Avvenire di Calabria

L'arcivescovo Morrone lo ha nominato da qualche mese vicario episcopale per la pastorale della Cultura

Chiesa e cultura, ecco le nuove sfide: a colloquio con don Sergi

Per la prima volta si racconta anticipando e delineando linee programmatiche e obiettivi del suo servizio

di Francesco Chindemi

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Sacerdote da 29 anni, alternati tra il ministero svolto in parrocchia e quello di insegnante di religione. Una cura e attenzione rivolta alle giovani generazioni, prestata negli ultimi cinque anni anche da direttore dell’Ufficio scuola dell’arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova. Don Pietro Sergi, da qualche mese, su nomina del neo arcivescovo Fortunato è il vicario episcopale per la pastorale della cultura.


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Un incarico impegnativo, considerato il vasto patrimonio, non solo materiale, “custodito” nel territorio della diocesi reggina. Ecco perché, al di là della «sorpresa e dello stupore» nell’accogliere il dono di questo nuovo servizio, don Sergi, parla anche di «sfida e occasione, da affrontare, attraverso - dice - quella che ritengo per me es[1]sere una chiave di lettura privilegiata: il Cristianesimo».

Don Sergi, come intende svolgere il suo nuovo servizio e quali sono le linee programmatiche del suo ministero?

Il concetto di cultura oggi è un’idea equivoca. Lo noto anche a scuola, tra i miei ragazzi. Non si può ridurre l’idea di cultura, in maniera semplicistica, al concetto di nozioni o abilità. Per me cultura è la capacità di cogliere i rapporti tra le cose. Ecco perché, se dovessi indicare un programma, questo non può non prescindere dall’aiutare non solo gli altri, ma anche me stesso, a recuperare il rapporto con la realtà, uscendo fuori dal nichilismo imperante che condiziona oggi il nostro tempo. C’è un termine che mi viene in mente ed è la “curiosità” che l’esperienza cristiana può aiutarci a recuperare. È Cristo stesso a insegnarcelo. Dovremmo fare come lui che riusciva a guardare oltre le semplici apparenze, cogliendo dove altri non “vedevano” la tenerezza di Dio.

Il cammino sinodale che stiamo vivendo chiede un impegno comune sulla sinodalità, in che modo questo cammino riguarderà anche il mondo culturale?

Questa provocazione grandiosa che papa Francesco lancia al mondo intero costituisce l’ulteriore sfida. Mi spiego. Il cammino sinodale coinvolge appieno il mondo della cultura che è confronto e dialogo. Il Santo Padre ci invita a metterci all’ascolto degli altri, non sia dentro, ma anche fuori dalla Chiesa. Il servizio al quale so[1]no stato chiamato si pone proprio su questo principio ed è, a sua volta, un invito a ritessere i fili di un dialogo con tutte le altre realtà culturali non solo della diocesi, ma della città: dalle scuole, all’università, alle varie associazioni. È un recuperare e mettere insieme tante “ricchezze” che spesso sono slegate le une dall’altre e, invece, “camminando insieme” e non ciascuna per conto proprio potrebbero contribuire tanto alla crescita non solo culturale del nostro territorio. È un lavoro complesso e impegnativo, ma cercherò anch’io nel mio piccolo di mettermi nella prospettiva del cammino.

La diocesi è protagonista di un poliedrico impegno culturale. In che modo ha intenzione di favorire relazioni costruttive tra gli uffici ed enti diocesani che sono parte attrice della pastorale culturale diocesana?

Come diocesi abbiamo la fortuna di avere tante istituzioni culturali al nostro interno, negli anni cresciute e sempre più punto di riferimento non solo per la nostra Chiesa locale. Mi riferisco, per esempio, all’Istituto Teologico, all’Istituto superiore di Scienze religiose, all’Istituto di formazione sociopolitica. Ma anche al museo diocesano, all’archivio e alla biblioteca arcivescovile.


PER APPROFONDIRE: Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia: le tappe


Sono istituzioni ricchissime che hanno dato tanto e continuano a farlo. Sono certo che impareranno sempre di più a lavorare insieme, anche perché è il momento storico che stiamo vivendo a chiedercelo, ossia la testimonianza di una prospettiva culturale cristiana di cui il nostro territorio avverte forte il bisogno.

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