Avvenire di Calabria

Cattedre sguarnite e tanti alunni con disabilità rimasti senza il sostegno. L’Ugl passa all’attacco del dicastero

Alunni con disabilità prigionieri dell’algoritmo, denuncia del sindacato

La sindacalista Cozzupi delinea lo scenario locale: lezioni già a singhiozzo, il metodo del Miur presenta diverse lacune

di Francesco Chindemi

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Cattedre sguarnite e tanti alunni con disabilità rimasti senza il sostegno. Lezioni già a singhiozzo. L'algoritmo, metodo scelto dal Miur, presenta diverse lacune. La sindacalista Cozzupi (Ugl) delinea lo scenario locale.

Mancano i prof per gli alunni con disabilità: «Colpa dell'algoritmo»

Una scuola “appesa” all’algoritmo. Il paradosso è servito: classi scoperte e tanti alunni con disabilità senza il proprio professore di sostegno. Ma come si è arrivati a questo? Ne abbiamo parlato con Ornella Cozzupi, segretaria generale dell’Ugl.

Come è iniziato questo anno scolastico?

È iniziato nel caos più totale. Potremmo dire che l’anno scolastico appena iniziato è l’emblema di tutto ciò che si sarebbe dovuto fare e non è stato fatto. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha fallito tutti gli obiettivi prefissati lasciando così tutto alla mercé dei dirigenti scolastici.


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Si sta riferendo al fantomatico algoritmo?

Uno strumento da archiviare. E in fretta: molti docenti sono stati spediti a destra e a manca, senza capire realmente dove dover prendere servizio effettivamente. Si tratta di errori macroscopici che si aggiungono agli errori di valutazione dei recenti concorsi a cattedra. Siamo all’assurdo: gli insegnati in questo modo sono mandati allo sbando. E gli alunni rimangono troppe volte “l’ultimo problema” della scuola.

Con aggravio di responsabilità maggiore quando parliamo di studenti che necessitano di un sostegno didattico.

Le cattedre di sostegno sono un dramma. Sono innumerevoli i casi di scuole che hanno iniziato le lezioni sprovviste di queste figure. E pensare che c’è un precariato storico di docenti con oltre 15 o 20 anni di servizio già alle spalle. In concreto, i docenti ci sono, ma manca la volontà politica di farli entrare in classe nei tempi e nei modi giusti. Sulle graduatorie servono, quindi, regole più chiare e trasparenti.

Politica che è chiamata a rigenerarsi con le elezioni ormai imminenti?

Quando si parla di scuola, in realtà, si dovrebbe assumere un atteggiamento assai diverso. Parliamo del settore nevralgico per il futuro del Paese. Se non si punta con lungimiranza sui cittadini del futuro, su cosa mai si potrà davvero investire?

A proposito di investimenti, tornando al tema scuola, mancano pure quelli infrastrutturali.

Lei lo sa che soltanto il 15% delle scuole italiane è in possesso di un certificato di agibilità? Si parla di edilizia scolastica, ma spesso lo si fa senza conoscere la realtà in modo approfondito. Stesso tema riguarda il contrasto alla pandemia: oggi c’è un libera tutti preoccupante. Eppure abbiamo chiesto a più riprese l’acquisto di un purificatore dell’aria in ogni classe. Parliamo di un investimento minimo per un Ministero come quello della Pubblica Istruzione. Ma si continua a fare orecchie da mercante.


PER APPROFONDIRE: Oggi è il primo giorno di scuola, la prof: «Prendersi cura delle fragilità»


Usando una metafora scolastica: la scuola ce la farà a raggiungere la promozione passando da un esame di riparazione?

Le risorse per farcela ci sono. Pensiamo solo al Pnrr. Serve, però, capacità progettuale: mi risulta che il Comune di Reggio, almeno fino ad ora, abbia proposto pochi progetti relativi alla scuola.

Eppure la scuola in Calabria è un baluardo da difendere a tutti i costi?

La scuola ha un’importanza a livello sociale non indifferente. E la scuola in Calabria è ancor più un investimento. Eppure in Italia esiste una scuola a tre velocità. Abbiamo delle scuole che funzionano in un modo nel Nord del paese, in un altro al Centro, in un altro ancora al Sud. Un investimento intelligente potrebbe essere l’introduzione, anche al Sud, delle scuole a tempo pieno. Questa è una grave défaillance a cui si può ovviare per fornire un’opportunità in più per i nostri ragazzi. E si potrebbe iniziare a farlo sin da subito.

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