In una chiesa gremita e raccolta, la comunità ha condiviso un momento di forte intensità ecclesiale, accompagnando il seminarista Francesco Vadalà nel suo ingresso nel ministero diaconale, guidato dalla parola dell’arcivescovo Fortunato Morrone.

La celebrazione dell’ordinazione diaconale a Bagaladi
Si è compiuto ieri, domenica 7 dicembre, un passo gioioso per la Chiesa di Reggio Calabria-Bova: il seminarista Francesco Vadalà ha ricevuto l’ordinazione diaconale nella chiesa parrocchiale di San Teodoro Martire a Bagaladi, sua parrocchia di origine, guidata da don Angelo Pensabene. La celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo Metropolita Fortunato Morrone, ha visto raccolta la comunità in una grande festa, proprio nel tempo forte dell’Avvento, insieme alla famiglia del Seminario Pio XI e alle altre parrocchie della Zona Pastorale.
Il significato dell’omelia dell’Arcivescovo Morrone
L’omelia di Monsignor Morrone ha immediatamente inquadrato il significato profondo dell’evento, legandolo alla realtà del mondo. Il Pastore ha riflettuto sui periodi di crisi che toccano l’esistenza, da quelli personali fino a quelli «locali e planetari», definendoli, a patto che non sfocino nella disperazione, come opportunità per far emergere «quel ribelle sussulto di vita che concede la forza per attraversare il faticoso guado del momentaneo smarrimento». Un monito a guardare alla fede non come rifugio, ma come forza attiva.
Rifacendosi al profeta Isaia, l’arcivescovo ha disegnato la figura del Messia che nasce da un «tronco rinsecchito» per portare giustizia e pace. Ha messo in guardia da quanti offrono salvezza «sulla pelle altrui», rimarcando con forza che l’Unto del Signore non è colui che si impone con logiche «economica, militare o culturale», ma un giudice che «non guarda alle apparenze» – né ai vestiti, né ai pennacchi – ma che «non sarà cieco di fronte alle ingiustizie e alla violenza distruttiva». L’esortazione si è fatta appello diretto al giornalismo e alla missione della Chiesa: ricercare la verità che sta oltre la superficie dei fatti.
La comunità cristiana e la chiamata all’accoglienza fraterna
La riflessione si è poi concentrata sulla vita della comunità cristiana, evidenziando le difficoltà a vivere «autentiche relazioni fraterne». Monsignor Morrone ha ricordato le parole dell’Apostolo Paolo: «Accoglietevi perciò gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi». In un mondo marcato dalla divisione, l’unica dignità che conta è l’essere «figli e figlie dell’unico Padre, per il comune Battesimo», annullando ogni distinzione di censo, razza o politica. La salvezza messianica si concretizza, dunque, nell’abbattere il «muro della diffidenza e dell’inimicizia».
L’appello al nuovo diacono Francesco Vadalà
Rivolgendosi infine al neo-diacono, Monsignor Morrone ha tracciato il solco del ministero al quale è chiamato, una «diaconia dell’accoglienza consolante e fraternamente pacificante», orientata in modo particolare verso «chi è posto ai margini delle relazioni umane». L’Arcivescovo ha affidato a Francesco il compito di ricordare, anche a lui e ai presbiteri, la chiamata evangelica ad essere «servi, come Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire».
Una conclusione carica di speranza per la Chiesa diocesana
La conclusione è stata un atto di fede e un augurio solenne: il neo-diacono è stato invitato ad accogliere la grazia affinché, invocato lo Spirito Santo, possa «conformare tutta la tua vita alla magistrale e insuperabile diaconia di Gesù». La vocazione di Francesco Vadalà, ha concluso il Pastore, rende la Chiesa diocesana più ricca e tiene viva la beata speranza in questo tempo di attesa.










