Terra Santa, il messaggio finale del Coordinamento dei vescovi

«Le leadership israeliana e palestinese si impegnino a riprendere negoziati diretti; i nostri governi e leader politici ribadiscano il loro impegno concreto nella ricerca di una pace giusta, sostenendo il dialogo tra le due parti e il diritto internazionale e riaffermino la pluralità di Gerusalemme, dato il suo significato unico per ebrei, cristiani e musulmani». Sono queste alcune delle richieste contenute nel messaggio finale del Coordinamento dei vescovi per la Terra Santa (Holy Land Coordination, Hlc), diffuso ieri mattina a Gerusalemme al termine del loro incontro-pellegrinaggio annuale, per la prima volta “on line” a causa delle restrizioni anti Covid-19. Tradizionalmente, a gennaio, i vescovi rappresentanti gli episcopati di Usa, Ue, Canada e Sud Africa si recano in Terra Santa per portare sostegno alle comunità cristiane locali. Quest’anno, impossibilitati dalla pandemia, gli incontri sono avvenuti on line. Nel comunicato i 15 vescovi firmatari ricordano «le sfide poste dal Covid-19 aggravate dal conflitto, dall’occupazione e dal blocco israeliano». Inoltre l’assenza di pellegrini internazionali «ha esacerbato le diffuse difficoltà economiche, aumentato i livelli di disoccupazione e ha gettato molte famiglie nella povertà. La mancanza di progressi politici, insieme alla continua espansione degli insediamenti illegali e l’impatto della legge su Israele Stato-Nazione degli ebrei continua a erodere ogni prospettiva pacifica della soluzione ‘due popoli due Stati’». Dai vescovi dell’Hlc giunge anche un appello alla comunità internazionale ad adoperarsi perché «Israele si assuma la responsabilità di rendere i vaccini Covid-19 accessibili ai palestinesi in Cisgiordania e Gaza, con la cooperazione da parte dell’Autorità Palestinese. Mentre molti dei nostri Paesi continuano ad affrontare gravi difficoltà a causa della pandemia – si legge nel comunicato finale – sentiamo la profonda responsabilità di sostenere i nostri fratelli cristiani della Terra Santa. Chiesa, scuole, cliniche, ospedali e altri progetti sociali, compreso il lavoro della Caritas, sono modelli di carità, giustizia e pace. Queste istituzioni cristiane sono fondamentali per unire persone di contesti diversi e per servire il bene comune. La comunità cristiana, per quanto piccola, è un importante garante della coesione sociale e portatrice di speranza per un futuro migliore. Attendiamo con impazienza il momento in cui i cristiani di tutto il mondo possano tornare a pellegrinare in Terra Santa. Fino a quel momento, incoraggiamo le nostre comunità a fornire tutta l’assistenza possibile e ricordare tutti i popoli della regione nelle nostre preghiere».

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