Una nuova giovinezza per il santuario di Polsi

La riflessione del Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, in occasione delle celebrazioni in onore della Madonna della Montagna
Madonna di Polsi

Anche quest’anno l’incontro del 2 settembre al Santuario della Madonna di Polsi ha registrato una folta schiera di pellegrini che consolida un’antica tradizione di fede. L’annuale Festa della Madonna di Polsi, che si celebra ogni anno il 2 di settembre , definita anche festa della Madonna della montagna, ci riporta, tra le altre, ad una leggenda dell’undicesimo secolo che descrive un pastore che ritrova il toro smarrito mentre dissotterrava una croce di ferro.

In tale contesto, la Beata Vergine col Bambino gli disse: “Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi“. Ma, come ribadito dal Superiore-Rettore del Santuario don Tonino Sarago , è giunto il momento di scrivere una pagina nuova ; non più accostamenti della ndrangheta alla Madonna della montagna ; non più evocazioni sulla blasfemia di malavitosi senza scrupoli. Polsi è il luogo dove si ritrovano i credenti, ma anche i non credenti perché attratti da molteplici curiosità.

Infatti, guardando bene dentro le dinamiche di questo secolare Santuario, si scopre che non ci si trova soltanto di fronte ad un evento che si caratterizza per la sua dimensione religiosa piuttosto anche per i suoi profili sociali : un “ sentire “ che si snoda attraverso la storia di luoghi impervi e isolati. Allora, Polsi oggi è la sintesi di una tradizione che sfida i tempi nuovi per diventare forza attrattiva di famiglie, giovani, bambini.

Queste le ragioni che impongono alle istituzioni di essere vigili ed attente per accompagnare la serenità di pellegrinaggi diventati simbolo di un percorso non verso l’ignoto , ma verso una meta capace di riscoprire l’identità di un popolo radicato in quei territori almeno da quando nel Santuario echeggiava la liturgia bizantina e finalmente sradicato dalle insidie del male che la cronaca ci ha rassegnato in epoca recente.

Ed è evidente che l’enorme portata dell’attività della magistratura e delle forze di polizia che soprattutto in quel territorio sta progressivamente disarticolando le cosche ndranghetiste davvero riempie di speranza il futuro del Santuario di Polsi. Polsi è anche la sfida della regione Calabria, del comune di San Luca e del parco nazionale dell’Aspromonte per la realizzazione di gravose opere infrastrutturali tese a superare il suo secolare isolamento.

Vi sono numerose iniziative che costituiscono un buon auspicio perché è indubbio che la vivibilità di Polsi non può essere avulsa da una rete stradale capace di alimentare e rendere possibili essenziali contatti con i comuni viciniori. Questa rinnovata consapevolezza da parte di tutte le istituzioni costituisce un forte segnale nel contrasto alla ndrangheta.

 
* Prefetto di Reggio Calabria

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