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Intervista al rettore dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, Giuseppe Zimbalatti. Da tre mesi alla guida dell’ateneo, parla di un’università «in salute, con i piedi ben piantati al presente» e, soprattutto, pronta a dare il proprio contributo per la crescita del territorio.
Oggi pomeriggio il rettore Giuseppe Zimbalatti conferirà la Laurea magistrale honoris causa in Scienze forestali e ambientali al principe Alberto di Monaco. Una presenza rilevante per la città di Reggio Calabria e l’Università Mediterranea che si conferma al centro dei processi di sviluppo orientati alla sostenibilità di cui da sempre l’importante discendente della famiglia Grimaldi è testimonial nel mondo.
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Una tra le prime uscite importanti per il professor Zimbalatti da quando, tre mesi fa, è stato eletto alla guida dell’Ateneo.
Senza dimenticare le difficoltà che affliggono il sistema universitario nazionale, non ultimo il calo di iscritti, l’Università che da tre mesi ho l’onore di guidare continua a svolgere al meglio le sue funzioni. Lo testimoniano i recenti traguardi raggiunti, come il terzo posto nella classifica Censis 2022 degli Atenei fino a diecimila iscritti, la più che positiva valutazione della qualità della ricerca (Vqr) 20152019. Ed ancora la partecipazione ai Centri nazionali finanziati sul Pnrr e agli Ecosistemi dell’innovazione Calabria-Basilicata che attestano il nostro dinamismo e il buono stato di salute dell’ateneo.
Le linee direttrici si chiameranno ancora qualità della didattica e della ricerca, orientamento e lavoro. Il tutto inserito in un percorso di crescita che porti nei prossimi anni la “Mediterranea” a potenziare il suo ruolo di centro dello sviluppo etico, culturale, sociale, economico della città e del territorio, quale riferimento nazionale e internazionale. Fondamentale sarà investire sui processi di interazione diretta dell’Università con la società civile e il tessuto imprenditoriale, così come prevede la cosiddetta Terza Missione.
Il termine «fuga di cervelli» a me personalmente non piace. La cultura ci rende «cittadini del mondo ». Chi vive l’Università sa quanto importante sia viaggiare, scoprire e confrontarsi con nuove realtà, condividere culture ed esperienze. Pensiamo ad esempio al programma Erasmus. Tuttavia, una volta avviatisi al mondo del lavoro all’estero, molti preferiscono non rientrare poiché trovano la nuova realtà più adeguata alle proprie aspirazioni lavorative e di vita, mentre altri ritengono di non poter ricevere nella propria terra offerte di lavoro adeguate agli studi conseguiti oppure non hanno altre alternative se non cercare occupazione altrove. Sicuramente quest’ultimi esempi necessitano di doverosi correttivi, ma non si può banalizzare facendo di tutta l’erba un fascio. È anche vero che numerosi sono i laureandi e laureati stranieri che hanno scelto di vivere in Italia. Come esempio, voglio ricordare la storia del ventitreenne Winner Ozekhome.
Di un ragazzo arrivato a bordo di un barcone a Reggio Calabria nel 2016, dopo essere scappato dalla Nigeria. Si è laureato da poco in Ingegneria dell’Informazione con il massimo dei voti: 110 e lode. Una storia di accoglienza e confronto culturale, anche questa linfa vitale che anima l’ateneo. La Mediterranea pone al centro dei suoi valori la formazione dell’uomo capace di fare comunità, interpretando così lo spirito dei Padri costituenti per i quali l’istruzione è il più importante veicolo di democrazia. Questo è il compito dell’Università per la possibilità che le è propria di educare le coscienze al senso di cittadinanza e di condivisione di una dimensione valoriale comune, oltre che per la sua funzione essenziale di produrre e tramandare cultura.
La situazione economica nel Mezzogiorno, assieme ad altri elementi congiunturali, rendono fragile il sistema universitario meridionale. Questo però deve stimolarci ad un impegno maggiore. L’Università Mediterranea ha come missione la promozione della crescita della Calabria e del Paese attraverso la ricerca, la formazione e la qualità dei servizi agli studenti e al territorio, la trasmissione dei valori per lo sviluppo etico e civile della comunità, l’innovazione, il trasferimento di tecnologie e di competenze professionali in collaborazione con i soggetti economici e sociali, la cooperazione con enti di ricerca e istituzioni nazionali e internazionali, con particolare riferimento ai paesi del bacino mediterraneo. Le recenti progettualità in ambito Pnrr, efficacemente sviluppate dal nostro Ateneo rappresentano una prima importante opportunità in questa direzione. La partecipazione, poi, ai Poli di Innovazione regionali e, più recentemente, ai Centri nazionali finanziati sul Pnrr e agli Ecosistema dell’innovazione Calabria- Basilicata attesta, a tale riguardo, la nostra vivacità.
Viviamo un momento storico in cui sembra esser caduti in un crisi senza fine. Il Santo Padre ci ricorda come anche la crisi ci fa può far crescere, quando diventa momento di confronto per la ricerca di soluzioni comuni. Il pericolo è quando la crisi si trasforma in conflitto. Dobbiamo imparare a vivere e superare la crisi attraverso l’ascolto, il confronto ed il dialogo, a tutti i livelli della società. La frase «nessun uomo è un’isola» credo riassuma perfettamente questa esigenza. Ed in tale contesto occorre riscoprire, ad esempio, il ruolo propulsivo della società civile per il buon funzionamento delle Istituzioni che non sia solo mera critica delle stesse. Ed in tale contesto Chiesa e Università hanno, in forme diverse, una comune missione educativa, tesa alla crescita di una vera cultura, anche del dialogo.
Innanzitutto, vorrei porgere al neo ministro i migliori auguri di buon lavoro. Più che una richiesta, rivolgo un auspicio: che il nuovo governo abbia una visione di ampio respiro sull’Università e ne contempli il giusto ruolo che, a mio avviso, resta quello di essere «la pietra angolare» su cui costruire il futuro del nostro Paese. Le profonde evoluzioni geopolitiche, energetiche e tecnologiche in atto negli ultimi anni, ci ricordano, laddove ve ne fosse bisogno, come una società fondata unicamente sull’economia e non sulla persona, non sia sostenibile, anzi, ne aumenta le fragilità e le frizioni.
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Occorre invece un grande investimento educativo: la conoscenza, la cultura, il sapere sono la via migliore da percorrere per dare risposte ai bisogni della società attuale, affinché questa sia più equa, giusta ed in pace. Valori che si coltivano ogni giorno all’interno delle Università trasmettendoli alle nuove generazioni. Investendo su di essa si investe quindi sul futuro del nostro Paese.
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Lo spettacolo è prodotto da Calabria dietro le quinte, in collaborazione con la compagnia Blu
Il presidente del Consorzio di Tutela del Bergamotto di Reggio Calabria, Ezio Pizzi, ripercorre i