Avvenire di Calabria

Il turismo lento cammina sulle gambe di forme esperienziali come l'archeotrekking o il trekking urbano che si stanno facendo strada in Calabria

Così il trekking in Calabria può invertire la rotta sul turismo

Oggi proviamo a raccontare qualche buona prassi del territorio e anche un'idea di sviluppo che ancora Reggio alle sue radici ecclesiali

di Federico Minniti

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Il turismo lento cammina sulle gambe di forme esperienziali come l'archeotrekking o il trekking urbano che si stanno facendo strada in Calabria. Oggi proviamo a raccontare qualche buona prassi del territorio e anche un'idea di sviluppo che ancora Reggio alle sue radici ecclesiali.

Turismo in Calabria, la strada del trekking apre sentieri inesplorati

Domenico Guarna è una guida storico-escursionistica del territorio di Reggio Calabria. Promuove viaggio ecosostenibili in Aspromonte con “Il Giardino di Morgana” basando l’esperienza dei turisti sull’archeotrekking. Lo abbiamo intervistato.

È l’escursionismo la vera chiave di volta per una Reggio turistica?

Certamente, è una delle frecce migliori nella nostra faretra. Negli anni si è parlato spesso di turismo mancando sempre la Fase-due nel rendere reali i progetti ipotizzati. Reggio ha delle peculiarità che possono coniugati in pacchetti turistici davvero interessanti: tanto in ambienti montani, quanto in ambienti urbani.

L’aspetto fondamentale è continuare a promuovere la nostra Città metropolitana non solo nelle principali attrazioni turistiche: l’escursionismo potrebbe offrire una destagionalizzazione dell’offerta turistica del territorio.

La sua esperienza prova a riassumere tutto questo.

Esatto. Investire in ambito escursionistico sul territorio reggino: negli anni ci stiamo riuscendo. La particolarità è dare una lettura storica alle bellezze naturali, paesaggistiche e artistiche presenti sul territorio di Reggio Calabria e provincia. Ultimamente stiamo avviando attività anche con Messina per rafforzare il trait d’union dell’Area dello Stretto attraverso, nello specificio, la ricostruzione storica delle fortificazioni.


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L’Aspromonte sconta anni di retaggi, ma è già un’attrattiva del territorio: quali sono i punti di forza della nostra montagna?

Purtroppo è vero: un racconto ingiallito dell’Aspromonte ne mortifica le tante potenzialità. In verità, da tanti anni, alcuni precursori hanno provato a invertire la rotta. Il ruolo della nostra generazione è quello di restaurare la bellezza della storia plurimillenaria di un alpe che si trova nel cuore del Mediterraneo. Tra i punti di forza, certamente, c’è il cuore selvaggio della nostra montagna ricadente nel Parco nazionale dell’Aspromonte; e ancora: l’area grecanica, un micro-mondo che guarda a oriente, o i borghi dell’area tirrenica a picco sul mare.

E i punti di debolezza?

L’assenza di orgoglio dei reggini con la ricerca spasmodica degli alibi: perché non proviamo a valorizzare la nostra bellezza? Le criticità ci sono e le scontiamo quotidianamente nell’attività quotidiana di noi operatori turistici. Questo non deve limitare la voglia di spendersi: guardiamo alla voglia di invertire la tendenza accaduta a Matera. Reggio e la Calabria non hanno niente di meno, bisogna solo crederci insieme.


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In che modo, secondo te, le nostre Istituzioni possono favorire il proliferare del cosiddetto slow tourism sul nostro territorio?

Le Istituzioni devono porre in essere le condizioni fondamentali per lo sviluppo dell’area che sono chiamati a governare. Oggi, purtroppo, tutto è lasciato alla singola iniziativa di cittadini o associazioni. Dobbiamo dirci la verità: la città sta crescendo nella strutturazione dei percorsi turistico-ricettivi? Probabilmente no: allora puntare sul turismo lento può invertire la rotta per dare un’opportunità in più per restare ai giovani nella nostra terra.

Se dovessi rivolgerti a un appassionato di escursionismo all’ascolto, quali sono le “carte” che ti giocheresti per farlo venire in Calabria?

La nostra è una terra di contrasti, sospesa tra il mare e la montagna, tra una visione che guarda a oriente, ma anche a occidente. Una terra che rappresenta un ponte tra le varie culture: è possibile conoscere un territorio che ha tantissimo da offrire, specialmente sotto il profilo umano capace di riallacciare il pensiero degli individui con un contesto quasi del tutto incontaminato.

L'idea del trekking urbano sulle orme di San Paolo

I n cammino sulle orme di San Paolo. Per adesso è una corposa idea progettuale, ma il prossimo 9 giugno potrebbe trasformarsi in un protocollo d’intesa molto interessante per la Chiesa e la città di Reggio Calabria.

Stiamo parlando del progetto “La via della fede di san Paolo” che prevede un percorso di trekking urbano nei luoghi paolini della città sullo Stretto. Il tutto s’incastona all’interno di una progettazione più ampia che mette insieme Siracusa, Reggio Calabria e Pozzuoli, le tre tappe meridionali di Paolo di Tarso narrate nella Bibbia.

Si tratta di un’iniziativa di indubbio valore che ricalibra l’identità territoriale reggina ponendola in modo perfettamente coeso all’interno del cammino ecclesiale della diocesi di fondazione paolina.

Proprio per questo, l’idea è fortemente sostenuta dall’arcidiocesi di Reggio-Bova, come testimonia l’impegno in prima linea del vicario episcopale per il laicato, il lavoro e la famiglia, don Francesco Megale, ma anche di tanti uffici e istituti diocesani oltre all’azione operativa della “Pattuglia San Paolo”, fondata nel 2015 su iniziativa di alcuni adulti scout provenienti da Comunita Masci ed altre Associazioni scout cattoliche (Scout Brutia – Agi2000) operanti nella citta di Reggio Calabria, motore inesauribile della proposta.


PER APPROFONDIRE: Un Parco nazionale dello Stretto e della Costa Viola, ascolta il podcast


Abbiamo approfondito con l’architetto Maria Grazia Buffon, referente della “Pattuglia San Paolo”, alcuni dettagli relativi all’idea progettuale sul trekking urbano sulle orme di Paolo di Tarso in riva allo Stretto.

Coniugare il trekking urbano alle radici spirituali del territorio, da dove nasce questa idea progettuale?

L’idea del trekking urbano a Reggio Calabria nasce come tappa attrezzata della Via della Fede di san Paolo da Siracusa a Pozzuoli che è un cammino da fare anche via mare e che ripropone alcune delle tappe che san Paolo fece nel 61 d.C. da prigioniero e che lo condusse da Cesare fino a Roma e che lo stesso san Paolo descrive negli Atti degli Apostoli.

Il trekking è stato ideato per quello che rappresenta san Paolo per la città di Reggio Calabria, grazie al prodigio della Colonna ardente, con la quale riuscì a convertire i pagani reggini e diffondere il cristianesimo in tutta la Calabria. In città ci sono moltissime opere che fanno riferimento al Santo: unire tutti i luoghi che lo ricordano, a oggi 15 tappe, è l’obiettivo del trekking urbano sulle orme di san Paolo.

Quali sono i punti di forza per sviluppare la vostra idea progettuale?

Tra i punti di forza c’è l’accaduto storico dell’approdo di san Paolo a Reggio Calabria e la presenza di molte opere d’arte che richiamano la sua venuta e il prodigio della Colonna. Accanto a questo si registra la grande disponibilità dell’arcidiocesi di Reggio - Bova nel sostenere e portare avanti questa progettualità.

Altrettanto importante l’integrazione tra le bellezze reggine e la riscoperta dell’identità paolina della città. La flessibilità, da uno a tre giorni, del cammino permette una pluralità di esperienze.

In che modo, secondo te, Istituzioni e stakeholders possono sostenere la vostra idea?

Per come pensato il progetto può essere messo in atto solo se tutti gli attori sociali si attiveranno per rendere Reggio Calabria come luogo di attrazione attorno alla figura di san Paolo. Ci vuole una convergenza comune: la creazione di una rete di partners va proprio in questa direzione.

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