Avvenire di Calabria

La crisi da Covid-19 ha reso evidente che c’è una distanza di “trattamento” davvero notevole: per il Miur, un bambino in una paritaria "vale" il 10% di uno della scuola pubblica

Una parità scolastica solo sulla carta, Russo (Fism): «Risorse insufficienti»

di Redazione Web

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Giuseppe Russo (nella foto) è il portavoce della Federazione italiana scuole materne (Fisc) per la provincia di Reggio Calabria. Esperienza da vendere, non si rammarica di fronte a una legge che da oltre vent’anni è (quasi) totalmente inapplicata. Parliamo della Legge 62 del 10 marzo 2000 che mette nero su bianco diritti e doveri delle scuole paritarie. «Ma a noi in questi anni sono toccati i doveri» ironizza Russo.

«Sa qual è il paradosso?», ci interroga il portavoce della Fism reggina, «che su questo tema si sa poco e niente. In tanti pensano che oggi la parità sia concreta, ma io posso dimostrare a chiunque che siamo davvero molto distanti da questa realtà che è solo ideale». La prima differenza, a detta di Russo, è il trattamento economico: «Se da un lato noi abbiamo dovuto adeguare tutti i nostri costi a quelli delle scuole pubbliche, dall’altro noi riceviamo 600 euro l’anno di contributo per ogni alunni iscritto. Un rapporto di uno a dieci rispetto alle scuole pubbliche che ne ricevono ben seimila».

Una differenza corposa, soprattutto se si prende in considerazione l’abisso che si registra in merito all’edilizia scolastica: «Abbiamo 30 giorni di tempo per applicare delle norme in continua evoluzione. Capita, spesso, di fare doppi lavori nel giro di pochi anni poiché le stesse norme sono contrastanti. A noi, se non siamo in regola, ci tolgono la “parità”.

Mentre al pubblico questi problemi non li hanno: nel frattempo che le richieste di adeguamento vengono evase, la norma viene superata e con essa anche il problema». A questo si aggiunge che «le commissioni giudicanti, poi, adottano dei metodi del tutto arbitrali. Abbiamo alcune scuole che, ad esempio, hanno un solo bagno per disabili ed altre che ne devono avere due, uno per gli alunni e l’altro per i professori con disabilità. Ma come si fa a saperlo prima?».

Di fronte al doppiopesismo denunciato da Russo evidenziamo come le paritarie non sempre siano sintomo di trasparenza (prova ne è anche una recente inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Vibo Valentia), ma il portavoce provinciale della Fism rilancia: «Poche pecore nere non possono inficiare sul giudizio di realtà che svolgono una funzione pubblica sotto ogni aspetto». Sul fronte degli aiuti statali, Russo conclude: «L’unico sostegno ricevuto è stata la cassaintegrazione e 45 euro a bambino per tutti i mesi di chiusura totale. A questo condizioni come si può andare avanti?». Un interrogativo che punta ad amplificarsi con la mobilitazione permanente “Prima i bambini” promossa dalla Fism su tutto il territorio nazionale.

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