Avvenire di Calabria

Michele Laganà, presidente di Ance Reggio Calabria, non esita a definirla la «riforma economica più importante degli ultimi 30 anni».

Superbonus, boom del settore edile in Calabria: investito quasi un miliardo di euro

Secondo l'imprenditore reggino, «avvantaggia i cittadini valorizzando il patrimonio edilizio e prevenendo problemi socio-sanitari»

di Federico Minniti

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Come sta andando il Superbonus in Calabria? Michele Laganà, presidente di Ance Reggio Calabria, non esita a definirla la «riforma economica più importante degli ultimi 30 anni». Una misura che, secondo l'imprenditore reggino, avvantaggia i cittadini valorizzando il patrimonio edilizio e prevenendo problemi anche di natura socio-sanitaria.

Superbonus in Calabria, l'intervista a Michele Laganà (Ance)

«Se non facciamo gioco di squadra a perdere sarà la città». L’ultima battuta di Michele Laganà, architetto, imprenditore e presidente dell’Ance Reggio Calabria meriterebbe di riavvolgere il nastro dell’intervista e rileggerla alla luce di questa affermazione.

Il secondo piano di Palazzo Confindustria ospita gli uffici della sezione reggine dell’Associazione nazionale dei costruttori edili. Accanto a Laganà ci sono anche il direttore, Antonino Tropea, e il presidente della Cassa edile di Reggio Calabria, l’ente bilaterale partecipato e gestito pariteticamente da Ance Reggio Calabria e dalle Organizzazioni sindacali territoriali, Francesco Siclari.

Tanti i temi affrontati durante l’intervista che ha come messa a fuoco specifica il connubio tra legalità e cultura d’impresa. «Negli ultimi anni, Ance ha fatto una precisa scelta di campo: lo testimoniano le tantissime denunce fatte nei confronti dei clan mafiosi» prosegue Laganà.


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Aziende in amministrazione giudiziaria: criticità o opportunità?

Il problema delle mafie e della loro capacità di pervasione nelle attività economiche e sociali è confermato non solo da numerosissime verità processuali ma anche da plurimi studi di carattere sociologico. Si aggiunga che le economie illegali hanno la capacità di mimetizzarsi e di coesistere nel mercato legale ed è per questo che, nell’ultimo periodo, si registra una rimodulazione delle politiche antimafia che vedono insieme con gli strumenti di contrasto tradizionali, quali il sequestro e la confisca, ulteriori che tendono a “bonificare” le aziende che risultano contaminate dalla criminalità cercando di non estromettere “gli imprenditori” dalla gestione delle attività economiche.  In tale senso l’introduzione dell’amministrazione giudiziaria, ex art.34 Codice Antimafia, e controllo giudiziario, ex art. 34 bis dello stesso codice, rappresentano una risposta alternativa volta al recupero delle realtà aziendali alla libera concorrenza ed al libero mercato in cui lo Stato interviene con funzioni “terapeutiche” e di “bonifica” assicurando la continuità dell’impresa e sottraendola al contesto criminale.

Recentissimamente nell’ambito delle misure urgenti per l’attuazione del PNRR e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose sono state introdotte altre due importanti novità: il contradittorio nel procedimento di rilascio dell’interdittiva antimafia e l’istituto della “prevenzione collaborativa”, che consente alle Prefetture di adottare misure preventive nei casi cosiddetti di “agevolazione occasionale”.

Si tratta di previsioni normative che esprimono la visione e la volontà del Legislatore di non intervenire in maniera “recisiva” ma piuttosto di prendere in cura le realtà imprenditoriali macchiate da condotte opache o peggio ancora da contiguità mafiose per poi restituirle alla legalità risanate.

Su tali questioni, ANCE Reggio Calabria è convintamente fautrice di percorsi di irrobustimento del tessuto imprenditoriale non solo da un punto di vista quantitativo  ma soprattutto da un punto di vista qualitativo attraverso l’innovazione e strutturando a sistema ed internalizzando percorsi di compliance, modelli organizzativi e di gestione (come ad esempio quelli discendenti dal D. Lgs. 231/2001) e più in generale protocolli di comportamento (come è il caso dei protocolli di legalità) per la promozione, il consolidamento e l’incorporazione di prassi di responsabilità sociale all’interno dell’impresa e delle proprie relazioni con gli stakeholder della filiera. Solo l’esatta ricezione di queste prassi all’interno delle ordinarie attività di tipo manageriale e gestionale potrà realizzare, in maniera non accidentale, il valore pubblico dell’attività imprenditoriale ed incidere significativamente sullo sviluppo della società.

Superbonus e altre agevolazioni fiscali, quale è lo stato di fatto a Reggio Calabria?

In linea generale la misura del Superbonus rappresenta un intervento “vigoroso” capace di generare, nel comparto abitativo, un aumento di spesa di 6 miliardi di euro e capace altresì di creare un effetto positivo sull’economia di 21 miliardi di euro pari a quasi 2 punti percentuali di PIL.

La straordinaria efficacia della misura non è ratificata solo dai dati emanati da ENEA che a Marzo 2022 registrano un totale di investimenti ammessi a detrazione pari a 936 milioni di Euro per la sola Calabria, ma soprattutto dall’Osservatorio Europeo sulle Costruzioni che, con documento specifico del novembre 2021, ha analizzato la misura del Superbonus italiano. Ebbene secondo la Commissione Europea la misura introdotta con il cosiddetto Decreto Rilancio del Maggio 2020 “è una misura straordinaria che promuove due principi fondamentali di governo: innovazione tecnologica ed integrazione di politiche ecologiche ed ambientali”.

Si legge ancora nel documento: il “Superbonus è una misura che dà un importante impulso all’economia del nostro Paese. La sua portata rivoluzionaria, per i cittadini e lo Stato, non può essere limitato a pochi edifici”.

Il documento nelle sue conclusioni è ancora più esplicito assegnando un punteggio di 4 stelle (la scala è da 1 a 5) e addirittura lo qualifica come “prontamente replicabile” nei 27 stati della UE.

Ad Ottobre 2021, inoltre, è stato pubblicato un documento emanato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri intitolato “L’Impatto Sociale ed Economico del Superbonus 110% per la Ristrutturazione”.

Il documento, di assoluto rilievo per approfondimento e capacità predittiva, mette in luce, oltre al valore in termini di impatto sociale ed economico degli incentivi per la ristrutturazione edilizia, la coerenza degli stessi con le politiche Europee, offrendo un preciso studio sullo stato di degrado del patrimonio abitativo che considera che in Italia oltre 2 milioni di famiglie “vivono in abitazioni danneggiate, o umide o non sufficientemente riscaldate” e che tale condizione sia statisticamente correlata con patologie anche severe con costi diretti connessi alle cure, prevalentemente a carico dello Stato, stimati in 150 milioni di Euro e costi indiretti per circa 220 milioni di Euro.

Questi studi, tra i principali, testimoniano la rilevanza degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie per porre rimedio ad alcuni storici problemi del nostro Paese, innanzitutto quello della messa in sicurezza ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare dei cittadini, ma anche in termini di sviluppo sostenibile dell’intera filiera delle costruzioni e delle professioni e dell’occupazione a questa collegate.

L’invito a Governo e stakeholder, pertanto, è quello di valutare il Superbonus in termini ampi, prospettici ed in coerenza con gli obiettivi europei di sviluppo sostenibile e le politiche sul risparmio energetico, ma anche per la propria valenza dal punto di vista sociale, quale strumento di riqualificazione e risanamento delle unità abitative, in grado di generare risparmi concreti per la collettività ed in un’ottica che inglobi più ampi criteri di impatto e di sostenibilità.

Il Superbonus, dunque, oltre a rappresentare una misura efficace di rilancio per le costruzioni e per l’intera economia può avere un ruolo cruciale nell’ammodernamento e messa in sicurezza del patrimonio abitativo italiano, così vetusto e inadeguato. Tuttavia, la mancata proroga del cd. “Sismabonus acquisti”, che premia gli acquirenti di abitazioni demolite e ricostruite in chiave antisismica che rimane ferma al 30 giugno 2022, potrebbe limitare gli interventi di sostituzione edilizia e quindi di vera e propria rigenerazione urbana, che meriterebbero termini di applicazione più estesi di quelli attuali. Inoltre, si ricorda che per le unifamiliari la proroga del Superbonus è condizionata all’aver realizzato al 30 giugno 2022 almeno il 30% dei lavori, con il conseguente ridimensionamento, su base annuale, di questo segmento di mercato, che rappresenta circa il 50% degli investimenti realizzati. Si tratta di termini di scadenza che, tra l’altro, mal si conciliano con i fenomeni inflattivi in atto, con l’aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime e della loro difficoltà di reperimento, nonché con le ripetute modifiche normative riguardanti la disciplina della cessione dei bonus e del meccanismo dello sconto in fattura.


PER APPROFONDIRE: Superbonus, l’analisi di un tecnico: «Caro prezzi, c’è molta speculazione»


Quali prospettive per il settore edile rispetto al tema del "consumo di suolo zero" e della transizione energetica?

Le tematiche ambientali e il loro impatto sull’economia mondiale rappresentano un fattore chiave per lo sviluppo futuro delle imprese. Le disposizioni normative internazionali, comunitarie e nazionali infatti sono fortemente orientate sul tema della sostenibilità e dell’economia circolare: a livello internazionale con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG’s), a livello europeo le direttive sull’economia circolare e a livello nazionale con la legislazione sulla Green Economy, il Green Public Procurement ed i Criteri Ambientali Minimi.

A partire dal principio del “consumo zero di suolo”, l’edilizia, peraltro, rappresenta uno dei settori chiave per realizzare una transizione sostenibile e circolare. In tale prospettiva la questione ambientale, al netto delle indispensabili opere infrastrutturali, deve essere declinata in termini di intervento sul patrimonio immobiliare esistente, cui è diretta tra l’altro la misura del Superbonus.

Gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di CO2 nell’UE. Inoltre, il settore delle costruzioni è responsabile di circa la metà della domanda di estrazione di materiali e del 35% della produzione totale di rifiuti nell'UE.

Le imprese possono adottare azioni circolari in diversi ambiti d’attività, dalla progettazione all’approvvigionamento delle materie prime, dalla gestione del cantiere alla produzione e raccolta dei rifiuti, che consentono di ottenere benefici di tipo ambientale, economico, operativo, competitivo. Allo stesso tempo, la diffusione della circolarità nel settore delle costruzioni è frenata da molteplici barriere normative, tecniche, economiche e culturali.

L’edilizia ha un enorme potenziale in termini di sviluppo di un modello circolare a partire dal riuso e riciclo dei materiali esistenti negli edifici, nelle infrastrutture ed a fini di recupero ambientale. Il riuso di un bene infatti è la principale forma di economia circolare. In edilizia questo concetto è strettamente correlato alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, oggi, al centro delle politiche economiche di ripresa e resilienza quali quelle supportate dal “Superbonus” e nell’ottica più ampia della rigenerazione urbana e territoriale.

La Direttiva Quadro sui Rifiuti ha introdotto di recente un target di recupero dei rifiuti inerti pari al 70% che potrebbe potenzialmente determinare un impulso decisivo nel settore del riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione.

A partire da tali constatazioni si può senz’altro affermare che l’edilizia sia uno dei settori chiave per avviare e realizzare la transizione ecologica ed energetica del sistema sociale ed economico del nostro Paese così come incorporato nei principali documenti di programmazione europei, nazionali e regionali.

La portata effettiva di tale contributo dipenderà dalla capacità di attivare riforme dell’ordinamento in grado di superare i bizantinismi che hanno storicamente caratterizzato il nostro Paese creando un quadro normativo moderno in grado di agevolare la realizzazione delle imponenti trasformazioni sociali, tecnologiche ed economiche connesse alla transizione energetica e digitale.

Quadro occupazionale del comparto: stiamo assistendo davvero a una rinascita dell'edilizia?

A livello nazionale, il 2021 si è concluso all'insegna della crescita per il settore delle costruzioni, che ora si prepara alle tante sfide del futuro, come la riqualificazione energetica, legata sempre più all'integrazione edificio-impianto e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato.

A febbraio 2022, il numero di occupati per l’intera economia si assesta a circa 23 milioni, in aumento dello 0,4% rispetto a gennaio scorso. I livelli occupazionali, pertanto, continuano a risalire, risultando sempre più prossimi ai livelli prepandemia.

A febbraio 2022 si riscontrano ulteriori riduzioni nel tasso di disoccupazione totale e giovanile che si attestano, rispettivamente, all’8,5% e al 24,2%. Nel mese precedente i valori erano pari all’8,6% e al 24,8%.

L’indice Istat della produzione nelle costruzioni (comprensivo anche della manutenzione ordinaria) corretto per gli effetti di calendario, a gennaio 2022, registra un ulteriore e significativo aumento del +13,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Questo risultato, che segue un 2021 particolarmente positivo (+24,1% rispetto al 2020), lasciava presagire il proseguimento della dinamica espansiva in atto nel settore. Tuttavia, l’attuale fase congiunturale sta evidenziando un repentino peggioramento delle condizioni di mercato, con un aumento incontrollato delle materie prime e della difficoltà di reperimento delle stesse, alimentato dalla recente crisi geopolitica internazionale.

Il 2022 comunque si apre in positivo, con un ulteriore e consistente aumento del numero di ore lavorate e dei lavoratori iscritti. Rispetto a gennaio 2021, infatti, il monitoraggio della Cnce su 114 casse edili/edilcasse evidenzia una crescita, rispettivamente pari al 31,5% e al 17,8%. L’intero anno 2021, si ricorda, aveva segnato, complessivamente, un aumento del 28% delle ore lavorate e del 12,7% dei lavoratori iscritti rispetto all’anno pandemico.

A livello metropolitano, secondo i più recenti dati forniti dalla Cassa Edile della provincia di Reggio Calabria, l’ente bilaterale partecipato e gestito pariteticamente da ANCE Reggio Calabria e dalle Organizzazioni Sindacali territoriali, il positivo trend regionale e nazionale risulta confermato. Il numero degli operai attivi iscritti in cassa cresce infatti dalle 2.962 unità del 2020 alle 4.009 unità del 2021 con un parallelo aumento delle ore lavorate che passano da un milione 990 mila 104 a 2.922.320.

Sottolineiamo peraltro come tale incremento occupazionale sia da ascriversi soprattutto al settore dell’edilizia privata ed al Superbonus atteso che l’incidenza ed il contributo del settore delle opere pubbliche resta costante nell’ultimo quadriennio e sempre intorno al 25% della massa salari totale del settore.

Un ritmo più che soddisfacente ma che ha bisogno di essere sostenuto efficacemente.   In uno scenario dominato sempre più da una domanda "green", gli incentivi messi in campo in questi anni produrranno un aumento della richiesta di figure esperte nello sviluppo di strategie ecosostenibili, nella progettazione green, nella limitazione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2. Un trend che, secondo i dati Infocamere, porterà ad una crescita media annua dell'occupazione nelle costruzioni del +1,4% da qui al 2025 in tutta Italia.

Occorre inoltre sottolineare come la crescita occupazionale del settore sia accompagnata dal rilancio degli investimenti.

Nel 2021, per la prima volta dopo troppi anni, gli investimenti nel settore delle costruzioni mostrano infatti segnali di vitalità davvero incoraggianti. L’Istat, nei dati di contabilità nazionale di marzo scorso, stima, infatti, per il 2021 un importante aumento tendenziale del +20,7% dei livelli produttivi del settore (al netto dei costi per trasferimento di proprietà). Anche la stima Ance, presentata nella conferenza stampa del 23 febbraio 2022, è di un significativo incremento degli investimenti in costruzioni del +16,4% rispetto al 2020, derivante da aumenti generalizzati in tutti i comparti. La crescita risulta trainata, in particolare, dal comparto della riqualificazione abitativa, il cui incremento supera il 20%.

Fondi europei comprensivi del Recovery Fund e Superbonus, sono certamente le principali opportunità per rilanciare il settore delle costruzioni e l’intera economia del nostro Paese funestati dagli effetti imposti dalla pandemia.

L’impatto di tali programmi dipenderà, però, dalla capacità di mettere in atto misure e riforme in grado di rendere effettiva la spesa delle ingenti risorse disponibili, favorendo la trasformazione del Paese con l’adozione, sia nel settore privato che in quello pubblico, di nuovi modelli e paradigmi produttivi capaci di interpretare nuove forme di resilienza e supportare la ripresa economica post coronavirus.

Innanzitutto occorre progettare e produrre un cambiamento sostanziale del sistema imprenditoriale in un’ottica di riconversione industriale green e secondo modelli organizzativi evoluti in grado di cogliere le opportunità e le sfide della transizione ecologica e digitale. 

In parallelo, auspichiamo il rafforzamento della capacità programmatica e gestionale della pubblica amministrazione locale e la revisione dell’impostazione “bizantina” che connota il nostro ordinamento e che, soprattutto nelle aree in ritardo di sviluppo come la Calabria, hanno da sempre rappresentato un vulnus per lo sviluppo territoriale.

A partire da tali nuovi assetti, occorre innovare in termini collaborativi il rapporto tra pubblico e privato, nel rispetto dei ruoli, della trasparenza e del rigore amministrativo, con imprese organizzate e responsabili e amministrazioni locali capaci di attivare sistema produttivo e cittadini in termini di risorse e progettualità.

Nel contempo, con la medesima sinergia istituzionale, occorre contrastare le ingerenze della criminalità organizzata nell’economia ed in generale tutte le forme di concorrenza sleale.

In questa ottica, contribuiremo al partenariato territoriale per un progetto di crescita sostenibile della regione e della città metropolitana di Reggio Calabria fondato su un patto sociale, economico ed istituzionale tra pubblico e privato capace di affrontare una situazione sociale drammatica ed operando solidalmente sul piano dell’emergenza, della programmazione e della legalità, nell’esclusivo interesse generale della nostra comunità imprenditoriale e del nostro territorio.

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