La scena pittorica in questione trae ispirazione da un evento straordinario avvenuto nella vita del Santo
Dal 18 luglio nella parrocchia di Sant’Elia Profeta a Condera è esposta un’opera voluta dal parroco don Paolo Ielo insieme alla comunità e inaugurata in occasione delle celebrazioni del 20 luglio in onore del Santo dall’arcivescovo Fortunato Morrone.
Al centro vi è una scena spirituale che ha come protagonista proprio S. Elia Profeta. La scena pittorica in questione, eseguita dal pittore Matteo Curcio, trae ispirazione da un evento straordinario avvenuto nella sua vita. Precisamente quando gli fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo».

Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente. (1Re 17, 2-6). Elia viene invitato a nascondersi tra gli anfratti delle rocce del torrente, a bere di quell’acqua, a cibarsi della carne e del pane che misteriosi corvi, inviati dal cielo, gli avrebbero procurato. In pochi tratti viene riproposta l’esperienza dell’esodo. Nel deserto infatti il popolo bevve acqua dalla roccia, si cibò di manna, che la tradizione biblica successiva chiamerà il pane del deserto, e si nutrì di quaglie piovute miracolosamente dal cielo. Nella scena Elia appare in estasi mentre seduto accoglie i doni offerti dalla provvidenza divina. Le sue mani appaiono in un duplice atteggiamento, con una ha già preso il pane segno evidente dell’amore di Dio.
Dopo essere stato seminato, il chicco di grano resta sottoterra per alcuni mesi come se fosse morto ma poi germina, si trasforma in spiga che dà numerosi chicchi e per questo è il simbolo della rinascita. Con l’altra mano pare ringraziare e aprirsi completamente alla volontà del Sommo Creatore, infatti gli occhi sono rivolti al cielo, un dialogo tra lo sguardo umano del profeta e la dimensione spirituale in cui si compie la scena. L’esperienza del ritorno alle origini che Elia deve fare è ancora più radicale, la menzione dei corvi infatti rimanda al tempo del diluvio, quindi a quell’alleanza che ha preceduto i patriarchi definita alleanza noachica, quando Noè dall’arca inviò un corvo per vedere se erano le acque si erano ritirate.
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Il corvo nell’antichità veniva considerato da un lato annunciatore di sventure, e dall’altro uccello vicino agli dei e conoscitore del destino degli uomini. Il fatto che proprio dei corvi portino cibo al profeta è segno di un ritorno alla pace primitiva, a quell’intimità con Dio di cui godeva Adamo nel giardino dell’Eden. La scena pittorica in questione, perciò, racconta il silenzio di Dio che spesso è la più grande risposta alle nostre domande. Il dipinto è stato realizzato mediante la tecnica di olio su tela, intelaiata in loco su telaio ligneo e le misure sono di circa 440 cm di base x 470 cm di altezza.













