Alessandro, malato cronico e senza casa: in oltre 46mila firmano per chiedere un alloggio popolare idoneo

Dopo anni di denunce e silenzi, il trentaseienne lancia un appello pubblico: il Sindaco e la Garante della Salute lo incontrano

La storia di Alessandro Giordano, 36enne di Reggio Calabria affetto da una grave malattia renale, ha acceso i riflettori sull’emergenza abitativa in città. Dopo il furto della sua casa popolare, ha lanciato una petizione che ha superato le 46mila firme. La risposta delle istituzioni è arrivata, ma la soluzione ancora no.

La vita precaria di Alessandro tra malattia e diritti negati

Un 36enne, Alessandro Giordano, vive a Reggio Calabria e da quando aveva otto anni è costretto a fare i conti con una malattia che lo ha portato a sottoporsi a dialisi per 16 lunghi anni. Poi il trapianto di rene, ma i rischi per la sua vita permangono. A peggiorare la situazione c’è il fatto che Giordano vive in una casa non idonea. Il 31 marzo, Alessandro ha deciso di lanciare una petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere l’assegnazione di un alloggio popolare. Finora, il suo appello è stato sottoscritto da oltre 46mila persone. Nel testo che accompagna la petizione, Alessandro scrive: «La mia vita è costantemente appesa a un equilibrio precario: ogni infezione può compromettere il mio rene, ogni batterio può diventare un nemico. Eppure a peggiorare le cose non ci si mette solo la malattia, ma le istituzioni».



Nel 2006, racconta, gli era stata assegnata una casa popolare ad Arghillà, quartiere popolare di Reggio Calabria. Nel 2008, però, è stato costretto ad allontanarsi per un intervento salvavita e, al ritorno, ha scoperto che il suo appartamento era stato occupato e distrutto e i mobili rubati. «Da allora, è iniziato il mio calvario che dura fino ad oggi. Ho provato a sollecitare in tutti i modi le istituzioni: denunce, pec, richieste di assegnazione alternativa. Nulla. Nessuno mi ascolta. Nessuno si assume le proprie responsabilità», afferma Giordano.


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«Oggi vivo in affitto – racconta ancora – in un’abitazione certificata dall’Azienda sanitaria provinciale come inidonea alla salute: muffa ovunque, funghi, infiltrazioni d’acqua, umidità costante. Per un immunosoppresso come me, questo è un ambiente altamente pericoloso. Ho avuto più ricoveri da 12 giorni l’uno per infezioni respiratorie gravissime trattate con antibiotici endovena. Chiedo che il Comune di Reggio Calabria e l’Aterp mi assegnino subito un alloggio idoneo alla mia salute».

L’intervento della Garante e la visita del Sindaco

In un aggiornamento pubblicato il 15 aprile sulla pagina della petizione, Giordano fa sapere che «dopo la petizione e la mobilitazione nazionale, la Garante della Salute della Calabria, Anna Maria Stanganelli, è venuta a trovarmi di persona per verificare la mia situazione e cercare un modo per aiutarmi a risolvere questo problema urgente. Sono passati dei giorni ma ancora non si sa nulla, aspettiamo, diamole tempo e vediamo cosa succede». In un ulteriore aggiornamento pubblicato il 18 aprile, il 36enne spiega inoltre che «i servizi sociali sono finalmente venuti a farmi visita. Mi è stato detto che prepareranno una relazione dettagliata da trasmettere all’Aterp, per confermare tutto ciò che è già ampiamente noto».

«Sono venuto a trovare Alessandro ed insieme abbiamo preso un caffè» – inizia così il post pubblicato ieri sulle pagine social del Sindaco Giuseppe Falcomatà. «Alessandro ha seri problemi di salute e nel 2011, mentre si trovava in ospedale per un delicato intervento, la sua casa di Arghillà, un alloggio Aterp, è stato occupato da abusivi. Ho sentito la necessità di venire a trovarlo per cercare insieme una soluzione e trovare per lui un posto dignitoso dove vivere con i suoi familiari e curarsi più serenamente».

Il Sindaco, attraverso il suo contenuto, sottolinea che purtroppo quello di Alessandro non è l’unico caso complesso nella nostra città: «Tanti cittadini perbene sono stati costretti a fuggire da Arghillà Nord a causa delle occupazioni e di illegalità diffuse. È un problema che conosciamo bene, che stiamo combattendo da anni tra mille difficoltà, lavorando fianco a fianco alla Prefettura, alle forze dell’ordine, alle associazioni che operano sul territorio. Ed è purtroppo ancora una ferita aperta per noi, frutto di scelte sbagliate del passato, quando si preferì nascondere la polvere sotto il tappeto, abbattendo un ghetto, quello dell’ex caserma 208, per crearne un altro, ad Arghillà Nord».

«Non mollare»: un messaggio a tutta la città

E poi l’invito ad Alessandro a non mollare, con la consapevolezza di chi ha già tracciato la strada per la risoluzione del problema: «C’è ancora tanto da fare lo so, la strada è ancora lunga e tutta in salita. Ma non ci arrendiamo. Lo dobbiamo a giovani come Alessandro e alle tante famiglie che in questi anni hanno rischiato sulla loro pelle, vivendo difficoltà immani, sopraffatte dall’illegalità e dal degrado, volutamente creato per allontanare le persone perbene. Ho detto ad Alessandro che non deve mollare, ma è un messaggio che rivolgo a me stesso, e ai tanti che insieme a noi lavorano, ogni giorno, per dare una risposta ai bisogni di chi sta male, di chi soffre, di chi rivendica un diritto che per tanto, troppo, tempo gli è stato negato».



«Perché quando sei il Sindaco – conclude il post – non esiste la possibilità di sottrarsi a un problema. Quando hai l’onore e l’onere di guidare una comunità è una responsabilità che ti entra dentro, una sorta di innamoramento, il sapore dolce di verificare che quando governi sono tutti figli tuoi e devi trovare una soluzione per tutti».

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