Terremoto e sistema baraccato borbonico: le origini della prevenzione

Terremoto del

Il 12 marzo del 1828 la terra tremò tra Reggio Calabria e Palmi, segnando un momento cruciale per la storia dell’architettura tecnica del Mezzogiorno. Quell’evento sismico non fu soltanto una calamità naturale, ma rappresentò il banco di prova fondamentale per le innovazioni costruttive introdotte nel Regno delle Due Sicilie. Dopo i tragici fatti del 1783, la necessità di proteggere la popolazione portò alla nascita di normative all’avanguardia per l’epoca, capaci di integrare le antiche conoscenze romane con le intuizioni dell’ingegneria settecentesca. Al centro di questa rivoluzione si pose una struttura lignea innovativa, pensata per conferire elasticità agli edifici e ridurre drasticamente il rischio di crolli durante le scosse.

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Le origini della protezione sismica in Calabria

Il 12 marzo del 1828 un violento terremoto colpì la fascia tirrenica compresa tra Reggio Calabria e Palmi. La popolazione spaventata passò la notte all’addiaccio e secondo le notizie del tempo altre cinque scosse di minore intensità seguirono il giorno successivo. Una data come molte altre purtroppo che ricordano la forte sismicità del territorio ma che allo stesso tempo rappresentò il primo stress test del progetto antisismico nel Regno delle
Due Sicilie. Non a caso, infatti, è proprio qui che l’ingegneria sismica trova importanti radici progettuali.

Il funzionamento del sistema baraccato borbonico

Qualcuno probabilmente avrà sentito parlare del cosiddetto sistema baraccato borbonico introdotto gradualmente dopo il terremoto del 1783 (fece oltre 30mila vittime) i cui elementi principali sono: una muratura rinforzata e una rete lignea che funge da telaio al suo interno, capace di ammortizzare le scosse nelle case. In pratica è una struttura
tridimensionale in legno, inserita nelle murature portanti, che conferisce alla casa duttilità e un comportamento scatolare in grado di resistere alle scosse sismiche.

L’intuizione di Francesco La Vega e l’eredità romana

Un’idea salvavita che porta il nome dell’ingegnere spagnolo Francesco La Vega che riprese i dati degli studi del tempo insieme ad una tecnica costruttiva già esistente in Calabria. L’input finale gli arrivò da una campagna di scavo nella zona di Ercolano che portò alla luce proprio una identica modalità costruttiva già attuata dei romani. I Borboni diedero così una risposta immediata quanto necessaria alle migliaia di morti causate dai sismi e allo stesso tempo diedero vita al primo regolamento di questo tipo nel vecchio
continente (1785). Pian piano le indicazioni per la costruzione delle case riguardarono anche strade e piazze rendendo di fatto le comunità più sicure. Elementi di costruzione il cui valore è riconosciuto ancora oggi.

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