Agraria, uno «spin-off» al femminile per il Made in Calabria

Uno spin–off per valorizzare le produzioni alimentari del territorio reggino. Parte dall’Università Mediterranea, l’esperienza di Valeria Laganà, socia– fondatrice di Innovation Made in Calabria.

Ricercatrice e donna. Opportunità o limite?
Penso dipenda dagli ambiti di lavoro e da chi li coordina, il nostro laboratorio è tutto al femminile, dovremmo istituire le quote azzurre. In generale, penso non sia ancora pienamente valorizzata la potente evoluzione della donna, viviamo in un contesto che di fronte a questo fenomeno, arranca.

Perché hai scelto di restare a Reggio?
Scegliere di rimanere è il mio modo di restituire ciò che ho ricevuto. Rimanere è il mio modo di provare a creare, per qualcun altro, quello che io non ho trovato e che questo Paese non mi ha dato.

Secondo te, oggi, scegliere di fare ricerca è premiante?
Per chi sceglie di fare ricerca, la strada è lastricata di assegni di ricerca della durata di un anno per volta, di studio e lavoro che portano a risultati, al di là dei riconoscimenti. Ci sono pochi fondi ministeriali. Lo spin– off di cui faccio parte contribuisce a premiare la ricerca, trasferendo le conoscenze innovative acquisite verso il settore produttivo, creando così nuove opportunità, anche lavorative per giovani laureati.

Cosa bisognerebbe fare per invertire la tendenza?
È chiaro che in questo Paese di precario non c’è solo il mondo della ricerca e che non sarà lo Stato a finanziare l’innovazione proveniente da essa. Un’inversione di tendenza è rappresentata dalle collaborazioni tra Università e imprese, un’evoluzione di questo percorso può portare le imprese agroalimentari a finanziare le attività di ricerca. Esiste già uno strumento che incentiva questa strada ed è il Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, un’agevolazione fiscale concessa alle aziende.

Cosa consiglieresti a un giovane che si affaccia nel mondo dell’imprenditoria agroalimentare in Calabria?
Ad un giovane imprenditore agroalimenta- re consiglierei di non cadere nella tentazione della tuttologia e di fare rete. Che sia produzione primaria o trasformazione, oggi deve assolutamente essere collegata alle altre imprese del territorio ed affiancata da professionisti come tecnologi e agronomi. Dobbiamo capire che da soli non si va da nessuna parte.

E cosa consiglieresti, invece, a uno studente che sta valutando di iscriversi ad Agraria?
È un percorso fortemente connesso al nostro territorio. Oggi assistiamo ad un generale ritorno alla “terra” e penso che chi sceglie di studiare Agraria o Tecnologie alimentari, deve utilizzare gli anni di studio per sviluppare capacità e strumenti necessari ad un innovativo e sostenibile ritorno all’agroalimentare.

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