudine davvero grande. A volte, però, nell’incontro col povero sono scaturiti veri e propri cammini vocazionali specifici sia alla vita religiosa che matrimoniale. Una grazia, questa, nella scelta di voler vivere una vita piena.

Quale il suo saluto ai reggini?

Un saluto carico di affetto e di desiderio affinché questa città possa continua a risorgere. Il Signore possa entrare in queste macerie e creare delle creature nuove. Personalmente dico: grazie a tutti. Di tutto.

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