Avvenire di Calabria

Il dato emerge dall'ultimo rapporto presentato da Unioncamere, insieme agli enti camerali calabresi e Insnart

Calabria, il report: negli anni del Covid il turismo di prossimità ha retto

I risultati dello studio fanno ben sperare per una futura ripresa del settore già a partire dall'ormai imminente stagione estiva

di Redazione Web

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Il turismo di prossimità in Calabria si è imposto durante gli anni del Covid. Una buona notizia che fa bene sperare per i prossimi mesi. È uno dei principali dati emersi dal report presentato da Unioncamere, in collaborazione con le Camere di Commercio di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia, con il supporto operativo di Isnart.

Turismo in Calabria, il rapporto di Unioncamere

La Calabria ospita una filiera turistica di oltre 18 mila imprese registrate al quarto trimestre del 2021 (quasi il 3% dell'offerta complessiva del comparto nazionale), per un totale di circa 56 mila addetti impiegati in regione. La provincia che ha la presenza maggiore di imprese turistiche è Cosenza (40% del totale regionale); seguita da quelle di Reggio Calabria e Catanzaro che rappresentano rispettivamente il 24% ed il 18%; Vibo e Crotone contano insieme 3200 imprese, costituendo così il 20% dell'offerta turistica regionale. È quanto emerge ancora dal rapporto di Unioncamere.


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L'offerta turistica in regione è dominata dalle attività ristorative, le cui imprese compongono il 69% dell'intera filiera regionale; media superata dalle province di Crotone e Reggio laddove le imprese di ristorazione sono oltre il 72%.

I risultati denotano una presenza scarna di imprese di trasporto il cui dato, 5%, è al di sotto della media nazionale (9%). Sintomo tangibile di criticità relativa alla mancanza di una struttura integrata d'offerta turistica in regione.

Le imprese in regione hanno ben reagito alle difficoltà impresse dall'inatteso scenario pandemico che si è abbattuto sul settore, dimostrando, dopo un 2020 di assestamento, di avere una solidità ed una resilienza tali da riportare i dati di mortalità e turn-over ai livelli pre-pandemia del 2019.

Gli arrivi di turisti provincia per provincia

La Calabria registra l'1,7% degli arrivi turistici sul totale dell'incoming Italia. I rapporti sono diversi se si calcola il peso specifico sul mercato domestico italiano (2,3%) e sul mercato turistico internazionale (0,4%) denotando un indice di bassa specializzazione internazionale 0,22%. La distribuzione dei flussi turistici all'interno della regione vede il sistema ricettivo della provincia di Cosenza accogliere più del 40% degli arrivi in regione, in prevalenza turismo domestico, seguita poi dalle presenze nella provincia Vibo al 23%, Catanzaro al 16% e a seguire Reggio e Crotone rispettivamente con 10% e 8% delle presenze regionali.

Vibo Valentia denota una particolare incidenza delle proprie presenze dal mercato estero (43%), dato che più che raddoppia il dato domestico stabile al 21%. Dall'indagine diretta svolta da Isnart circa la provenienza dei turisti giunti in regione, la Calabria viene fuori come regione ad elevato tasso di specializzazione turistica nazionale, con il 60% dei turisti provenienti da altre regioni italiane, il 21% proveniente dalla stessa Calabria ed il restante 19% di arrivi dall'estero. Si tratta di turismo di prossimità, fenomeno che ha permesso alla Calabria di far fronte alla crisi degli anni 2020 e 2021 poiché la regione è raggiungibile con l'automobile, evitando quindi i rischi da mezzi di trasporto e, allo stesso tempo, perché le imprese hanno indetto politiche di acquisto/ri-acquisto attraverso la disintermediazione (31% dei flussi) recuperando ricavi riducendo le commissioni d'agenzia.

I piccoli segnali di ripresa e speranza

L'andamento dei flussi turistici: mercato registrato e mercato parallelo. Nel 2020 in Calabria si sono registrate flessioni del 50% negli arrivi turistici e dell'86% nelle presenze complessive; a diminuire in misura significativa è la componente domestica: il turismo italiano in regione infatti è calato per l'83% circa degli arrivi, oltre media nazionale che vede gli arrivi domestici collocarsi ad un -74% rispetto all'anno precedente.

La domanda straniera ha registrato una flessione perfettamente in media con l'andamento nazionale ed interamente dipendente dalle restrizioni alla mobilità internazionale occorse nell'intero 2020. Il mercato parallelo, rappresentato dagli appartamenti e dalle stanze non censite dalle Camere di Commercio poiché non iscritte al registro delle imprese, ammontano a 14 mila strutture in Calabria.

L'andamento dei flussi in questo mercato sommerso riflette la forte stagionalità presente in regione tra maggio e ottobre con un'estate 2021 che chiude in leggera ripresa sul 2020. Ancora lontana, però, -22%, dai livelli 2019. Il dato sensibilmente positivo da far emergere si riferisce alla crescita della destagionalizzazione, un incremento nelle stagioni spalla 2021 rispetto al 2019 che, seppur contenuto in termini di volumi, è stimabile in percentuale con un +25%.

Il mare è la principale destinazione turistica calabrese

L'indagine conferma che il driver principale nella scelta della Calabria come destinazione turistica sia il mare ed il suo turismo balneare (45%). Segue a ruota una grossa fetta di turisti che ha scelto la Calabria per i luoghi e le sue bellezze naturali (28%).

L’intervista condotta sulle attività svolte dai turisti in vacanza mette in rilievo la netta linea di confine tra le dominanti attività relative alla natura del mare e dei suoi paesaggi (balneare 87% + escursioni70%) e le attrazioni accessorie legate ad acquisti (14%); eventi (10%); prodotti (9%), fattori motivazionali questi ultimi che rappresentano nelle priorità del turista posizioni marginali.


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Ciò deve essere interpretato come tema di opportunità per l’intera visione turistica della Calabria, integrando all’aspetto naturale e già vincente di un mare ed entroterra che ne caratterizza l’aspetto tradizionale, con una filiera integrata di prodotto che va dall’artigianato locale all’enogastronomia e che necessita di strutturarsi definitivamente per puntare a bacini d’utenza che oggi prediligono altre regioni.

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