Tredicenne stuprata ed il rischio di esorcizzare la coscienza

L’appello ai genitori a riscoprire il proprio ruolo ed alle agenzie educative. Le parole di Falcomatà: «coesione»

«Sono ancora i valori cristiani a guidare l’educazione?». L’interrogativo rimbomba in una Cattedrale, quella di Reggio Calabria, gremita, dinnanzi al quadro della Patrona della diocesi, Maria, Madre della Consolazione. L’arcivescovo Morosini ha tra le mani i fogli della sua omelia, ma quando decide di affrontare il tema centrale della sua prolusione lo fa a braccio, con veemenza e voce rotta dall’emozione. Il dramma della tredicenne stuprata a Melito di Porto Salvo (RC) è una ferita aperta. Per le sofferenze della bimba, per il silenzio della comunità, «tubercolosi dello spirito», come proprio nel centro grecanico il presule aveva detto durante la veglia di preghiera, e ieri mattina ha ribadito dall’ambone della Cattedrale nella tradizionale consegna del cero votivo da parte della civica amministrazione. Politica che sta provando a fare la sua parte, come spiega il sindaco metropolitano, Giuseppe Falcomatà: «Siamo consapevoli che il male bisogna guardarlo negli occhi e denunciarlo, quotidianamente», ha detto, aprendo ad un patto nel nome della «riconciliazione e coesione» a favore dei giovani della provincia più a sud dello Stivale. Senza condizionamenti con il malaffare. Quei giovani e quella sfida educativa che sono diventati una vera e propria emergenza per padre Giuseppe: «Non leggiamo quell’episodio terribile solo in chiave di ‘ndrangheta, non è giusto. Perché in questo modo vogliamo esorcizzare la nostra coscienza». L’omertà anestetizzante della società non ha la sola matrice, secondo il presule, della criminalità organizzata. La ‘ndrangheta trova linfa vitale dall’assenza dei valori e dalla sottomissione, senza speranza, alle logiche del potere mafioso. È un torpore culturale che rischia di disorientare l’opinione pubblica; se adesso la provincia reggina è diventata baricentrica nel dibattito mediatico, ci sono altre realtà che nell’ombra dell’isolamento vivono atti di violenza simili. Frutto di scelte ideologiche e morali che rischiano di ingenerare nuovi disastri educativi. «Il nostro Parlamento si appresta a regalarci la legge sulla depenalizzazione delle droghe leggere per uso personale – ha detto l’arcivescovo Morosini – il male non si combatte con un altro male. E l’uso di droga è sempre una violenza sull’equilibrio della persona. Dovremo abituarci a veder vendere la droga dinanzi alle scuole?». Morosini porta ad esempio anche le critiche alla riforma mosse da due giudici impegnati in prima linea contro la ‘ndrangheta, come Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho, «la motivazione addotta – ha spiegato il vescovo – è che tale liberalizzazione aiuterebbe a sconfiggere la criminalità organizzata; essa è stata giudicata inconsistente, tra gli altri dai due magistrati, dichiarando il provvedimento immorale». L’appello è rivolto alle famiglie, affinché «sappiano reagire e riscoprire il loro ruolo con coraggio e coerenza» ed alle agenzie educative, le scuole, le parrocchie, gli ambienti ricreativi e sportivi, per un sano e robusto gioco di squadra in una terra di confine che necessità di un’imponente impegno corale. Alla luce del sole.

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