Cantone, «carcere non può essere solo strumento di punizione»

I padri del ’48 sono stati semplici e chiari: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Su quest’ultimo delicatissimo versante, cioè la rieducazione, il reinserimento nella vita sociale di chi ha espiato col carcere le sue colpe verso la società c’è ancora parecchio da fare nel bel paese. Sono ancora tanti coloro i quali una volta usciti di prigione “ricadono” nello stesso errore, facendo così ritorno nelle patrie galere. Il dettato costituzionale fatica a trovare piena applicazione stante esigue risorse finanziarie destinate al “recupero” di chi ha sbagliato. Serve un radicale cambio di passo. A ribadirlo in occasione della prima giornata del festival della Dottrina sociale della Chiesa, che ha avuto luogo recentemente presso il Campus universitario della Folcara, è stato Raffaele Cantone, presidente dell’autorità nazionale anticorruzione (Anac). “Il carcere non può essere, non deve essere, solo uno strumento di punizione”. E a quanti invocano un inasprimento delle pene il magistrato ha replicato sostenendo che “alzare le pene non ha mai fatto bene a nessun Paese. La pena deve sempre essere giusta, proporzionata, senza dimenticare che dietro c’è sempre una persona”. Anche il santo Padre in più circostanze è intervenuto nel merito, chiedendo “ai governi un atto di clemenza per i carcerati. In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti autorità civili la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento”. Parimenti ha rivolto un appello “in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società”.

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