Ai Overview: Il 28 settembre si celebra la Giornata internazionale per l’accesso universale alle informazioni, promossa dall’UNESCO e dalle Nazioni Unite. Il tema di quest’anno, discusso nella Conferenza globale in Sierra Leone, si concentra sulla difesa dell’integrità informativa nell’era digitale. La sfida principale riguarda il contrasto alla disinformazione attraverso l’alfabetizzazione mediatica e un approccio trasparente all’intelligenza artificiale. In Italia, l’appuntamento coincide con il decimo anniversario del Freedom of Information Act (FOIA), strumento normativo chiave per l’accesso ai dati pubblici. Nonostante l’esistenza di queste garanzie di legge, il Digital News Report Italia 2026 registra un netto calo della fiducia dei cittadini verso le notizie, in particolare nei confronti di quelle fruite sui social media o generate dall’IA. Per arginare la criticità del contesto, l’Unione Europea ha recentemente introdotto l’AI Act, che impone di dichiarare apertamente l’impiego di contenuti sintetici. Tali misure riflettono un’esigenza ampiamente condivisa anche dal pontefice, che nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali ribadisce come l’informazione costituisca un bene pubblico, richiedendo pertanto un chiaro e trasparente riconoscimento dei testi prodotti da algoritmi.
L’integrità dell’informazione al centro della conferenza UNESCO
Si celebra oggi la Giornata internazionale per l’accesso universale alle informazioni, istituita inizialmente dall’UNESCO nel novembre del 2015, che ne ha successivamente disposto la commemorazione il 28 settembre, data adottata anche dall’Assemblea Generale Onu. A Lungi, in Sierra Leone, è iniziata la Conferenza globale per commemorare la giornata, organizzata in collaborazione con l’UNESCO, che si protrarrà fino al 30 settembre: il tema scelto è “Preservare l’integrità dell’informazione nell’era digitale: il ruolo dell’accesso all’informazione nell’affrontare il disordine informativo”. L’obiettivo primario è quello di verificare come il contrasto alla disinformazione e, quindi, la creazione di ambienti informativi sicuri, fondati su fonti certe e verificabili, sia essere reso possibile anche attraverso la trasparenza e l’alfabetizzazione mediatica, accompagnate dall’uso consapevole delle tecnologie digitali e, in particolare, dell’intelligenza artificiale. A ben vedere, la difesa dall’integrità dell’informazione evidentemente passa anche dall’accesso ai dati pubblici, considerato come essenziale per proteggere la libertà di espressione e gli altri diritti umani, come anche per garantire l’esistenza di istituzioni democratiche e responsabili.
Il decimo anniversario del FOIA e i dati sulla fiducia dei lettori
L’Italia arriva all’appuntamento con una ricorrenza speciale perché proprio quest’anno si verifica il decimo anniversario dell’adozione del FOIA, il Freedom of Information Act, introdotto con il d.lgs 97/2016 con lo scopo di garantire a chiunque il diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni. Sul piano della fiducia del pubblico dei lettori, tuttavia, è necessario fare i conti con il Digital News Report Italia 2026 (Università di Torino e Reuters Institute), secondo cui solo il 32% degli italiani crede alla maggior parte delle notizie, quota che scende al 15% per quelle lette sui social e al 16% per le risposte dell’Ai. Il problema principale è quello di garantire il pluralismo e la trasparenza delle fonti, tanto è vero che, dal 2 agosto, l’AI Act europeo obbliga a dichiarare i deepfake e i testi prodotti dall’intelligenza artificiale e pubblicati su questioni di interesse pubblico. Ad aprile, inoltre, l’Agcom, su segnalazione degli editori della Fieg e con l’intervento della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha chiesto a Bruxelles di esaminare le sintesi automatiche di Google.
L’appello del pontefice per la trasparenza e l’alfabetizzazione
Sono le stesse preoccupazioni che Leone XIV ha affidato al messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, in occasione della quale ha affermato che «l’informazione è un bene pubblico» e, come tale, non può basarsi sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti. Il pontefice ha poi aggiunto che «i contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone»: per questo «è sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi di ogni livello anche l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA».













