Avvenire di Calabria

Il difficile equilibrio raggiunto con Alitalia sembra essere una toppa, molto costosa

Un aeroporto per lo Stretto

Davide Imeneo

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L'aeroporto dello Stretto è al centro della bagarre politica locale. La pista del Tito Minniti diventa, ancora, terreno di scontro tra le varie fazioni – più o meno definite – di palazzo San Giorgio, dell’Area Metropolitana dello Stretto e della Regione Calabria. C’è chi esulta per risultati ritenuti importanti (aver conservato la presenza di Alitalia nello scalo), c’è chi accusa di insignificanza politica l’attuale classe dirigente, poichè incapace di farsi valere nelle trattative con le compagnie aeree e con gli interlocutori istituzionali, rivendicando tempi passati, in cui questo, secondo alcuni, accadeva. Ciò che si percepisce dall’esterno dei palazzi e tra le strade della città, è l’assoluta rassegnazione di un popolo che sta imparando a coniugare un avverbio: ancora. «C’è ancora l’aeroporto». «C’è ancora Alitalia». Ancora...e poi? La vincenda (in perenne divenire) dell’aeroporto dello Stretto non lascia né vincitori né vinti. Metafora della città, esprime la grave mancanza di progettualità politica, sociale, economica e istituzionale che subiscono le famiglie. È fotografia della provvisorietà dei servizi essenziali che vengono “mantenuti” – non sempre sinonimo di garantiti – più per adempiere un obbligo che per soddifare un diritto. Tirarsi addosso le sorti dell’aeroporto per finalità elettorali è scorretto. Anzi, offensivo nei confronti dei reggini e dei messinesi. Le problematiche del Tito Minniti, infatti, non sono nate ieri, ma hanno radici ultradecennali. E sono cresciute, moltiplicandosi sempre e comunque, perché chi poteva intervenire ha preferito rattoppare e non risolvere. Anche il difficile equilibrio raggiunto con Alitalia sembra essere una toppa, molto costosa. C’è da chiedersi se con tutti i soldi stanziati per assicurare la presenza di Alitalia, non si potesse realizzare un investimento tale da far decollare l’aeroporto dello Stretto. Alcuni propongono la nascita di una compagnia aerea dello stretto. Un’ente interregionale, capace di farsi carico del bisogno di mobilità dell’area metropolitana. Un’idea che fa pensare e che potrebbe avere una ragione, a patto che poggi su una solidità societaria e finanziaria e non sia l’ennesima soluzione provvisoria per il Tito Minniti. A prescindere dalla compagnia aerea, le due sponde dello stretto saranno costrette a dialogare sul fronte della mobilità. Lo ha ribadito anche il ministro Delrio, nei giorni scorsi in visita a Messina: «Appoggio pienamente l’idea di un’agenzia di mobilità integrata sullo Stretto». Il rappresentante del governo Gentiloni ha sottolineato come la proposta di «un’agenzia per creare un sistema di mobilità integrata sia il lavoro giusto da fare» per creare un vero ponte tra le due sponde. Da settimane i sindaci di Messina e Reggio Calabria, insieme ai rispettivi assessori alla Mobilità, sono al lavoro per presentare al governo nazionale la proposta di un organismo, con personalità giuridica e autonomia finanziaria, che si occupi di creare una rete di collegamenti via mare per unire l’area metropolitana dello Stretto. L’idea è quella di creare le condizioni affinché i cittadini, con lo stesso biglietto, possano usare i mezzi pubblici sulle due sponde, oltre che usufruire del trasporto navale. Integrare anche il trasporto aereo garantirebbe un servizio d’eccellenza, tra i primi al mondo, permetterebbe di creare occupazione e investire sul terriotorio in maniera virtuosa. Non dipendere più da Alitalia significherebbe guadagnare autonomia. Se le politica inizia a progettare e ad attrarre investimenti è un bene per tutti. Soprattutto per chi non si rassegna all’avverbio ancora ma vive nella speranza di poter dire: «Finalmente!»

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