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Il punto di vista dello psicologo e psicoterapeuta Nicola Fabrizio Nesci sui rapporti adulti-ragazzi, alla luce della realtà stravolta dal Covid-19

Adolescenti, «il motore della loro vita è credere nel futuro»

Redazione Web

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di Nicola Fabrizio Nesci* - Durante il lockdown abbiamo visto i nostri ragazzi quasi sereni e contenti di non poter andare a scuola, di poter giocare a casa con le loro consolle, stando sempre connessi con gli amici. Abbiamo pensato che in fondo quella chiusura, quella sospensione che ha coinvolto tutti, non li riguardasse.
In molti abbiamo pensato che i nostri figli non avrebbero pagato lo “scotto” di questa fase e questo, per un lungo periodo, ci ha quasi rasserenato, portandoci a pensare che il nostro ruolo si potesse limitare a dare un minimo freno al gioco on-line e stabilire piccole regole per mantenere alcune buone abitudini.
Quel che sembra sfuggirci è che però i giovani difficilmente condividono con noi adulti i loro stati emotivi. Nell’adolescenza si iniziano a vivere e condividere queste emozioni all’interno di contesti sportivi, con gli amici, e il contesto sociale esterno alla famiglia rappresenta per loro una importante fonte di nutrimento.
Quel che sta emergendo attualmente è che sono in aumento i disturbi ansiosi e somatici per i nostri ragazzi, legati in parte alla difficoltà di esprimere le proprie paure e dare una voce a quelle che sono le emozioni più profonde, alla paura per la salute dei propri cari e al nuovo riadattarsi ad una quotidianità improvvisamente persa che ora sta riproponendosi, ma con un alone di preoccupazione e timore che non facilita il loro riaffacciarsi al mondo.
La regressione obbligata che hanno dovuto affrontare i nostri ragazzi li ha portati a viversi maggiormente le relazioni familiari e questo, se da una parte è certamente positivo, dall’altra adesso sembra metterli davanti ad una nuova sfida per riappropriarsi di una autonomia e di una socialità che fino a qualche mese fa era legata principalmente ai social, alle consolle e alle piccole regole quotidiane.
Il compito che quindi noi adulti ci troviamo a dover affrontare, sempre, ma in questa fase con ancora maggiore attenzione, è quello di far sentire l’appoggio e il sostegno ai nostri figli. È quello di dar loro un senso a questa fase e di accompagnarli gradualmente al ritorno alla normalità.
I ragazzi oggi più che mai hanno bisogno di comunicazioni chiare e di accoglienza delle loro emozioni, anche se espresse in modo impulsivo, esplosivo, spesso dirette ai genitori o a se stessi. Importante, in questi casi, è non soffermarsi allo scambio esplicito, ma cercare di cogliere la sofferenza emotiva sottostante.
In questa fase in cui tutti facciamo fatica a trovare energie psichiche per combattere il senso di incertezza e di isolamento, c’è pericolo che tale vissuto venga percepito anche dai figli, col rischio che gli stessi vivano con maggior pessimismo e chiusura il futuro, la loro crescita e quel che sarà.
L’atteggiamento di chiusura e rifiuto verso la condivisione dei propri stati emotivi, che come abbiamo visto è caratteristico nei giovani, assume oggi un valore ancora più importante che noi adulti non possiamo sottovalutare e negare.
I giovani hanno bisogno di un ascolto genitoriale sincero e di sentire e percepire la possibilità di pensare ad un domani diverso dal presente.
Avere la capacità di sognare e di credere nel futuro è il motore della vita: se lo si tiene spento, se non si alimenta con la benzina della speranza e con un autentico interesse per i figli e per la fase che stanno vivendo, si rischia di alimentare situazioni spiacevoli mosse dall’aggressività o sopite dall’apatia. È importante quindi trasmettere ai ragazzi la nostra piena fiducia nei loro mezzi e nel futuro, che è tutto loro.

*Psicologo e Psicoterapeuta 

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