Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, venerdì 12 giugno 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.
Sant’Antonio da Padova: Basilica del Santo, tutto pronto per la festa di domani. Stasera all’Arcella la rievocazione storica del transito
Grande lavoro nella Basilica del Santo a Padova oggi, vigilia della solennità di Sant’Antonio, per accogliere domani tutti i pellegrini che verranno e celebrare la festa di Sant’Antonio e che si affideranno a lui affinché li accompagni nel cammino della vita.
“Giunti alla vigilia della festa di Sant’Antonio – commenta il rettore della Basilica, padre Antonio Ramina – e ormai arrivati alla conclusione del cammino della Tredicina, predominano la gratitudine e la sorpresa. Una sorpresa per ciò che accade ogni anno, per la verità: il radunarsi di tantissime persone che attorno a Sant’Antonio trovano motivo per sperare, per ripartire con l’esperienza di non essere sole, ma accompagnante da un Amico che ci protegge e ci indica la via buona: quella dell’amicizia, del perdono reciproco, dell’accoglienza fiduciosa. Abbiamo guardato al Santo di Padova attraverso la ‘lente francescana’, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Non solo si possono cogliere sintonie tra i due Santi: amore per la pace, per una vita disarmata, per il Vangelo. Ma insieme ci ricordano che la vita, e la santità, sono doni che ‘stanno in piedi’ solo se condivisi, solo se vissuti in comunione. E domani, Festa del Santo, ci attendiamo ancora una volta che attorno al Santo tantissime persone di culture e provenienze diverse diano volto concreto alla famiglia umana, che dà il meglio di sé solo quando si mette in dialogo e stabilisce ponti di prossimità affidabili”.
Dal tardo pomeriggio di oggi – alle ore 19 – iniziano a lavorare sul sagrato i maestri infioratori di Fucecchio (Firenze) – ospitati dai terziari dell’Ordine francescano secolare – che porteranno per il quinto anno consecutivo quest’anno una meticolosa realizzazione di un tappeto floreale colorato composto da petali di fiori che riproduce i Santi Antonio e Francesco. L’infiorata verrà lavorata per gran parte della notte; resterà intatta tutta la giornata di domani sul sagrato della Basilica.
Stamani verso le 12 è stata allestita anche la vettura che trasporterà la statua processionale per le strade cittadine nella solenne processione che uscirà dal santuario al termine della messa solenne delle ore 17, presieduta dal ministro provinciale, padre Roberto Brandinelli, che poi porterà la reliquia con il dito del Santo durante la processione.
Stasera, alle 20.15, la rievocazione storica del transito di S. Antonio presso il santuario dell’Arcella. Dalla chiesa di San Carlo Borromeo al santuario di S. Antonio dell’Arcella. Un momento di tradizione e di religiosità popolare che ripercorre gli ultimi momenti di vita del Santo. Il transito è curato dalla comunità religiosa francescana del santuario, parrocchia Sant’Antonio Arcella, Ass. Palio Arcella, Alpini Monte Arcella Padova.
Alle ore 21.30 il Concerto delle campane della città: suoneranno all’unisono le campane della Basilica del Santo, della Basilica di Santa Giustina, della chiesa di San Francesco, della chiesa di Sant’Antonino all’Arcella e di tutte le altre chiese della città che vorranno aggiungersi.
Leone XIV: al re Felipe VI, “preghiere per la pace e l’unità della Nazione”
“Desidero esprimere ancora una volta la mia gratitudine a Vostra Maestà, alle autorità e al popolo di Spagna per la calorosa accoglienza e la generosa ospitalità che mi sono state offerte durante questa visita”. Lo scrive Papa Leone XIV nel telegramma fatto pervenire a Sua Maestà il re di Spagna, Felipe VI, nel momento di lasciare il territorio spagnolo, al termine del viaggio apostolico in Spagna. “Assicurando a lei e a tutti gli spagnoli le mie continue preghiere per la pace e l’unità della Nazione”, prosegue il Pontefice nel testo – diffuso in inglese dalla Sala Stampa della Santa Sede -, “invoco cordialmente su ciascuno di voi un’abbondanza di benedizioni divine”.
Leone XIV: partito da Tenerife con l’aereo del re di Spagna, arrivo a Roma alle ore 23
Papa Leone XIV è decollato dall’aeroporto internazionale di Tenerife Norte-Los Rodeos alle ore 18.08 locali, le 19.08 a Roma, a bordo dell’aereo offerto da Sua Maestà il re di Spagna. L’arrivo a Roma è previsto per le ore 23. Lo rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, precisando che, a causa di un guasto tecnico all’aeromobile del volo papale, il Papa farà rientro in Italia con il velivolo messo a disposizione da Felipe VI. Il personale della Santa Sede e i giornalisti faranno ritorno a Roma nelle prossime ore con un altro aereo messo a disposizione da Iberia.
Donazioni di sangue: Policlinico Gemelli, al via la campagna di sensibilizzazione “Rimetti in circolo la vita. In ogni goccia c’è un domani che scorre”
Ribaltare la prospettiva, superare la paura e concentrarsi non sul vuoto da colmare, ma sulla pienezza che il dono porta con sé. In occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue (14 giugno), il Policlinico universitario A. Gemelli Irccs lancia una nuova campagna di sensibilizzazione: “Rimetti in circolo la vita. In ogni goccia c’è un domani che scorre”.
Troppo spesso la comunicazione sulla donazione fa leva sulla scarsità, sull’emergenza e sulla sofferenza ospedaliera, rischiando di generare ansia. La nuova campagna del Gemelli sceglie invece la strada dell’empatia e della positività: il sangue non è simbolo di malattia, ma carburante della quotidianità. Donare non significa semplicemente riempire una sacca, ma restituire a qualcuno la propria normalità: correre, ridere, abbracciare i propri cari.
Visivamente, la classica goccia di sangue si trasforma in una finestra aperta sul mondo. Al centro di uno sfondo neutro, i confini della goccia racchiudono un frammento di vita autentica e felice: una bambina in braccio al suo papà, due sposi, un nonno che spegne le candeline, una ragazza che suona in una band. Un micro-momento quotidiano che torna a scorrere grazie a un gesto semplice: la donazione.
Anche per questa iniziativa, al fianco della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, c’è la presenza del Gruppo donatori di sangue “Francesco Olgiati” Odv.
La necessità di nuove donazioni è concreta. “Ogni anno, i pazienti del Policlinico Gemelli vengono trasfusi con oltre 20.000 unità di globuli rossi, 4000 concentrati piastrinici e 4.000 di plasma – spiega Nicola Piccirillo, direttore dell’Uoc di Emotrasfusione del Policlinico Gemelli -. Nel 2025 sono state 10.225 le donazioni di sangue intero e 716 le donazioni in aferesi. Nei primi 4 mesi del 2026, sono state 3.726 le donazioni di sangue intero e 173 le donazioni in aferesi, trasfondendo ai pazienti oltre 6.800 unità di emazie e più di 1.400 concentrati piastrinici. Circa il 50% delle unità di globuli rossi utilizzate non proviene da donazioni interne al Gemelli, ma proviene da altri centri trasfusionali, anche fuori regione. Poiché il sangue artificiale non esiste, la donazione volontaria resta l’unica modalità per ottenere gli emocomponenti necessari per pazienti (anche bambini) con malattie del sangue e tumori, pazienti in gravi condizioni, come politraumi e incidenti, e pazienti che devono subire interventi di chirurgici complessi o trapianti d’organo”.
Il Servizio di Emotrasfusione del Gemelli non gestisce solo la raccolta, ma si occupa anche dell’attività trasfusionale e supporta con attività diagnostiche e terapeutiche specialistiche i reparti clinici per la cura dei pazienti adulti e pediatrici con malattie ematologiche, oncologiche, neurologiche, internistiche e chirurgiche.
Tra le attività principali rientrano la produzione degli emocomponenti, l’aferesi terapeutica, i laboratori di immunoematologia e biologia molecolare, il laboratorio di manipolazione cellulare, la raccolta, produzione e distribuzione di cellule staminali, cellule terapeutiche e sangue cordonale a scopo trapiantologico, autologo e allogenico per i pazienti del Programma Trapianti e del Programma CAR-T.
“La campagna ‘Rimetti in circolo la vita’ racconta in modo efficace il significato più autentico della donazione del sangue: un gesto semplice che può restituire speranza, salute e futuro a chi affronta una malattia o un intervento complesso”, dichiara il presidente del Gruppo donatori sangue Francesco Olgiati Odv, Giovanni Bonetti.
Info: https://donazionesangue.policlinicogemelli.it/.
Diocesi: Rimini, domenica in cattedrale messa per la pace con rito greco-cattolico
Domenica 14 giugno alle 13.30 si terrà nella cattedrale di Rimini una celebrazione eucaristica in rito greco-cattolico per la pace in Ucraina e nel mondo. Sarà un’occasione particolarmente significativa per elevare una preghiera corale per le popolazioni ferite dalla guerra, per le vittime dei conflitti e per tutti coloro che operano per la riconciliazione tra i popoli. La scelta del rito greco-cattolico richiama in modo speciale la vicinanza della Chiesa di Rimini alla parrocchia ucraina della città romagnola. In un tempo segnato da tensioni e violenze in diverse parti del mondo, la comunità cristiana si raccoglierà per invocare il dono della pace, nella consapevolezza che essa nasce dalla conversione dei cuori, dal dialogo e dalla fraternità tra le Nazioni. La celebrazione si inserisce nel percorso di preparazione alla visita di Papa Leone XIV a Rimini.
Leone XIV: rientro a Roma con l’aereo del re di Spagna, arrivo previsto alle ore 23
Papa Leone XIV farà rientro a Roma dall’aeroporto internazionale di Tenerife Norte-Los Rodeos con l’aereo del re di Spagna, gentilmente offerto da Sua Maestà. Il velivolo partirà attorno alle ore 18, ora locale, le 19 in Italia, e arriverà a Roma intorno alle ore 23. Il personale della Santa Sede e i giornalisti del volo papale faranno ritorno nelle prossime ore con un altro aereo messo a disposizione da Iberia.
Diocesi: Alghero, domani riapre la chiesa dell’ex monastero delle Clarisse a Montagnese
Sede per tanti anni della vita di clausura delle Sorelle Povere di Santa Chiara, meglio conosciute come Clarisse, l’ex monastero situato ad Alghero, in località Montagnese riaprirà al culto da sabato 13 giugno. Da qualche mese il vescovo di Alghero-Bosa, mons. Mauro Maria Morfino, ha accolto in diocesi l’Ordine religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, trovando nella struttura il luogo più adatto per l’Opera residenziale. Alle 21 sarà proposto un momento di preghiera con il rosario meditato, seguito dalla messa presieduta dal presule. L’Istituto maschile dei Servi nasce nel 1991, e prevede anche un ramo femminile creato nel 1996, mentre la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria è stata ufficialmente riconosciuta nel 2005, dall’allora Vicario di sua Santità per la diocesi di Roma, il card. Camillo Ruini. Il loro carisma si rifà all’esperienza e all’esempio dei tre Pastorelli di Fatima – Francesco, Giacinta e Lucia – i primi due canonizzati da Papa Francesco nel 2017, mentre Lucia è venerabile ed è in corso la causa di beatificazione. “La Madonna – spiega il superiore p. Aldo Travaglione – ha chiesto ai tre Pastorelli, e a tutti quelli che vogliono accogliere questo messaggio, preghiera, riparazione, una vita sacramentale autentica e la consacrazione al suo Cuore Immacolato, come rifugio e via per arrivare a Dio”. I Padri si dedicano quindi alla formazione catechetica e spirituale, per ridare contenuti alla fede, con un’attenzione particolare ai bambini, ai giovani e alle famiglie. La foggia del loro abito – spiega la diocesi – è quella monacale. Le maniche larghe richiamano la vita comunitaria. Il colletto romano richiama il quarto voto perché, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza, i Servi professano anche quello di fedeltà al Santo Padre e al suo Magistero. Il colore nero indica il distacco dalla mondanità. Lo scapolare è segno della consacrazione alla Vergine Maria, richiamando l’ultima apparizione di Fatima, quella del 13 ottobre 1917, in cui la Madonna si è manifestata anche vestita dell’abito del Carmelo. La cintura simboleggia la castità e il rosario, che vi è attaccato, richiama la devozione alla preghiera. Dal giorno della riapertura i religiosi Padri garantiranno l’accesso al luogo di culto tutti i giorni dalle 7.30 alle 20 con la disponibilità per le confessioni. La messa dal lunedì al sabato sarà celebrata alle 18.30, mentre la Domenica e i festivi alle 19; mezz’ora prima della celebrazione eucaristica si pregherà il Rosario mentre tutti i giovedì dopo la messa ci sarà la possibilità di vivere l’adorazione eucaristica.
Diocesi: Cassano All’Ionio, si avvia la fase “romana” della causa di beatificazione di don Carlo De Cardona
Si avvia ufficialmente la seconda fase, quella detta “romana” della Causa di beatificazione e canonizzazione di don Carlo De Cardona. Ne da notizia il vescovo di Cassano allo Jonio, mons. Francesco Savino, nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, nel quale la Chiesa celebra la Giornata di Santificazione dei Sacerdoti. Il presule esprime la “gioia” della Chiesa di Cassano all’Jonio dover aver appreso la notizia dal Postulatore della causa , don Enzo Gabrieli. Il Dicastero delle Cause dei Santi ha dato “la validità all’Inchiesta diocesana sulla vita, le virtù, la fama di santità e di segni del Servo di Dio don Carlo De Cardona e che abbiamo chiuso circa un anno fa”, scrive il presule. “Un passo importante”, spiega: “se il Signore vorrà e la Chiesa lo riterrà opportuno, questo lavoro di studio potrà portare alla Dichiarazione della Venerabilità del sacerdote moranese che ha incarnato le istanze della Rerum Novarum, lavorando molto nelle due diocesi di Cosenza e di Bisignano”. Impegnato in politica e nel mondo della comunicazione sociale, Don Carlo De Cardona – aggiunge mons. Savino – ha “tanto ha operato sul fronte della socialità, del riscatto e della difesa degli ultimi, dei contadini e per il riscatto integrale della persona, fondando le famose casse rurali e intuendo la necessità di federarle insieme. Inviso al fascismo da sacerdote ha saputo cogliere le istanze del suo tempo senza mai sganciarsi da una profonda spiritualità eucaristica e mariana”. Il sacerdote calabrese ha fatto del Cuore di Cristo “il suo particolare rifugio spirituale soprattutto negli anni della solitudine, delle incomprensioni e delle angherie perpetrate dal regime e dai poteri forti del tempo che – conclude il presule cassanese – lo hanno costretto all’esilio nella chiesa sorella di Todi, dove peraltro è ancora ricordato e venerato fra il clero e il laicato”. Don Carlo “resta per i sacerdoti calabresi, modello di una vita sacerdotale ancorata a Cristo, capace di visioni nuove che mettano sempre al centro la persona, che sa uscire dal tempio per andare incontro all’uomo, soprattutto se scartato o schiacciato dalle angherie e dai soprusi. Egli ha sempre confidato in Dio, anche quando non è stato capito, è stato dimenticato e quando, durante la malattia ritornato nella sua Morano ha vissuto di sola preghiera ed è morto poveramente”.
Papa in Spagna: Valastro (Cri), “le sue parole sul dramma dei migranti sono potenti, saremo a Lampedusa il 4 luglio”
“Come Croce Rossa Italiana, le sentiamo in maniera profonda. Il suo monito all’Europa, il Mediterraneo e l’Atlantico come ‘cimiteri senza lapidi’, il suo richiamo alla inviolabile dignità umana che ‘non ha passaporto e non conosce frontiere’ e che necessita di soccorso, protezione, accoglienza, ci invitano a non voltare lo sguardo di fronte alla sofferenza di altri esseri umani”. Lo afferma il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, sulle recenti parole del Papa. “Nel suo viaggio apostolico in Spagna, in quelle Isole Canarie che sono il punto di approdo per le persone migranti che affrontano la rotta atlantica, Papa Leone XIV ha pronunciato parole importanti sul dramma di chi rischia – e purtroppo spesso perde – la vita nel tentativo di raggiungere una vita migliore, al sicuro da guerre, crisi, mancanza di prospettive”. Valastro aggiunge: “Quelle del Pontefice sono parole che sentiamo nostre e viviamo quotidianamente nella nostra azione di supporto alle persone migranti nei porti, nei centri di accoglienza e di transito, in quell’hotspot di Lampedusa che gestiamo da 3 anni ed è diventato il primo luogo sicuro in cui centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini hanno trovato e trovano accoglienza alla fine di pericolose traversate. Saremo lì anche il prossimo 4 luglio, quando il Pontefice arriverà sull’isola per portare anche nel Mediterraneo il suo messaggio potente a difesa della dignità di ogni essere umano, in quel luogo che è diventato il nostro baluardo di Umanità”.
Consiglio d’Europa: tratta di esseri umani, in aumento lo sfruttamento criminale
Il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento criminale è in aumento in Europa. L’allarme arriva dal Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (Greta) che oggi ha pubblicato la relazione annuale in cui spiega: “questo tipo di traffico, in cui le vittime sono costrette a commettere reati, è spesso collegato ad altre forme di criminalità organizzata, come il traffico di droga, i reati contro il patrimonio, il traffico di migranti, il riciclaggio di denaro, la falsificazione di documenti e le truffe online”. Questa forma di tratta coinvolge un numero crescente di vittime, di cui molte sono bambini. La criminalizzazione forzata è diventata “la principale forma di sfruttamento da parte dei trafficanti di minori nel Regno Unito, colpendo soprattutto i bambini britannici”. I trafficanti sfruttano la povertà, la mancanza di una dimora fissa, la disoccupazione, la precarietà dello status migratorio, la disabilità e le dipendenze delle persone per renderle loro vittime. Il reclutamento spesso inizia online, tramite annunci di lavoro, pubblicità di servizi, siti di gioco d’azzardo e social media e le vittime che non sono identificate come vittime di tratta, vengono arrestate, processate, incarcerate o deportate, ha segnalato il presidente Greta Conny Rijken. Dei 47 Paesi, 22 hanno adottato disposizioni legislative specifiche relative alla non punibilità delle vittime di tratta. “Invitiamo gli Stati Parte a continuare a rafforzare i propri quadri giuridici e le proprie prassi” ha sollecitato il presidente.
Diocesi: Lucca, inaugurata stamattina la mostra documentaria “Emilio Maggini e i suoi tempi”
In occasione del centenario della nascita di mons. Emilio Maggini (1926-2008), la Biblioteca diocesana di Lucca presenta la mostra documentaria “Emilio Maggini e i suoi tempi”. L’esposizione, inaugurata questa mattina – 12 giugno – dall’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti e dal direttore della Biblioteca diocesana don Rodolfo Rossi, rappresenta l’omaggio della Chiesa e della comunità lucchese a una delle sue figure culturali e musicali più rilevanti.
Il cuore del percorso espositivo è interamente focalizzato sulla straordinaria biografia del protagonista. Attraverso documenti d’archivio e testimonianze, i visitatori possono ripercorrere le tappe salienti della sua vita: dal certificato di Battesimo a Gombitelli – dove nacque il 18 settembre 1926 e dove si innamorò della musica d’organo a soli sette anni – fino ai traguardi della maturità e al recente tributo della Sagra Musicale Lucchese da lui fondata nel 1963.
La mostra svela l’evoluzione del sacerdote e musicista: gli studi avviati sotto l’arcivescovo Torrini, i diplomi in conservatorio, i 35 anni di docenza in Seminario e il lungo servizio come organista della cattedrale di San Martino. Ampio spazio è dedicato alla sua attività di ricerca, culminata nella scoperta e valorizzazione di capolavori ignorati di Giacomo Puccini (come “Figli d’Italia bella”, affidatigli dalla nipote Simonetta Puccini) e nel certosino lavoro di catalogazione dei manoscritti rari del Seminario. A impreziosire l’evento, sono esposti eccezionalmente i rarissimi globi di Mercatore del ‘500 custoditi dalla Biblioteca.
La mostra, allestita presso il Seminario arcivescovile di Monte San Quirico, è a ingresso gratuito e resterà visitabile fino al 18 settembre. Sarà aperta dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 18, esclusivamente su appuntamento telefonico al numero 334.9758508.
Terremoto Centro Italia: su Rai1 “Linea Verde Sentieri” racconta i Cammini della rinascita
La rinascita dell’Appennino centrale passa anche attraverso la valorizzazione dei borghi, dei paesaggi e della rete dei cammini che attraversano i territori colpiti dal sisma del 2016. A partire da sabato 13 giugno, alle 12.30 su Rai1, la nuova edizione di “Linea Verde Sentieri”, condotta da Lino Zani e Giulia Capocchi, dedicherà le prime quattro puntate ai “Cammini della Rinascita”, un itinerario tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio per raccontare storie di comunità, progetti e percorsi di rilancio nati nel cratere. Il programma, si legge in comunicato dell’Ufficio stampa del Commissario alla ricostruzione, Guido Castelli, proporrà nove itinerari che attraversano borghi, aree montane e luoghi della spiritualità, segnati dal terremoto ma oggi protagonisti di un percorso di ripresa che va oltre la ricostruzione materiale. Al centro, un Appennino che recupera identità e capacità attrattiva, puntando anche sul turismo lento come leva di sviluppo economico e sociale.
Il progetto, realizzato in collaborazione tra Rai e Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, prenderà avvio dal Cammino Francescano della Marca e dalla Via Lauretana, per poi proseguire con il Cammino dei Cappuccini, la Via di Francesco, il Cammino naturale dei parchi, il Cammino dei Monti e dei Santi, fino ai percorsi nelle Terre Mutate, di San Benedetto e di San Giuseppe. “Queste puntate raccontano un’idea di ricostruzione che non si limita alla riparazione degli edifici – sottolinea il commissario Guido Castelli – ma punta a favorire il ritorno delle persone, la nascita di nuove attività e il ripopolamento di questi territori. I cammini, in particolare quelli religiosi, rappresentano una risorsa importante per la ripresa”. La prima puntata sarà dedicata a due itinerari simbolo: il Cammino Francescano della Marca, che collega Assisi ad Ascoli Piceno, e la Via Lauretana, il più antico cammino mariano, da Roma al santuario di Loreto.
Campi Flegrei: Protezione civile, restituita alla collettività l’arcata del belvedere di Baia dopo la scossa sismica del 21 maggio
Il capo Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, si è recato oggi a Bacoli, un comune dell’area dei campi Flegrei, dove, insieme al sindaco, Josi Della Ragione, ha voluto visitare l’arcata del belvedere di Baia, danneggiata dalla scossa di magnitudo 4.4 dello scorso 21 maggio, riaperta al pubblico a poche settimane di distanza dall’evento sismico. Il ripristino dimostra l’efficacia di un’azione che, non solo sul piano simbolico, genera resilienza grazie alla sinergia strategica tra le istituzioni nazionali e i territori. “Questo traguardo – sottolinea il capo Dipartimento – è il risultato tangibile di una gestione dell’emergenza basata sulla prontezza d’azione e sulla stretta intesa tra gli organi dello Stato e le amministrazioni locali. L’immediata risposta del Comune di Bacoli ha consentito la messa in sicurezza e la riapertura del belvedere prima dell’inizio dell’estate, valorizzando il patrimonio culturale come bene collettivo. Un gesto, che può apparire piccolo, ma dall’enorme significato simbolico e che testimonia il grande attaccamento di questa comunità al proprio territorio. Amare un luogo vuol dire anche conoscerlo profondamente e su questo senso di appartenenza stiamo lavorando per avere cittadini sempre più consapevoli dei rischi presenti ma pronti ad affrontarli”.
Fisc: Toscana Oggi, Simone Pitossi è il nuovo direttore del settimanale
Simone Pitossi è il nuovo direttore del settimanale regionale Toscana Oggi. Lo ha nominato il Consiglio di amministrazione, riunito questa mattina presso la redazione a Firenze. Pitossi, che lavora nella redazione di Toscana Oggi dal 1995, era stato nominato direttore ad interim dopo la morte di Domenico Mugnaini, nel novembre 2025.
Sposato, 58 anni, con due figli, fin dall’inizio del suo percorso nel settimanale si è occupato delle pagine della sua diocesi di appartenenza, quella di Fiesole. Toscana Oggi infatti, oltre a una parte regionale, è composto da 16 diverse edizioni per altrettante diocesi della Toscana. Entrato nella redazione regionale, in questi anni si è occupato in particolare di cronaca, di politica, di attualità. Anche di esteri, come in occasione del viaggio in cui nel giugno 2025 ha accompagnato i vescovi toscani in Terra Santa, che ha consentito di gettare uno sguardo sulle popolazioni coinvolte nella guerra. Dopo aver ricoperto per alcuni anni l’incarico di vice caposervizio, nell’ottobre 2025 era stato nominato vice direttore. Siede anche nel Consiglio nazionale della Fisc, la federazione italiana dei settimanali cattolici.
Operaio morto nel Casertano: mons. Lagnese (Capua e Caserta), “la sicurezza sul lavoro è un diritto che va garantito non solo sulla carta”
“Siamo ancora una volta chiamati a vivere un tempo di profondo smarrimento. La tragica scomparsa di Francesco Dergano, giovane operaio di Marcianise, colpito a morte nel fiore dei suoi anni mentre compiva il proprio dovere, lascia in tutti noi una ferita che non trova conforto nelle sole parole. In questo momento di strazio, il mio pensiero va innanzitutto alla famiglia di Francesco: ai suoi genitori, ai suoi cari, ai quali esprimo la vicinanza più affettuosa e la preghiera costante delle Chiese di Capua e di Caserta”. Lo scrive, in una nota, mons. Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, per la morte del giovane operaio, vittima di un incidente sul lavoro a Trentola Ducenta, nel Casertano.
“Non possiamo più permetterci di restare spettatori di questa inaccettabile scia di dolore – evidenzia il presule -. Come ho avuto modo di sottolineare in passato, dinanzi a simili tragedie il cordoglio non basta; occorre risvegliare le coscienze. Non è possibile, in una società che si definisce civile, che la ricerca del pane quotidiano si trasformi in una condanna a morte. Ogni volta che muore qualcuno sul posto di lavoro, dobbiamo dire con forza: ‘Basta, non deve succedere più!’. Purtroppo, invece, gli incidenti si ripetono, oscurando le nostre coscienze con un dolore che si fa nero”.
Mons. Lagnese riprende Leone XIV che, nel suo recente magistero, ci ha ricordato con forza che “il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita, che permetta di esprimere la creatività dell’individuo e la sua capacità di fare del bene”. “Il Pontefice ci insegna che quando il lavoro perde questa sua dimensione vitale e diventa luogo di pericolo e di violazione della dignità umana, l’intera società ne è compromessa – evidenzia l’arcivescovo -. Il lavoro, lungi dall’essere un freddo ingranaggio di profitto, è la via attraverso cui l’uomo partecipa alla creazione; per questo, ogni vita spezzata in fabbrica o in cantiere è un atto che offende la dignità dell’essere umano, chiamato a essere co-creatore e non vittima di sistemi disumanizzanti”.
Il presule aggiunge: “La sicurezza sul lavoro è l’aria che respiriamo: ce ne accorgiamo solo quando viene a mancare, ma è sempre troppo tardi. Dobbiamo sforzarci di costruire contesti in cui la tutela della persona — specialmente del lavoratore più fragile — non sia considerata un costo aziendale, ma il presupposto imprescindibile di ogni attività. La sicurezza sul lavoro è un diritto che va garantito non solo sulla carta, ma nelle pratiche quotidiane, attraverso una cultura della prevenzione che deve farsi impegno collettivo, coinvolgendo Stato e imprese in un patto di responsabilità”.
Di qui l’appello a tutte le istituzioni e alle imprese: “Non lasciamo che questo sacrificio rimanga vano. Si mettano in campo risorse, controlli e sforzi formativi necessari affinché il nostro territorio non debba più piangere i propri figli. Chiedo al Signore che consoli chi oggi si ritrova nell’oscurità del lutto e doni a noi tutti il coraggio di lottare, insieme, per un lavoro che sia davvero degno dell’uomo e specchio di una terra che sa rispettare il dono sacro della vita”.
Metrologia per l’industria 4.0 e Internet of things: all’Università Campus Bio-Medico di Roma la settimana dei sensori indossabili e dei sistemi intelligenti
Entrano sempre più nell’uso quotidiano e nell’Industria 4.0 le applicazioni dei sensori, dell’Internet of Things e dei dispositivi indossabili. Per una settimana, dall’8 al 12 giugno, l’Università Campus Bio-Medico di Roma ha messo al centro dell’attenzione il mondo delle tecnologie di misura con tre iniziative sui sensori indossabili, l’internet delle cose e l’impatto che può avere la metrologia in questo ambito. Le iniziative in programma toccano problematiche di forte impatto sociale e sanitario oltre a diversi obiettivi globali dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Cuore della settimana è la nona conferenza internazionale Ieee MetroInd4.0&IoT, in programma dal 10 al 12 giugno, tra i principali appuntamenti sul tema dell’industria 4.0, che richiama a Roma oltre 160 ricercatori da ogni parte del mondo, 29 nazioni rappresentate, insieme a figure di riferimento del mondo delle imprese e della scienza, promuovendo il confronto sulle più recenti innovazioni nel campo dei sensori, delle tecnologie di misura e delle sfide poste dalla trasformazione digitale.
L’edizione 2026 comprende 28 Special Sessions, dedicate a temi che spaziano dal sensing avanzato e dall’intelligenza artificiale applicata ai sistemi di misura fino alle specifiche applicazioni in ambito sanitario, sportivo, ambientale, manifatturiero, energetico e agroalimentare.
Particolare attenzione è rivolta a sistemi intelligenti di monitoraggio, architetture IoT, analisi dei dati, manutenzione predittiva e soluzioni per processi industriali sempre più sostenibili, efficienti e interconnessi.
Grande attrattiva suscita ogni anno la “Wearable e Smart Device Challenge”, nella quale si sfidano 12 gruppi di studenti universitari provenienti da Ucbm e da altri atenei. Ciascuno di loro presenta un prototipo contenente soluzioni innovative in settori in forte sviluppo come il monitoraggio fisiologico, la riabilitazione, la sicurezza, l’assistenza sanitaria e l’agricoltura intelligente.
Negli stessi giorni un gruppo di 70 studenti di vari Paesi, dottorandi e post doc tra i 24 e i 30 anni ha animato la terza edizione della Summer School in cui si affrontano le principali tematiche legate alle tecnologie wearable e all’applicazione dei wearable in diversi contesti clinici, con particolare riferimento all’apparato muscoloscheletrico e all’oncoematologia, grazie alla stretta collaborazione tra la Facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria e quella di Ingegneria.
La settimana di iniziative è curata dallo staff scientifico della Facoltà di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma coordinato dal preside della Facoltà dipartimentale di Ingegneria, Alessio Gizzi, e dal prorettore alla Didattica, Emiliano Schena.
Info: https://www.metroind40iot.org/.
Crisi fertilizzanti: Commissione Ue propone pacchetto di aiuti da 540 milioni per gli agricoltori
Per contrastare il lievitare i prezzi dei fertilizzanti in tutta Europa la Commissione propone oggi “aiuti finanziari per aiutare gli agricoltori che necessitano di acquistare fertilizzanti per garantire i loro prossimi raccolti” e “adeguamenti mirati alla Politica agricola comune (Pac), che consentano agli Stati membri di fornire agli agricoltori un sostegno più rapido e flessibile per l’accesso ai fertilizzanti”. La nota diffusa da Bruxelles spiega che, la Commissione mira a mobilitare un totale di 540 milioni di euro. Sul secondo filone di azione invece la Commissione propone modifiche alla Pac con un nuovo regime di liquidità nell’ambito dello sviluppo rurale per il sostegno in situazioni di crisi, cofinanziato fino al 65% dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr); la possibilità per gli Stati membri di erogare pagamenti diretti agli agricoltori in anticipo (prima del 16 ottobre) e la possibilità di adeguare il proprio bilancio dei pagamenti diretti per l’anno solare 2027. Le modifiche sulla Pac però dovranno passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio per l’approvazione. “Il pacchetto di sostegno finanziario dell’Ue di 540 milioni di euro, potrà essere integrato con fondi nazionali per mobilitare fino a 1,5 miliardi di euro di aiuti”, ha spiegato Christophe Hansen, commissario per l’agricoltura, che ha chiesto anche a Parlamento e Consiglio di affrontare con urgenza questi temi, in modo che i sostegni possano essere erogati senza indugio. “Ora è il momento di scegliere la nostra sicurezza alimentare, la nostra autonomia strategica e la nostra competitività”.
Protezione Civile: Bacoli, restituita alla collettività l’arcata del belvedere di Baia
Il Capo Dipartimento della Protezione Civile (Dpc), Fabio Ciciliano, si è recato oggi a Bacoli dove, insieme al sindaco, Josi Della Ragione, ha voluto visitare l’arcata del belvedere di Baia, danneggiata dalla scossa di magnitudo 4.4 dello scorso 21 maggio, riaperta al pubblico a poche settimane di distanza dall’evento sismico.
Il ripristino, si legge in un comunicato del Dpc, dimostra l’efficacia di un’azione che, non solo sul piano simbolico, genera resilienza grazie alla sinergia strategica tra le istituzioni nazionali e i territori. “Questo traguardo – sottolinea Ciciliano – è il risultato tangibile di una gestione dell’emergenza basata sulla prontezza d’azione e sulla stretta intesa tra gli organi dello Stato e le amministrazioni locali. L’immediata risposta del Comune di Bacoli ha consentito la messa in sicurezza e la riapertura del belvedere prima dell’inizio dell’estate, valorizzando il patrimonio culturale come bene collettivo. Un gesto, che può apparire piccolo, ma dall’enorme significato simbolico e che testimonia il grande attaccamento di questa comunità al proprio territorio. Amare un luogo – conclude Ciciliano – vuol dire anche conoscerlo profondamente e su questo senso di appartenenza stiamo lavorando per avere cittadini sempre più consapevoli dei rischi presenti ma pronti ad affrontarli”.
Diocesi: Grosseto, si allarga la rete di “Abitare la Notte”. Dal 15 giugno un convegno sui senza dimora
Si amplia la rete solidale di Grosseto a sostegno delle persone senza dimora. Al progetto “Abitare la Notte”, promosso dalla Caritas diocesana e operativo dal 2023, hanno aderito ufficialmente altre tre realtà del territorio – Croce Rossa Italiana-Comitato di Grosseto, La Racchetta Odv e l’Ordine Francescano Secolare di Santa Lucia – portando a nove il numero complessivo delle associazioni coinvolte. L’accordo è stato sottoscritto oggi nella Curia vescovile e rafforza un’esperienza che, nel corso del 2026, ha esteso le uscite serali a tutti i giorni della settimana, attivato il servizio di colazioni mattutine e un presidio sanitario con volontari paramedici. “Una macchina così complessa non può poggiare sulle spalle di pochi – osserva don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana e capofila del progetto –. L’ingresso di nuove associazioni è la risposta concreta a un bisogno crescente e conferma che fare rete è l’unica strada per custodire la dignità delle persone più fragili”. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati distribuiti 4.188 pasti, quasi quanti quelli erogati nell’intero 2024, mentre ogni sera vengono incontrate mediamente una trentina di persone nelle diverse aree della città. Lunedì 15 giugno, alle ore 17, nella Sala delle Colonne del Polo universitario grossetano, si terrà inoltre il convegno “Oltre la strada: chi sono i senzatetto a Grosseto”, durante il quale saranno presentati i dati del primo censimento e dell’indagine psicosociale sulle persone senza fissa dimora del territorio, realizzati dall’Università di Siena in collaborazione con Caritas e Fondazione Polo universitario grossetano.
Diocesi: Cefalù, domenica a Geraci Siculo la Statio Ecclesiae per pregare per le vocazioni
Tutto pronto a Geraci Siculo per la Statio Ecclesiae Cephalocensis di domenica 14 giugno, convocata dal vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante. La comunità diocesana si ritroverà attorno al proprio pastore per pregare per le vocazioni al ministero ordinato, alla vita consacrata, alla missione e a tutte le forme di servizio ecclesiale e di testimonianza cristiana nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella scuola e nella società. A guidare l’appuntamento diocesano sarà infatti il passo del Vangelo di Matteo: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe”.
Le parole dell’evangelista, sottolinea mons. Marciante nella lettera di convocazione, non invitano a soffermarsi su una mancanza, ma a riconoscere con stupore l’opera incessante di Dio nella storia e nel cuore degli uomini. La messe è abbondante perché il Signore continua a seminare speranza, desiderio di verità, sete di amore e di salvezza nel cuore di ogni persona.
“Abbiamo bisogno di comunità che sappiano generare alla fede – scrive il vescovo – accompagnare i giovani, accogliere chi è in ricerca, sostenere chi è nel dolore e annunciare con gioia il Vangelo. Abbiamo bisogno di uomini e donne che, avendo incontrato Cristo, sappiano dire con la vita: ‘Abbiamo trovato il Signore’”. Un richiamo che interpella ogni battezzato alla responsabilità della testimonianza e alla partecipazione alla missione evangelizzatrice della Chiesa.
La Statio Ecclesiae Cephalocensis, introdotta da mons. Marciante fin dal suo arrivo nella diocesi di Cefalù, rappresenta un momento di comunione ecclesiale e rende evidente il profondo legame tra Eucaristia e Sinodo, ricordando che la sinodalità trova la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione liturgica e, in modo particolare, nella partecipazione piena, consapevole e attiva del popolo di Dio.
Le comunità parrocchiali di tutta la diocesi, giunte quasi al termine dell’anno pastorale, sono convocate a Geraci Siculo a partire dalle 17.30 in piazza del Popolo per lasciarsi educare dallo sguardo di Cristo e raccogliersi nella preghiera, affinché il Signore continui a suscitare operai per la sua messe.
Premio Cimitile 2026: al via la XXXI edizione. Arte, spiritualità e letteratura nel segno di san Francesco
Sarà un omaggio alla figura universale di San Francesco d’Assisi ad aprire la XXXI edizione del Premio Cimitile. Sabato 13 giugno, alle 18.30, nel complesso basilicale paleocristiano di Cimitile, prenderà ufficialmente il via la storica rassegna letteraria nazionale con due appuntamenti: l’inaugurazione della mostra d’arte “Creati per creare. Il Creato di San Francesco 1226-2026 nell’ottavo centenario della morte”, curata da Giuseppe Bacci, e la presentazione del volume “E se tornasse Francesco?” di padre Enzo Fortunato, pubblicato da San Paolo Edizioni.
L’iniziativa si inserisce nel programma delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.
Alla cerimonia inaugurale interverranno Filomena Balletta, sindaco di Cimitile; Felice Napolitano, presidente della Fondazione Premio Cimitile; Elia Alaia, presidente dell’Associazione Obiettivo III Millennio; don Giovanni De Riggi, docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto superiore di scienze religiose “Duns Scoto” di Nola; Gaetano Manfredi, sindaco della Città metropolitana di Napoli; Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio della Regione Campania; padre Enzo Fortunato, giornalista e scrittore. A coordinare l’incontro sarà Diego Dionoro, giornalista Rai della Tgr Campania.
Promossa dalla Fondazione Premio Cimitile, la rassegna proseguirà fino al 20 giugno con un ricco calendario di eventi dedicati all’arte, alla cultura, alla religione, alla storia e alla valorizzazione del patrimonio storico e monumentale. In programma incontri letterari, convegni, spettacoli, momenti musicali e occasioni di approfondimento e riflessione.
Gran finale sabato 20 giugno alle 20.30 con la tradizionale cerimonia di premiazione, durante la quale saranno consegnati i “Campanili d’argento”, riconoscimento simbolo del Premio Cimitile. La serata sarà registrata e trasmessa in seconda serata su Rai2 il 7 luglio.
Il Comitato scientifico presieduto da Francesco Giorgino, ha selezionato così i vincitori della XXXI edizione: “Migliore opera inedita del genere narrativo” a Francesco Gioia per “Le comete di Sheb’a” (Guida Editori – Napoli); “Migliore opera edita di narrativa” a Lorenzo Marone per “Ti telefono stasera” (Feltrinelli); “Migliore opera edita di attualità” a Giovan Battista Brunori per “Il nuovo Medioriente. Il declino della mezzaluna Sciita” (Belforte Salomone); “Migliore opera edita di saggistica” a Claudio Cerasa per “L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo” (Silvio Berlusconi Editore); “Migliore opera edita di archeologia e cultura artistica in età paleocristiana e altomedievale” a Natasha Luigia Antonino per “Stratigrafia archeologica e cultura materiale. I manufatti ceramici del complesso catacombale tardoantico di Canusium: produzione, commercio, funzioni” (Edipuglia); Premio Giornalismo “Antonio Ravel” a Maria Soave, giornalista Rai; Premio speciale “Ermanno Corsi” a Paolo Antonio Ascierto, direttore del Dipartimento di melanoma e tumori della cute, immunoterapia oncologica e sperimentale e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli.
Diocesi: Bergamo, domani pomeriggio convegno “Accompagnare le famiglie”
Sabato 13 giugno, dalle 15 alle 18, presso la chiesa parrocchiale di Redona e di seguito nella Sala della Comunità “Qoelet” in via Papa Leone XIII 22, a Bergamo, è in programma il 4° convegno diocesano di pastorale familiare “Accompagnare le famiglie” con la partecipazione del vescovo Francesco Beschi e di Livia Cadei, professoressa ordinaria di Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Confederazione dei consultori familiari di ispirazione cristiana.
L’iniziativa desidera offrire uno spazio di riflessione e confronto rivolto alle famiglie, agli operatori pastorali e a quanti vivono un servizio educativo e relazionale nelle comunità. Per i figli è disponibile un servizio di accudimento e animazione con il gruppo “Animatema di famiglia” e al termine ci sarà un momento di agape fraterna.
Toscana Oggi: Simone Pitossi nominato direttore del settimanale regionale
Simone Pitossi è il nuovo direttore del settimanale regionale “Toscana Oggi”. La nomina è stata deliberata oggi dal Consiglio di amministrazione, riunito presso la redazione di Firenze. Pitossi, 58 anni, era direttore ad interim dalla morte di Domenico Mugnaini, nel novembre 2025; nell’ottobre dello stesso anno era stato nominato vicedirettore, dopo aver ricoperto per alcuni anni l’incarico di vicecaposervizio. Nella redazione di “Toscana Oggi” dal 1995, si è occupato nel tempo di cronaca, politica e attualità, oltre che delle pagine di Fiesole, sua diocesi di appartenenza. “Toscana Oggi”, oltre a una parte regionale, è composto da 16 edizioni per altrettante diocesi toscane. Tra le esperienze più significative del nuovo direttore, il viaggio in Terra Santa nel giugno 2025 al seguito dei vescovi toscani, che ha consentito al settimanale di offrire uno sguardo diretto sulle popolazioni coinvolte nel conflitto. Pitossi siede anche nel Consiglio nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici).
Papa in Spagna: messa a Tenerife, “lasciamoci evangelizzare da chi soccorriamo”
“A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani la grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne”. Con queste parole, nell’omelia della messa al porto di Santa Cruz di Tenerife, il Papa ha spiegato il primato dei poveri nell’azione evangelizzatrice della Chiesa. “Solo mettendo in relazione le nostre lamentele con le loro sofferenze e privazioni è possibile ricevere un rimprovero che ci invita a semplificare la nostra vita”, l’indicazione sulla scorta della Dilexit nos. “Grazie per ciò che siete e per ciò che fate, rendendo quest’isola un luogo in cui incontrare il cuore di Cristo nel volto amico e accogliente di persone e comunità fraterne”, l’omaggio ai presenti: “Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia”. “Dio amore”, è il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo: “Chi vi si immerge non vive più per sé stesso. Aprite a tutti questo mare di amore! È il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino”.
Estate ragazzi: diocesi San Miniato, stasera a Ponsacco il vescovo Paccosi incontra animatori ed educatori
In occasione dell’avvio delle attività estive promosse da parrocchie e associazioni ecclesiali, il vescovo di San Miniato, mons. Giovanni Paccosi, incontrerà in serata gli animatori e gli educatori delle Estate ragazzi e dei campi estivi organizzate sul territorio diocesano. L’appuntamento, con inizio alle 19.30, sarà ospitato all’oratorio don Bosco di Ponsacco. La serata si concluderà con il momento di preghiera guidato da don Filippo Meli, responsabile del Servizio di Pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Firenze.
Papa in Spagna: messa a Tenerife, “non ridurre tutto a commercio e profitto”
“Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé”. Nell’omelia della messa al porto di Santa Cruz di Tenerife, il Papa ha citato Papa Francesco per esortare a interrogarsi sulla vocazione turistica dell’isola, “sia riguardo al cuore di chi sceglie di trascorrere qui un periodo di vacanza, sia per chi vive e lavora sull’isola a contatto con ospiti da tanti Paesi del mondo”. “Non ridurre tutto a commercio e profitto”, il monito di Leone XIV: “Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole”, le domande da porsi. “Quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia”, la citazione della Laudato si’, con un invito: “Interpretate così la vostra vocazione all’accoglienza”.
Papa in Spagna: messa a Tenerife, “nessun essere umano è un’isola”
“C’è vita quando si dona la vita. Altrimenti si gira a vuoto”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa presieduta al porto di Santa Cruz di Tenerife, ultimo momento pubblico del quarto viaggio apostolico in Spagna, che dopo Madrid e Barcellona si conclude alle Canarie. “Nessun essere umano è un’isola”, ha esordito Leone XIV: “La collocazione geografica di questa diocesi e le sfide pastorali che la impegnano testimoniano che siamo nati per l’incontro e che non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio. Sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire nessuno è mai fermo. È questo il segreto del cuore: l’intima chiamata all’esodo e all’incontro”.
Diocesi: Manfredonia, domani mons. Moscone presiederà l’ordinazione diaconale di Luca De Fabritiis
È in programma nella serata di domani, sabato 13 giugno, la celebrazione eucaristica durante la quale l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Franco Moscone, ordinerà diacono l’accolito Luca De Fabritiis. In occasione dei primi vespri della XI Domenica del Tempo ordinario, il rito avrà inizio alle 18 presso la parrocchia Spirito Santo di Manfredonia.
San Francesco d’Assisi: Trani, in serata incontro “Il cammino dello Spirito e il dono dell’indulgenza”
Sarà dedicato a “Il cammino dello Spirito e il dono dell’indulgenza” l’incontro che si terrà in serata, a Trani, per iniziativa della Fondazione Seca in collaborazione con l’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. “A ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, è possibile delineare un primo bilancio dell’impatto che la sua esperienza di fede evangelica continua a esercitare sulla cultura, sulla vita politica e sull’economia contemporanee?”. Questo l’interrogativo alla base dell’incontro spirituale di oggi. “Una prima risposta – si legge in una nota – emerge dai gesti e dal magistero di Papa Francesco, che hanno contribuito a riportare al centro dell’attenzione l’attualità del messaggio francescano. Molto resta tuttavia da approfondire e indagare, soprattutto nelle sue implicazioni sociali, ecclesiali e culturali, per comprendere pienamente la portata e la fecondità di un’eredità che continua a interrogare il nostro tempo”.
Dalle 18.30 al Polo museale di Trani, interverranno mons. Leonardo D’Ascenzo, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, don Vincenzo Di Pilato, docente ordinario di Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica Pugliese, e padre Gianpaolo Lacerenza, già ministro provinciale Frati cappuccini di Puglia. Modererà l’incontro Graziano Urbano, direttore del Polo museale di Trani.
G7: vescovi cattolici, “non basta regolare l’IA, va disarmata e resa ospitale”
“Non basta regolare l’intelligenza artificiale: va disarmata e resa ospitale”. È l’appello lanciato dai presidenti delle Conferenze episcopali dei Paesi del G7 nel “Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana”, diffuso in occasione del Vertice che si riunisce in Francia, richiamando l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV. I presuli chiedono ai leader del G7 e alle aziende tecnologiche “di stabilire regole internazionali chiare affinché le nuove tecnologie siano poste al servizio della persona umana e del bene comune”, citando il n. 110 dell’enciclica, dove il Papa scrive che “disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”, e che “disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano: sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita”. L’intelligenza artificiale, osservano i vescovi, non va intesa solo come un insieme di strumenti da regolamentare, ma come “un ambiente che già plasma le relazioni umane, l’accesso al sapere, l’esercizio delle libertà e la partecipazione democratica”. I presuli sostengono gli appelli della Santa Sede a favore di “una governance etica dell’intelligenza artificiale” e di “una particolare vigilanza riguardo agli usi militari dei sistemi autonomi”.
G7: vescovi cattolici, “chiediamo di indicare la via della riconciliazione attraverso il dialogo e il mutuo rispetto”
“Con questo appello, noi, presidenti delle Conferenze episcopali dei Paesi membri del G7, pastori delle nostre Chiese e discepoli di Gesù Cristo, desideriamo mettere al servizio della pace e della comunità internazionale la capacità delle nostre Chiese di dialogo, di mediazione e di accompagnamento dei più vulnerabili”. Così si apre il “Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana”, firmato dai presidenti delle Conferenze episcopali di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno del presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), in occasione del Vertice del G7 che si svolge dal 15 al 17 giugno a Évian-les-Bains, in Francia. Il testo individua quattro aree di intervento urgente: il rilancio del multilateralismo e del diritto internazionale; la centralità della persona nello sviluppo e nella solidarietà internazionale; la protezione dei bambini e dei giovani nell’era digitale; la responsabilità comune nei confronti del creato e dei migranti. I presuli chiedono ai leader del G7 di “riaffermare il loro impegno a favore di un multilateralismo autentico”, ricordando che “una pace duratura non può essere garantita solo dalla logica del potere o dalla corsa agli armamenti”. Esprimono “viva preoccupazione” per i tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo e chiedono di non far “gravare sulle popolazioni più fragili il costo delle nuove priorità strategiche”. Hanno firmato il documento i cardinali Jean-Marc Aveline, Tarcisio Isao Kikuchi e Matteo Zuppi, e i presuli Paul Coakley, Richard Moth, Pierre Goudreault, John Keenan e Heiner Wilmer. Il documento è sostenuto da mons. Mariano Crociata, presidente della Comece.
Diocesi: Brescia, domani mons. Tremolada consacrerà otto nuovi sacerdoti
È in programma nella mattinata di domani, sabato 13 giugno, la celebrazione eucaristica durante la quale il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, consacrerà otto nuovi sacerdoti. Si tratta di don Andrea Coccoli, don Giacomo Cottinelli, don Omar Scolari e don Andrea Tonni, formatisi nel Seminario diocesano, e quattro religiosi: due Carmelitani Scalzi, padre Benedetto Moser e padre Lorenzo Olivato, e due della Congregazione Figli di Maria Immacolata-Pavoniani, padre Davide Invernizzi e padre Paul Chima Agu. Il rito avrà inizio alle 10, nella cattedrale di Santa Maria Assunta, e sarà trasmesso in diretta su SuperTv e su Teletutto.
“Proviamo a formare presbiteri – ha spiegato il vicerettore del Seminario, don Lorenzo Bacchetta – che abbiano le mani segnate dal lavoro e la voce consumata dall’invocazione, uomini di comunione che si ritrovino insieme, stanchi e felici, per ringraziare del dono della vocazione”.
Austria: appello di Caritas, Diakonie e Volkhilfe contro i tagli agli assegni familiari
Caritas Austria, l’omologa evangelica Diakonie Austria e l’associazione assistenziale protestante Volkshilfe criticano il piano del governo federale di eliminare gli assegni familiari per coloro che beneficiano della protezione sussidiaria. “Chi taglia i fondi quando si tratta di bambini mette a repentaglio le loro prospettive future e la coesione sociale”, ha dichiarato Anna Parr, segretario generale di Caritas Austria. Pur riconoscendo che il consolidamento del bilancio richiederà decisioni difficili, “chi taglia la spesa per i più vulnerabili aggrava i problemi sociali invece di risolverli”, ha affermato Parr in un comunicato stampa comune odierno. Per Maria Katharina Moser, direttrice di Diakonie Austria, “ogni bambino nel nostro Paese deve avere lo stesso valore per noi. Le prestazioni per i bambini non devono dipendere dallo status dei genitori”. L’appello al governo federale chiede che sia riconsiderata la proposta per non compromettere oltre la lotta contro la povertà infantile e la sicurezza sociale delle famiglie. “Stiamo assistendo a uno schema pericoloso: in primo luogo, i sussidi vengono messi in discussione per quei gruppi che godono di scarso sostegno politico. Poi, si profila la minaccia di un’estensione di tali sussidi a segmenti sempre più ampi della popolazione”. Secondo i timori di Volkshilfe, Caritas e Diakonie “il rischio è che gli assegni familiari vengano infine eliminati per tutte le famiglie che ricevono assistenza sociale. Ciò colpirebbe non solo i beneficiari della protezione sussidiaria, ma anche migliaia di famiglie austriache. Circa 71.000 bambini vivono attualmente in famiglie che dipendono dall’assistenza sociale. Per loro, sarebbe un duro colpo”, ha avvertito Erich Fenninger, direttore di Volkshilfe Austria.
Sistema comune asilo Ue: card. Woelki (Colonia), “la dignità umana e lo stato di diritto devono rimanere i principi guida”
L’Europa da oggi inasprisce la sua politica in materia di asilo con la riforma del “Sistema europeo comune di asilo” (Ceas): le procedure di asilo alle frontiere esterne saranno accelerate secondo valutazioni più rigide e i flussi migratori controllati in modo più restrittivo. Per il cardinale di Colonia, Rainer Maria Woelki, una cosa è chiara: “Con l’attuazione del Ceas, l’Europa si trova di fronte a una prova cruciale. La dignità umana e lo stato di diritto devono rimanere i principi guida”. Il card. Woelki sottolinea che “Ciò che conta non è solo ciò che dice la legge, ma ciò che accade alle frontiere. Non deve accadere che i richiedenti asilo vengano privati dei loro diritti in campi simili a centri di detenzione o che famiglie e bambini vengano di fatto rinchiusi alle frontiere esterne dell’Europa. Ordine e umanità non devono essere contrapposti”. Woelki chiede pertanto che l’attuazione del Ceas sia vincolata a linee guida chiare: controlli veramente indipendenti delle procedure e delle strutture alle frontiere esterne; una protezione legale efficace per i richiedenti asilo; garanzie specifiche per i bambini, le famiglie e le persone particolarmente vulnerabili; percorsi di accesso sicuri e legali, in modo che i più vulnerabili non siano costretti a percorrere rotte pericolose per la vita e a finire nelle mani di bande criminali di contrabbandieri. Il cardinale ricorda il recente discorso di Papa Leone al Parlamento spagnolo, in cui ha ammonito: “La giustizia sociale richiede una duplice azione: offrire percorsi sicuri e legali, condizioni di accoglienza dignitose e reali opportunità di integrazione; e al tempo stesso promuovere il diritto di rimanere nel proprio paese, adoperandosi affinché nessuno debba lasciare la propria casa a causa della mancanza di pace e sicurezza o di condizioni di vita disumane”.
Resistenza: Isacem e Centro studi Don Angeli, nel pomeriggio presentazione online del volume “Vangelo nei Lager”
È in programma nel pomeriggio di oggi, venerdì 12 giugno, la presentazione online del volume “Vangelo nei Lager. Un prete nella Resistenza” (Edizioni di Storia e Letteratura) di don Roberto Angeli. Il libro, uscito nel 2024 in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’arresto del sacerdote avvenuto per mano della Gestapo, è stato curato da Riccardo Bigi ed Enrica Talà. L’iniziativa odierna è promossa dall’Istituto per la storia dell’Azione Cattolica e del movimento cattolico in Italia “Paolo VI” (Isacem) e dal Centro studi Don Angeli. Dalle 17.30, durante l’incontro in diretta streaming sul , dopo l’introduzione di Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea all’Università degli studi di Torino e presidente del Consiglio scientifico dell’Isacem, interverranno Gianluca della Maggiore, docente di Cinema, fotografia, televisione e nuovi media presso l’Università telematica internazionale Uninettuno, e Giorgio Vecchio, docente di Storia Contemporanea all’Università di Parma; sarà presente anche la curatrice.
Leone XIV: “il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi”
“Il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato, diffondendo il buon profumo della santità di Cristo”. Lo scrive il Papa, nel messaggio per la Giornata della santificazione sacerdotale, che si celebra oggi. “In un tempo segnato da divisioni e paure, possiamo essere costruttori di pace, testimoni della tenerezza del Buon Pastore, che sa radunare chi è disperso e curare chi è ferito”, sostiene Leone XIV, secondo il quale “la santità del sacerdote può manifestarsi nella vicinanza umile e coraggiosa, nell’essere di tutti e per tutti, tenendo aperta la porta del recinto affinché molti possano entrare e trovare pascolo e riposo”. “Siamo limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, talvolta da ferite”, osserva il Papa: “Come può un cuore umano, così vulnerabile, rispondere a una chiamata così alta?”. Restando “uniti a Cristo in tutto”, la risposta: “in ciò che facciamo e in ciò che ci accade quotidianamente”, perché “non esistono compartimenti separati nella nostra umanità. Il sacerdote con un cuore integro, semplice e puro, è contemplativo nel mezzo dell’azione, misericordioso, fedele nella prova, gioioso nel dono di sé”.
Diocesi: Modena, in serata nel quartiere Crocetta “Il frutto della giustizia è la pace” con mons. Castellucci e Adil Lamane
“Il frutto della giustizia sarà la pace – Dialogo tra cristianesimo e islam per una comunità unita nella giustizia”. Questo il titolo dell’incontro che si terrà in serata a Modena, nel quartiere Crocetta, con la partecipazione dell’arcivescovo Erio Castellucci e di Adil Lamane, referente della comunità musulmana a Modena e responsabile della Moschea della misericordia. Dalle 18, presso la Palazzina Pucci, prenderà il via l’iniziativa promossa dal Gruppo volontari Crocetta Odv (Gvc) in collaborazione con il Servizio Caritas, nell’ambito della rassegna “Semi di pace – Percorsi di nonviolenza nel quartiere Crocetta”. I partecipanti dialogheranno con mons. Erio Castellucci e Adil Lamane: prenderanno la parola – si legge in un comunicato – giovani, insegnanti, volontari e residenti che, a partire dalle loro testimonianze, proporranno ai relatori alcune domande relative a pace, violenza, scuola, luoghi comuni e altri temi caldi, che interpellano l’intera comunità.
Nell’occasione il Servizio Caritas terrà un focus anche sulla violenza virtuale sui Social e il ruolo della scuola e della comunità come palestre di democrazia. Sarà anche presentato il Murales della pace, opera-segno curata da adolescenti, studenti e docenti del quartiere Crocetta. I lavori si concluderanno con una testimonianza sull’impegno storico del Gvc, in servizio dagli anni Settanta, i saluti finali e la visita al Murales.
Portogallo: Lisbona, al museo di Sant’Antonio esposte 32 opere di collezioni private. Emblemi della devozione al primo dottore lusitano della Chiesa
Il museo di Sant’Antonio ha inaugurato questa settimana la mostra intitolata “Il mio caro Sant’Antonio” che riunisce 32 opere e reperti provenienti da collezioni private, autentica testimonianza della devozione verso il patrono della capitale portoghese.
“È stato entusiasmante coinvolgere i collezionisti e ciò che ci ha interessato di più per questa mostra sono state proprio le storie delle loro opere. Certo, i beni esposti sono importanti, ma ciò che mettiamo in risalto è il valore personale che ogni ‘pezzo’ possiede”, spiega in una nota Leonor Alvim, curatrice dell’esposizione. Tra i beni esposti – precisa la nota – figurano l’immagine del santo portoghese ereditata dal presentatore José Carlos Malato, il sant’Antonio poliziotto del cappellano padre Luís Leal, il sant’Antonio di Luís Montez realizzato a partire dal disco in vinile “O Nazareno” di Frei Hermano da Câmara, e l’esemplare proveniente dal famoso ristorante di Arlindo Brás, il quale ammette “che quando lo spazio per ospitare le statue di sant’Antonio si esaurirà, sarà il momento di vendere il ristorante”.
Una delle più recenti acquisizioni del museo, acquistata all’asta dopo essere stata in possesso di una famiglia residente nell’isola di Madeira, è un’opera raffigurante l’apparizione del Bambino Gesù a Sant’Antonio: “Un pezzo risalente al XIX secolo che dimostra la ‘devozione particolare’ e il legame con il santo portoghese”, sottolinea nella nota il responsabile del museo, Pedro Teotónio Pereira.
Il testo evidenzia infine come l’obiettivo del museo lisbonese sia quello di raccontare la storia di Sant’Antonio, presentando le varie sfaccettature dell’uomo “nato a Lisbona e venerato a Padova – dove si trovano le sue reliquie – mostrando la sua vita di francescano, la sua formazione intellettuale e le tradizioni sviluppatesi a partire dalla devozione al primo dottore portoghese della Chiesa”.
Papa in Spagna: dal balcone, “grazie dell’accoglienza e dell’accoglienza che date a tutti i migranti”
“Grazie dell’accoglienza e dell’accoglienza che date a tutti i migranti”. Sono le parole pronunciate, a braccio e in spagnolo, dal Papa, che dopo il giro in golf-cart tra i fedeli si è affacciato dal balcone della Casa vescovile di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife, per salutare la comunità cattolica locale. “Riconoscete così la dignità umana che Dio ci ha dato quando ci ha creati”, ha proseguito Leone XIV: “Siamo tutti fratelli e sorelle: i peruviani, i colombiani, i venezuelani e altri di Tenerife. Siamo tutti una grande famiglia. Grazie a Dio che ci ha dato la vita, la capacità di amare e di essere amati. È quando condividiamo con gli altri che scopriamo quanto è bello tutto ciò”.
Estate: Iss, negli ultimi due anni oltre 600 annegamenti in Italia. Le regole per vacanze serene
Oltre 600 annegamenti nel biennio 2024-2025, in prevalenza di maschi e quasi equamente divisi tra mare, soprattutto nelle spiagge libere, e acque interne. La fotografia viene dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, presentata oggi durante un convegno nella sede dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Alcune semplici regole, hanno sottolineato gli esperti, potrebbero diminuire sensibilmente queste cifre, che sono tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni.
Nel biennio preso in considerazione sono 604 gli annegamenti fatali censiti da una raccolta sistematica delle notizie di cronaca realizzata tramite tecniche di web scraping dall’Istituto Superiore di Sanità. Il fenomeno è nettamente maschile: nei casi per i quali è specificato il genere i maschi sono la maggioranza con 482 casi, pari all’80,7%. Circa il 30% degli annegamenti riguarda persone con oltre 65 anni, circa 23% bambini e giovani fino a 24 anni mentre per il 3% di casi non è stato possibile risalire all’età dei soggetti annegati. La maggior parte degli annegamenti avviene in mare (281) e nelle acque interne (277), che insieme rappresentano il 93% dei casi. Un numero inferiore (37 annegamenti) ma importante se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti avviene nelle piscine. Complessivamente il “malore in acqua” rappresenta la causa principale (44,9%), seguito dalle “cadute in acqua”, dalle “condizioni meteo avverse / mare mosso” e dal “ritorno a riva impedito da un ostacolo/correnti di ritorno”. In circa il 6% dei casi è stato possibile rilevare che nonostante fosse presente la segnalazione di pericolo con la bandiera rossa tale indicazione era stata disattesa. In termini assoluti i dati indicano che nel biennio 2024-2025, le Regioni con il maggior numero di annegamenti sono Lombardia (90 casi; 14,9%), Veneto (73; 12,1%), Toscana (52; 8,6%), Lazio (51; 8,4%), Puglia, Sardegna e Sicilia (41; 6,8%) ed Emilia-Romagna (37; 6,1%).
Le regole per una vacanza serena suggeriscono a genitori/accompagnatori: “Al mare o in prossimità di un qualsiasi corpo idrico, non lasciate mai i bambini senza il vostro costante controllo. Se avete una piscina domestica o condominiale fatela recintare. Fate in modo che i bambini imparino presto a nuotare”.
A ragazzi e adulti: “Non fate il bagno quando è issata la bandiera rossa, comunque se il mare è mosso. Non assumete alcol e sostanze stupefacenti. Se vi trovate in difficoltà in mare perché spinti al largo da una corrente di ritorno, nuotate lateralmente per uscirne, mai contro e segnalate la vostra presenza. Non vi tuffate mai senza prima conoscere il fondale del corpo idrico”.
Ad anziani: “Limitare le prestazioni faticose, evitare di immergersi in acqua in condizioni di mare sfavorevoli e consultare comunque il proprio medico per consigli sui comportamenti da adottare in caso di patologie”.
A tutti: “Non fare mai il bagno da soli. Se frequentate ambienti fluviali prestate attenzione alle basse temperature delle acque, alle correnti, ai materiali presenti, alle sponde scoscese e instabili. Leggete sempre attentamente le informazioni riportate nella cartellonistica riguardanti gli eventuali pericoli presenti, l’organizzazione e gli orari della sorveglianza, i numeri di telefono per il soccorso. Fare il bagno vicino agli assistenti bagnanti riduce significativamente il rischio di annegamento. Se frequentate le spiagge libere preferite i luoghi dove gli enti gestori si prendono cura della gestione della loro sicurezza”.
San Francesco d’Assisi: Firenze, nel pomeriggio presentazione della nuova edizione del volume su “L’uomo nuovo” di padre Balducci
A ottocento anni dalla vicenda umana e spirituale di Francesco d’Assisi, il suo messaggio continua a interrogare il presente con una sorprendente attualità. È questa la convinzione che attraversa la nuova edizione di “Francesco. L’uomo nuovo” di padre Ernesto Balducci, ripubblicata nella collana “Per una cultura di pace” della Fondazione Ernesto Balducci per Gabrielli Editori. Il volume sarà presentato per la prima volta a Firenze nel pomeriggio di oggi, venerdì 12 giugno. Alle 17, presso le Scuole Pie Fiorentine, prenderà il via un incontro che intende offrire una riflessione sul significato profondo della figura del santo di Assisi e sulla lettura innovativa che ne propose uno dei più importanti intellettuali e profeti del Novecento italiano. I lavori saranno aperti da Grazia Bellini, presidente della Fondazione Ernesto Balducci; interverranno poi padre Sergio Sereni, provinciale nazionale dei Padri Scolopi, Luigino Bruni, economista e saggista, e Mariangela Maraviglia, storica della Chiesa.
Quello di Balducci – si sottolinea in un comunicato della Fondazione E. Balducci – non è un semplice racconto biografico. Come egli stesso scrive nella premessa al libro, l’obiettivo è rileggere la straordinaria esperienza di Francesco alla luce delle grandi sfide dell’umanità contemporanea. Una figura che, pur appartenendo a un tempo lontano, continua a parlare alle inquietudini del presente e alle necessità di un mondo chiamato a ripensare radicalmente i propri modelli di convivenza. “Non è, questa che presento, una biografia in più di Francesco d’Assisi – scrive Balducci stesso nella prefazione –, È la rievocazione critica della sua straordinaria vicenda a partire da un presupposto che la illumina di luce nuova”. Per il sacerdote e pensatore fiorentino, l’umanità si trova davanti alla necessità storica di costruire una nuova forma di vita privata e pubblica, capace di superare conflitti, divisioni e logiche di dominio. In questo percorso, Francesco rappresenta un’anticipazione profetica, una testimonianza concreta di un modo diverso di abitare il mondo e di vivere le relazioni.
Migranti: da inizio anno sbarcate 12.586 persone sulle nostre coste. Quasi 1.000 a giugno
Sono finora 12.586 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 26.371 mentre nel 2024 furono 23.212. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia a giugno è pari a 956. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 7.089, mentre nel 2024 furono 4.902.
Dei quasi 12.600 migranti sbarcati in Italia nel 2026, 3.899 sono di nazionalità bangladese (31%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Somalia (1.415, 11,2%), Pakistan (1.150, 9,1%), Sudan (1.045, 8,3%), Egitto (846, 6,7%), Algeria (843, 6,7%), Tunisia (496, 3,9%), Eritrea (346, 2,7%), Mali (292, 2,3%), Nigeria (228, 1,8%), Costa d’Avorio (214, 1,7%), Iran (183, 1,5%), Guinea (173, 1,4%), Marocco (145, 1,2%), Camerun (111, 0,9%) a cui si aggiungono 1.200 persone (9%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Dal 1° gennaio al 10 giugno 2026 i migranti rimpatriati sono 3.840, dei quali 3.323 con rimpatri forzati e 517 con rimpatri volontari assistiti. Negli anni scorsi sono stati complessivamente 6.772 in tutto il 2025 (il 10,2% rispetto al numero di persone sbarcate) e 5.704 nel 2024 (8,6%).
Cnca: Verona, ieri e oggi l’assemblea nazionale. Presentato il documento “Disobbedienti e presenti”. “Resistere non basta, bisogna ri-esistere”
Oggi anche in Italia il welfare si restringe, i diritti sono presentati come privilegi da meritare, le persone più vulnerabili vengono trasformate in minacce, il dissenso viene criminalizzato. In questo contesto il silenzio rischia la complicità. È da questo punto di partenza che il Cnca-Coordinamento nazionale comunità accoglienti lancia da Verona, sede ieri e oggi della sua assemblea nazionale, un invito rivolto a tutte le organizzazioni socie, ma più in generale a tutti coloro che operano nell’ambito del lavoro sociale: “Costruiamo insieme nuovi spazi di azione collettiva e resistenza democratica. Resistere da soli, o in piccoli gruppi identitari, non basta”. Occorre anche “ri-esistere”: “Ri-esistere significa re-istituire la propria presenza nel mondo, riconquistare il diritto di esistere come soggetti collettivi dotati di visione. Significa esporsi – uscire dall’invisibilità confortante del tecnicismo e dichiarare da che parte si sta, cosa si difende, a quale idea di vita comune ci si ispira. Ri-esistere non significa costruire un nuovo potere. Significa rendere inoperante il potere esistente: sottrarre consenso alle narrazioni dominanti, moltiplicare le pratiche alternative, dimostrare con la concretezza delle relazioni quotidiane che un’altra forma di stare insieme è possibile”.
Il Cnca ha espresso la sua posizione nel documento intitolato “Disobbedienti e presenti”, presentato nel corso dell’Assemblea, in cui si invitano operatori, operatrici e organizzazioni sociali a riscoprire il valore politico e culturale del loro lavoro: “Incontrando quotidianamente le contraddizioni del sistema, nel suo creare relazioni, aprire spazi di parola, difendere diritti, denunciare diseguaglianze, il lavoro sociale agisce su un piano culturale e politico necessario. Il gesto professionale diventa tale perché politico”. Un’azione che oggi, per il Cnca, non può prescindere da atti di disobbedienza civile “quando le istituzioni non proteggono, non garantiscono e addirittura separano e puniscono chi è considerato indesiderabile, quando la sofferenza e la protesta legittima vengono vilipese e punite, quando si contrasta e inibisce ogni lavoro di prossimità”.
Caterina Pozzi, presidente del Cnca, ha detto: “Sappiamo di vivere tempi in cui diritti e possibilità sono sempre più limitati e appannaggio di una sola parte della società. Le campagne populiste – costruite su nemici funzionali – esasperano le risposte, aumentano polarizzazioni e forme istituzionali che sempre più separano e allontanano un noi che va protetto a scapito di altri che devono essere allontanati, segregati, controllati. Il nostro lavoro si colloca proprio in questo spazio di tensione ed è necessario farlo con consapevolezza e lucidità, per non essere complici della normalizzazione del sistema. E dobbiamo farlo insieme, uscire sempre più da autoreferenzialità che impoveriscono per creare alleanze inedite, che ci diano la possibilità di poter cambiare e poter immaginare”.
All’Assemblea sono stati anche presentati l’opuscolo “Taccuino delle soglie. Sguardi dalla Bosnia Erzegovina e da Istanbul”, il libro “Terreferme. Famiglie che accolgono, approdi che curano”, la ricerca “Il nostro sistema integrato di tutela e accoglienza per minorenni e genitori con figli”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti. Ai trafficanti, “fermatevi, convertitevi”
“Fermatevi! Convertitevi!”. È la “parola chiara” e il forte appello pronunciato dal Papa, durante l’incontro con le realtà di integrazione, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife, e rivolto “a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare”. “Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a lui”, ha tuonato Leone XIV: “Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”. “L’ultima parola non può averla la paura, né l’indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana”, ha concluso il Papa: “L’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “esiste anche un naufragio silenzioso”
“Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare”. Lo ha ribadito il Papa, durante l’incontro con le realtà di integrazione, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife. “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana”, ha affermato Leone XIV, secondo il quale “esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità”. “Integrare significa impedire questo secondo naufragio”, ha spiegato il Papa: “Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “l’integrazione non si riduca a un compito sociale”
“L’integrazione non si riduca a un compito sociale, per quanto necessario”. È la richiesta del Papa ai cattolici, durante l’incontro con le realtà di integrazione, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife. “Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione, e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona”, l’indicazione di rotta di Leone XIV: “Evangelizzare significa condividere con rispetto e umiltà il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza. Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “non rinchiudere per sempre i migranti nella categoria di vittime”
I migranti sono “persone create a immagine e somiglianza di Dio, prima che di categorie giuridiche o di problemi da gestire”. Lo ha ribadito il Papa, durante l’incontro con le realtà di integrazione, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife. “Dopo viaggi difficili e, a volte, diversi tentativi – ha proseguito – cercano qualcuno che dica loro, con i gesti prima che con le parole: la tua vita non è uno scarto, la tua sofferenza non è invisibile, la tua dignità non si è dissolta nelle acque che hai attraversato”. Ma i migranti, per Leone XIV, “cercano anche qualcos’altro: una possibilità concreta di ricominciare, di imparare, di lavorare, di servire, di partecipare, di non rimanere rinchiusi per sempre nella condizione di vittime”. Di qui il ringraziamento del Papa “alle tante realtà ecclesiali e civili che vanno oltre il primo soccorso e accompagnano percorsi di protezione, promozione e integrazione”, ma anche ai “tanti migranti che, provenienti dall’America Latina, dalle Filippine e da altre latitudini, sono già parte viva della comunità e, con la loro fede, il loro lavoro e i loro doni, contribuiscono a rinnovarla”. “Lasciatevi anche evangelizzare da loro”, l’invito ai presenti.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva”
“Aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni”. È la consegna del Papa per i migranti, durante l’incontro con le realtà di integrazione, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife. “Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva”, ha osservato Leone XIV: “e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità. Questa è una preziosa forma di misericordia”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “integrare non è creare mondi paralleli”
“La solidarietà nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia”. Lo ha ribadito il Papa, che, incontrando le realtà di integrazione dei migranti, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife, ha descritto la solidarietà come un processo: “L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro”. “Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria”, ha precisato Leone XIV: “Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro”.
Papa in Spagna: a realtà di integrazione dei migranti, “imparare il linguaggio della vicinanza”
“Il mare, che circonda queste isole, ci porta storie che non sempre sappiamo leggere: storie di dolore, di speranza e di ricerca. In una città senza mura, anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle”. Incontrando le realtà di integrazione dei migranti, nella Plaza de Cristo di San Cristobal de La Laguna, a Tenerife, il Papa, rispondendo alle testimonianze ascoltate poco prima, ha esortato in primo luogo a “imparare il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole”. “L’integrazione richiede di imparare a leggere in modo diverso”, la tesi di Leone XIV: “Ci sono sguardi che vedono e, tuttavia, non riconoscono; trasformano un volto in numero, una storia in fascicolo e una differenza in distanza. Per questo il Vangelo ci educa a una lettura più profonda della realtà: quella che nasce dalla vicinanza, dalla pazienza e da mani capaci di soccorrere, accompagnare, orientare, insegnare e aprire strade”.
Diocesi: Matera-Irsina, stasera cerimonia di apertura della 637ᵃ edizione della Festa della Bruna
È in programma nella serata di oggi, venerdì 12 giugno, a Matera, la cerimonia di apertura della 637ᵃ edizione della Festa della Bruna. Dalle 20.30, il cineteatro “Gerardo Guerrieri” ospiterà l’evento che segna l’inizio di un mese di appuntamenti tra devozione, cultura e spettacolo, che porteranno al momento clou del 2 luglio. La programmazione di quest’anno – si legge in una nota – si distingue per novità, contaminazioni e fede, innovazione tecnologica, senza perdere il legame con le radici.
Alla serata parteciperanno, in rappresentanza delle istituzioni e degli enti organizzatori, il presidente dell’Associazione Maria SS. della Bruna, Bruno Caiella, l’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, mons. Benoni Ambarus, il sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, e il delegato dell’arcidiocesi di Matera-Irsina, don Francesco Di Marzo.
Il cuore dell’incontro sarà la presentazione del programma dell’edizione 2026, dedicata al tema “Io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, dunque anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” (cfr. Gv 13,14). La cerimonia – viene evidenziato – sarà l’occasione per raccontare il programma liturgico, culturale e tutte le anime che fanno della Festa della Bruna un evento collettivo, corale e identitario. Un mese di appuntamenti e tradizioni che si concluderà il 2 luglio con lo “strazzo” del Carro Trionfale, simbolo di fede e rinnovamento.
Ecumenismo: Bari, oggi e domani l’Incontro per un dialogo fraterno 2026 promosso dalla Consultazione carismatica italiana
Sarà dedicato a “Annuncio e testimonianza” l’Incontro per un dialogo fraterno che si terrà a Bari venerdì 12 e sabato 13 giugno per iniziativa della Consultazione carismatica italiana (Cci). Ai lavori interverranno il rev. dott. Dale M. Coulter (vescovo della Church of God e docente alla Pentecostal Theological Seminary a Cleveland, negli Stati Uniti, membro della Commissione internazionale per il Dialogo cattolico-pentecostale), il rev. dott. p. Marcial Maçaneiro (docente di Teologia sistematica ed ecumenica alla Pontificia Università Cattolica di Paraná a Curitiba, in Brasile, e membro della Commissione internazionale per il Dialogo cattolico-pentecostale) e il prof. Riccardo Burigana (direttore del Centro studi per l’Ecumenismo in Italia, presidente dell’Associazione dei docenti di Ecumenismo in Italia, docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale Sez. San Tommaso d’Aquino di Napoli).
Dopo l’accoglienza nella Casa di spiritualità “San Francesco d’Assisi”, prevista per le 16 di oggi, alle 17 l’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, interverrà per un saluto di benvenuto. Seguirà l’introduzione ai lavori a cura del pastore Giovanni Traettino, della Chiesa evangelica della Riconciliazione di Caserta, e del prof. Matteo Calisi, della Comunità di Gesù di Bari. L’incontro si concluderà con la mattinata di domani.
Diocesi: Lucca, nel pomeriggio una conferenza sulla bolla di Papa Benedetto XIII per l’elevazione ad arcidiocesi
Nel 1726, con bolla di Papa Benedetto XIII, la diocesi di Lucca, già direttamente soggetta alla Santa Sede, venne elevata al rango di arcidiocesi. Un passaggio storico – viene sottolineato in un comunicato – che segnò una svolta profonda, per la contestuale perdita della jura vescovile e quindi del potere temporale da parte dei vescovi lucchesi. Un passaggio che non fu solo un mutamento giuridico, ma l’inizio di una nuova stagione di impegno pastorale e civile che ha plasmato l’identità lucchese fino ai giorni nostri.
Nell’ambito delle celebrazioni del 300° anniversario di questo momento fondamentale per la Chiesa locale, la bolla papale che decretò questo cambiamento sarà al centro della conferenza in programma nel pomeriggio di oggi, venerdì 12 giugno. Dalle 17, presso l’auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca, Raffaele Savigni, già professore ordinario di Storia medievale nell’Università di Bologna ed esperto di ecclesiologia e di storia delle istituzioni ecclesiastiche, illustrerà il prezioso documento, conservato in originale nel fondo Tarpea dell’Archivio di Stato di Lucca, analizzando il testo e illustrandone le premesse religiose e politico-culturali. La bolla, viene evidenziato, rappresenta il punto di arrivo di un processo plurisecolare di progressiva esaltazione della dignità della Chiesa di Lucca che – secondo una tradizione diffusa fin dal XIII secolo – sarebbe nata grazie all’opera evangelizzatrice di San Paolino e sarebbe stata la prima diocesi toscana ad accogliere la fede cristiana.
Al termine della conferenza è prevista una visita guidata alla mostra “Trame di storia, segni di fede” che racconta tre secoli di identità lucchese tra arte, documenti inediti e devozione al Volto Santo. Curata da don Marcello Brunini, l’esposizione ripercorre la cronotassi dei ventidue arcivescovi che si sono succeduti alla guida della Chiesa locale. Il racconto è affidato a un prezioso corpus di materiali, tra cui documenti rari dell’Archivio storico diocesano, volumi e testimonianze della Biblioteca diocesana “Mons. Giuliano Agresti”, opere d’arte provenienti dal Complesso museale e archeologico della Cattedrale di San Martino. Particolare rilievo è dato al legame tra la città e il Volto Santo, fulcro della devozione e simbolo identitario in cui si riconosce l’intera comunità. La mostra, presso il Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, sarà visitabile fino a domani, sabato 13 giugno.
Maturità: mons. Piazza (Viterbo), “ai ragazzi che faranno l’esame assicuro la mia vicinanza nella preghiera”
“A quanti saranno chiamati a sostenere gli esami di maturità: siate convinti e determinati nel mostrare il meglio di voi stessi, pur tra le evidenti ansie che connotano questi momenti delicati e significativi per voi e per le vostre famiglie”. A scriverlo in un messaggio rivolto ai ragazzi e alle ragazze che hanno appena concluso l’anno scolastico è mons. Orazio Francesco Piazza, vescovo di Viterbo. “Assicuro la mia vicinanza nella preghiera perché possiate effettuare il passaggio dalla preoccupazione alla concreta occupazione, realistica e motivata, nel dare evidenza alle vostre qualità – continua il messaggio –. Importante è avere la serenità di aver dato il necessario impegno per vivere questo momento significativo della vostra vita: conclusione di un percorso formativo, ma soprattutto punto di partenza per dare volto ai vostri futuri progetti di vita. A voi tutti, il mio affettuoso sostegno e la benedizione del Signore per un fecondo esame, inserito nel quadro della vostra vita”.
Diocesi: AC Gorizia, a Ruda si conclude il ciclo dei “Vespri d’arte”
Si è concluso nella chiesa di San Nicolò a Ruda il ciclo dei “Vespri d’arte-Alle radici della nostra fede”, promosso dal Settore Adulti dell’Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Gorizia. L’iniziativa, che da sei anni propone un percorso tra spiritualità, arte e valorizzazione del patrimonio religioso del territorio, ha accompagnato i partecipanti alla scoperta di tre luoghi significativi della diocesi: la chiesa di Santo Stefano Protomartire a Vermegliano, la chiesa di Santa Maria, in vulgo Santa Apollonia, a Brazzano di Cormons e, infine, la chiesa di San Nicolò a Ruda. Al centro di ogni appuntamento la celebrazione dei vespri, vissuta come momento di preghiera e contemplazione, nel quale la bellezza artistica è stata riletta alla luce della fede. Un’esperienza che ha permesso di riscoprire l’arte sacra non solo come testimonianza storica, ma come espressione viva della spiritualità delle comunità.
Nel corso dell’ultimo incontro, il parroco di Ruda, don Manuel Millo, ha ricordato che la bellezza non è un semplice ornamento del vero, ma una sua manifestazione. Ha inoltre sottolineato come la valorizzazione del territorio non rappresenti un esercizio di nostalgia, ma il riconoscimento di una storia nella quale il Signore continua a manifestarsi. Chiese, opere d’arte, tradizioni e paesaggi diventano così luoghi attraverso i quali riscoprire le radici della fede e il legame con il Vangelo. La partecipazione registrata nei tre appuntamenti conferma, secondo l’Azione Cattolica diocesana, il desiderio di percorsi capaci di mettere in dialogo fede e cultura. Concludendo il suo intervento, don Millo ha invitato a custodire con gratitudine i doni ricevuti e a trasmetterli alle nuove generazioni.
Papa in Spagna: entra in una tenda e saluta uno a uno i migranti
Al termine del suo primo discorso a Tenerife, per l’incontro con alcune centinaia di migranti accolti dal Centro Las Raíces di Santa Cruz, il Papa è entrato in una delle tende dove sono accolti i migranti e li ha salutati uno per uno. Tra poco, il secondo appuntamento della giornata, a Plaza de Cristo, dove incontrerà le realtà di integrazione dei migranti.
Cure palliative pediatriche: Roma, al Policlinico Gemelli un incontro sull’Hospice perinatale con i dati dei primi 10 anni di attività
Empatia, sostegno, ascolto attivo, cura sono i pilastri su cui si fonda l’impegno della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’accompagnare le famiglie che affrontano diagnosi prenatali particolarmente complesse. Un impegno reale e concreto che da dieci anni prende forma nell’esperienza dell’Hospice perinatale del Gemelli, modello innovativo di cure palliative perinatali e pediatriche capace di offrire presa in carico multidisciplinare, vicinanza e continuità assistenziale lungo tutto il percorso della gravidanza, della nascita e della crescita del bambino.
In questo contesto si è svolta, mercoledì 10 giugno presso la Hall della Fondazione Policlinico Gemelli, una delle tappe romane del Giro d’Italia delle cure palliative pediatriche promossa dalla Fondazione Maruzza. L’incontro, dal titolo “Una rete per la vita: l’Hospice perinatale della Fondazione Policlinico Gemelli”, ha rappresentato un’occasione di confronto sul valore di una medicina che mette al centro la persona e la famiglia, promuovendo percorsi di cura fondati sull’ascolto, sulla condivisione delle decisioni e sull’accompagnamento nei momenti di maggiore fragilità.
L’Hospice perinatale “Santa Madre Teresa di Calcutta” della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs rappresenta un luogo di ascolto, accoglienza, sostegno e cura, dove un’équipe multidisciplinare di operatori sanitari accompagna le coppie che ricevono una diagnosi prenatale di feto con prognosi ad alto rischio, con la presa in carico prenatale (cure palliative prenatali), nel periodo postnatale (cure palliative neonatali) che può anche prevedere il ricovero e la cura attiva in Terapia intensiva neonatale, soprattutto nelle situazioni di diagnosi incerta, fino all’accompagnamento sul territorio (cure palliative pediatriche).
Particolare rilievo è stato dato ai risultati dei primi dieci anni di attività dell’Hospice perinatale. Dal 2015 al 2025 sono state prese in carico circa 100 famiglie. Nel corso del decennio sono state effettuate 105 consulenze di etica clinica e, in 72 casi, è stato elaborato un Documento condiviso di orientamento etico-assistenziale, strumento che consente di definire, insieme alle famiglie, obiettivi di cura proporzionati alle condizioni cliniche del feto, del neonato o del bambino e coerenti con i valori e i desideri dei genitori. I dati presentati confermano inoltre la forte connotazione multidisciplinare dell’Hospice perinatale. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda l’attenzione alla qualità di vita già durante la gravidanza. Il 22% delle donne seguite è stato sottoposto a procedure palliative prenatali. L’accompagnamento è proseguito dopo la nascita attraverso percorsi personalizzati condivisi con le famiglie, con particolare attenzione alla continuità dell’assistenza domiciliare sul territorio. Quindici bambini sono stati dimessi con assistenza domiciliare attivata e otto proseguono tuttora il loro percorso di cure palliative e follow-up specialistici.
Patto Ue migrazione e asilo: p. Ripamonti (Centro Astalli), “credibilità dell’Unione si misura anche da sua capacità di tutelare chi cerca sicurezza e protezione”
“Il Patto europeo entra nel nostro ordinamento in un momento in cui il dibattito sulla migrazione è sempre più schiacciato sulla logica del controllo e della gestione dei flussi”. Lo dice oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli parlando del nuovo sistema comune di asilo europeo in vigore da oggi. per il religioso gesuita “ogni volta che si restringe l’accesso all’asilo o si introducono nuovi ostacoli al suo esercizio, non si interviene su principi astratti o categorie amministrative, si interviene sulla vita di persone, donne, uomini e bambini che fuggono da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e che hanno già perso tutto”. Per questo è “necessario chiedersi quale Europa stiamo costruendo quando la richiesta di protezione viene trattata come un problema da contenere anziché come un diritto da garantire”. La “credibilità” dell’Unione europea – spiega padre Ripamonti – “si misura anche dalla sua capacità di tutelare chi cerca sicurezza e protezione, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e degli obblighi internazionali che essa stessa ha contribuito a definire”.
Patto Ue migrazione e asilo: Centro Astalli, “l’Europa ridisegna i confini del diritto”
Il Centro Astalli esprime “profonda preoccupazione” per l’applicazione del nuovo sistema comune di asilo europeo. Più che una riforma volta a “rafforzare la protezione internazionale, esso rappresenta un progressivo arretramento del diritto di asilo, la cui tutela effettiva rischia di essere subordinata alle priorità del controllo delle frontiere”, si legge in una nota aggiungendo che il diritto di asilo “non è solo una procedura e chi arriva alla frontiera non è un numero da processare. Il Patto non cancella formalmente il diritto di asilo, ma lo svuota moltiplicando gli ostacoli al suo esercizio. Il nuovo sistema sottopone le persone in arrivo a un regime di trattenimento in hotspot per indirizzarle, nella maggior parte dei casi, verso procedure accelerate alla frontiera o al rimpatrio immediato”. Per il centro dei gesuiti un “elemento particolarmente grave riguarda il modo in cui vengono valutate le domande: sulla base della sola provenienza geografica, le persone sono trattate come se le loro richieste fossero, in partenza, meno meritevoli di tutela. Ma un sistema che presume l’infondatezza della domanda anziché garantire una valutazione piena e individuale indebolisce l’effettivo esercizio del diritto di asilo”. Inoltre, “valutare le ragioni che hanno costretto qualcuno a fuggire in dodici settimane, come previsto dal decreto legge italiano, in un contesto di privazione della libertà e senza assistenza legale garantita fin dal primo giorno non è una misura neutrale: è una condizione che penalizza chi è più vulnerabile”. Per il Centro Astalli desta preoccupazione l’ampliamento del concetto di “Paese terzo sicuro”, che consente di trasferire l’esame delle domande verso Paesi con cui l’Unione ha concluso accordi, anche in assenza di un legame reale con la persona interessata e senza garanzie certe di protezione. Spostare fuori dai confini europei il luogo in cui si decide della vita delle persone “non risolve il problema, lo sottrae alla visibilità e alle garanzie”. Da qui la richiesta di “non misurare il successo di una politica migratoria dal numero di persone trattenute o rimpatriate, ma dalla capacità di garantire a ciascuna un esame individuale, equo e accessibile della propria domanda di protezione”. Servono “meccanismi di monitoraggio indipendente alle frontiere e negli hub di rimpatrio; il pieno rispetto del diritto a un esame effettivo delle domande; la tutela del ricongiungimento familiare; protezione rafforzata per minori non accompagnati, vittime di violenza e persone con fragilità psicologica”.
Papa in Spagna: ai migranti di Tenerife, “tutti siamo migranti”
“Tutti – in qualche modo – siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste”. Lo ha detto il Papa, incontrando alcune centinaia di migranti nel Centro di accoglienza Las Raíces a Santa Cruz di Tenerife. “Aiutiamoci a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”, l’esortazione di Leone XIV, che ha ringraziato “per la collaborazione da parte del Governo, delle diverse istituzioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, che rendono possibile questo concreto aiuto umanitario, che restituisce speranza e dignità a tante persone”. “Al mio Predecessore, il caro Papa Francesco, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l’immagine delle radici per indicare la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore”, ha ricordato il Papa riferendosi al nome del centro di accoglienza: “Quest’immagine delle radici vi aiuti a rimanere saldamente radicati nel Signore, affinché nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza, che fortifica e dà vita. Cari amici, vi porto nel cuore e vi ricordo nelle mie preghiere”.
Papa in Spagna: ai migranti di Tenerife, “offrire il vostro tesoro di umanità, sogni e cultura”
“Offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato”. È la consegna del Papa ai migranti incontrati nel Centro di accoglienza Las Raíces di Santa Cruz di Tenerife, ai quali si è rivolto in francese, lingua di provenienza della maggior parte di loro. “Dobbiamo vivere questo scambio con responsabilità, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell’amore, dove le migrazioni hanno una parola importante da dire, perché possono diventare un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli”, l’invito sulla scorta della Magnifica humanitas.
Papa in Spagna: ai migranti di Tenerife, “l’amore di Dio non conosce confini”
“Al di là del nostro luogo di provenienza, l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità”. Lo ha detto il Papa, incontrando alcune centinaia di migranti, con le loro testimonianze, al Centro di accoglienza Las Raíces di Santa Cruz di Tenerife, primo appuntamento pubblico dell’ultima giornata del viaggio apostolico in Spagna. “Vedendo i vostri volti e ascoltando le vostre testimonianze, penso ai vostri cuori, feriti da tante difficoltà ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi”, ha detto Leone XIV, che ha citato san Fratel Pietro e san Giuseppe de Anchieta, partiti dalle Isole Canarie “per annunciare il Vangelo in America, aprendo nuovi orizzonti missionari”. “Anche loro furono migranti che si diressero verso l’ignoto, portando come principali beni la fede, la speranza e la carità”, ha osservato il Pontefice nel suo discorso in francese, lingua di provenienza della maggior parte dei migranti: “In quelle terre sconosciute, i santi migranti e missionari seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò di nuovo che veniva offerto loro”.
Lavoro minorile: D’Errico (Save the Children), “servono dati aggiornati, interventi di contrasto alla povertà e azioni contro la dispersione scolastica”
“I minori che lavorano precocemente hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola o di frequentarla in modo discontinuo, aumentando il rischio di avere in futuro un lavoro a basso reddito oppure di rimanere intrappolati nella condizione di neet”. Lo sottolinea Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo. “Per prevenire e contrastare davvero il lavoro minorile – osserva D’Errico – servono misure concrete che agiscano su più fronti: dati solidi e aggiornati per rendere visibile il fenomeno, interventi di contrasto alla povertà economica delle famiglie e azioni strutturali contro la dispersione scolastica, garantendo percorsi efficaci di inserimento, reinserimento e riorientamento scolastico. È inoltre fondamentale potenziare un sistema di presa in carico a livello territoriale dei minori che subiscono lo sfruttamento lavorativo e del loro nucleo familiare, con un raccordo tra servizi pubblici e terzo settore per garantire un percorso di protezione e reinserimento; promuovere l’introduzione di piani di sostegno personalizzati per i ragazzi e le ragazze che rischiano di interrompere gli studi anticipatamente e assicurare un sistema capillare di controlli sul territorio”.
Save the Children è impegnata dal 2022 nel progetto “Liberi dall’invisibilità”, implementato nella “fascia trasformata” in provincia di Ragusa, un contesto legato allo sfruttamento del lavoro agricolo, in partenariato con l’associazione I tetti colorati Onlus e la Caritas diocesana di Ragusa. Il progetto realizza attività per minori e famiglie che vivono in condizioni di vita disagiate, spesso in stato di isolamento e marginalizzazione. Attraverso “Liberi dall’invisibilità” sono state supportate dal 2022 a fine 2025 665 persone, di cui 309 adulti e 356 minori. L’obiettivo è rimuovere gli ostacoli che impediscono a bambine/i e ragazze/i e alle loro famiglie di raggiungere una migliore condizione di vita e l’accesso a diritti ed opportunità di crescita sana.
Lavoro minorile: D’Errico (Save the Children), “lo sfruttamento costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere sulle loro vite”
“Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l’equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell’infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l’integrità fisica e negano loro l’accesso all’istruzione e alle opportunità di sviluppo. Anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli, ostacolandone lo sviluppo armonico e limitandone fortemente il futuro, in palese contrasto con i principi fondamentali di tutela e protezione dell’infanzia”. Lo dichiara Giorgia D’Errico, direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo.
Secondo le stime della ricerca “Non è un gioco” – condotta da Save the Children in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, ma i cui dati sono ancora oggi gli unici a tracciare il fenomeno del lavoro precoce – in Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (il 6,8%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima una attività lavorativa, ma la percentuale cresce tra i 14-15enni. In questa fascia d’età un adolescente su 5 (il 20%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima un’attività lavorativa e poco più di un 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e il benessere psicofisico perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico, oppure in orari notturni o comunque percepiti da loro stessi come pericolosi. I settori in cui è maggiore l’incidenza del lavoro minorile sono la ristorazione (25,9%) e la vendita al dettaglio nei negozi e in attività commerciali (16,2%), ma i minori lavorano anche in campagna (9,1%) o nei cantieri (7,8%) e dal rapporto emergono anche forme di lavoro online (5,7%).
Dati che si collegano a quanto emerge dalla ricerca “Domani (Im)possibili”, pubblicata dall’organizzazione nel 2024, la quale ha evidenziato che il 43,7% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni intervistati aiutasse la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi: tra questi, il 18,6% aveva svolto o svolgeva qualche attività lavorativa per coprire le proprie spese senza pesare sulla famiglia e il 12,3% per contribuire alle spese della famiglia.
Irlanda del Nord: messaggio del vescovo di Belfast, “vergogna a chi strumentalizza la paura. Si allenti la tensione sociale, anziché alimentare le fiamme del razzismo”tare le fiamme del razzismo”
“Atti coordinati di violenza e distruzione insensata mirano solo ad acuire la tensione nella comunità e devono essere condannati. Vergogna a tutti coloro che negli ultimi giorni hanno cercato di mobilitare, fomentare, strumentalizzare e politicizzare la paura e le preoccupazioni altrui. Tutti noi abbiamo la responsabilità di allentare la tensione sociale, anziché alimentare le fiamme del razzismo”. Parole fortissime di condanna quelle scritte in un messaggio dal vescovo cattolico di Down and Connor (Belfast), mons. Alan McGuckian SJ, a seguito dell’aggressione con il coltello per mano di un rifugiato sudanese contro un uomo e alle violenze “insensate” che sono scoppiate in città. “Negli ultimi giorni – scrive il vescovo – le strade dell’Irlanda del Nord e non solo sono state teatro di violenze e disordini sociali, con attacchi contro le case e le attività commerciali dei migranti. Persone che hanno vissuto tra noi per anni come buoni vicini, amici e colleghi ora vivono nel terrore, per sé stesse e per i propri figli. Molti nuovi arrivati danno un contributo straordinario alle nostre comunità, comprese le nostre parrocchie. Sono nostri amici. Come comunità, dobbiamo essere solidali con loro”. Il vescovo aggiunge: “la distruzione nelle nostre strade e gli attacchi alle case non risolveranno i problemi di fondo, e la violenza dovrà lasciare il posto al dialogo e al confronto. In questo spazio di dialogo costruttivo, politici, leader della comunità e istituzioni devono ascoltare e agire”. “Come società – osserva il vescovo –, noi in Irlanda del Nord abbiamo percorso troppa strada verso la riconciliazione e pagato un prezzo troppo alto in termini di sofferenza per rischiare di ricadere nel conflitto e nell’oppressione razziale. Chiedo che, in tutte le nostre parrocchie, questo fine settimana preghiamo per la guarigione e la pace e che la sacra dignità di ogni persona umana sia rispettata da tutti”.
Bolivia: Chiesa e Difensore del popolo rompono gli indugi e convocano un tavolo di dialogo per trovare soluzione alle proteste
Di fronte a una situazione bloccata, con le proteste sociali ormai attive da oltre un mese, la Chiesa cattolica boliviana e l’Ufficio del Difensore del popolo (Defensoría del Pueblo) hanno rotto gli indugi, lanciando una convocazione urgente ai rappresentanti provinciali e municipali per partecipare a un incontro denominato “Patto sociale per la pace e la riconciliazione”, con l’obiettivo di generare spazi di dialogo ed evitare una maggiore escalation di violenza.
La convocazione è stata resa nota mediante un comunicato congiunto firmato dal segretario generale della Conferenza episcopale boliviana, mons. Giovanni Arana, vescovo di El Alto, e dal Difensore del popolo, Pedro Callisaya. Nel documento, entrambe le istituzioni esprimono la propria preoccupazione per la situazione che vive il Paese e avvertono delle conseguenze che potrebbe avere l’aggravamento dei conflitti. “Abbiamo la speranza di trovare alternative per frenare l’alta tensione e conflittualità che colpiscono la Bolivia”, affermano nel comunicato, facendo particolare riferimento alla situazione che attraversano le città di La Paz, El Alto e diverse province del dipartimento di La Paz (departamento paceño).
I due soggetti promotori rivolgono un appello a tutti i settori coinvolti affinché diano la priorità alla ricerca di soluzioni pacifiche. Nel comunicato esortano a “deporre ogni atteggiamento che eviti di risolvere il conflitto” e a partecipare all’incontro con un atteggiamento di apertura, reciprocità e complementarità.
Honduras: vescovi alzano la voce contro povertà, violenza e discriminazioni. “Fondamentale rafforzare la famiglia”
La Conferenza episcopale dell’Honduras, in una nota, denuncia le molteplici situazioni di povertà, discriminazione, violenza e mancanza di opportunità che coinvolgono il Paese, ponendo al centro del suo messaggio la difesa e il rafforzamento della famiglia, definita come un “fondamento essenziale per la società e una fonte di speranza di fronte alle sfide che vive il Paese, propri mentre la Chiesa honduregna vive il Mese del matrimonio e della famiglia. I vescovi denunciano che molte famiglie soffrono le conseguenze della “povertà, della mancanza di opportunità lavorative, della migrazione forzata e dell’indebolimento dei legami comunitari”. Esprimono, quindi, la propria preoccupazione per la violenza che continua a essere presente nel Paese, e per le tante famiglie colpite dal “timore, dal lutto e dall’insicurezza”, spesso dalla perdita di persone care a causa della criminalità.
L’episcopato alza la voce la voce di fronte alle molteplici forme di violenza esercitate contro le donne, avvertendo che “ogni aggressione fisica, psicologica, sessuale, economica o morale contro una donna costituisce una grave offesa alla sua dignità e una ferita per tutta la società”.
Di fronte a questa realtà complessa, i vescovi hanno riaffermato l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia, evidenziando che il focolare domestico è “il santuario della vita, la prima scuola della fede, la prima comunità educativa e il fondamento indispensabile della società”. E fanno appello alle autorità civili, affinché promuovano politiche pubbliche di sostegno alle famiglie più vulnerabili e combattano con decisione “la violenza, la corruzione e ogni forma di ingiustizia”.
Lavoro minorile: Unicef Italia, tra il 2020 e il 2024 Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Trentino-Alto Adige le Regioni con più alto tasso di denunce di infortunio
Nel quinquennio 2020-2024, le cinque Regioni con le percentuali di denunce di infortunio più alte, relative ai lavoratori minorenni di 15-17 anni, sono Lombardia (21,27%), Veneto (12,10%), Emilia-Romagna (10,94%), Piemonte (9,11%) e Trentino-Alto Adige (7,12%), le quali coprono il 60,54% delle denunce di infortunio sul territorio nazionale nel quinquennio esaminato. Lo attesta il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” dell’Unicef Italia, diffuso oggi in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Le evidenze riportate non identificano necessariamente le aree citate come contesti a maggiore rischio per la popolazione dei giovani lavoratori. L’elevata frequenza di denunce in queste Regioni potrebbe essere attribuita a una maggiore accuratezza sia nel monitoraggio dei minorenni effettivamente occupati sia nella registrazione puntuale degli eventi infortunistici occorsi, nonché a una cultura della prevenzione più radicata rispetto ad altri contesti territoriali. Per quanto riguarda i minorenni fino a 19 anni, le cinque Regioni con la maggiore incidenza di denunce totali di infortunio registrate nel quinquennio 2020-2024 sono Lombardia (22,76%), Emilia-Romagna (11,62%), Veneto (11,58%), Piemonte (9,13%) e Toscana (5,85%), che insieme rappresentano il 60,93% del dato nazionale.
Gli infortuni mortali accertati positivi, definiti con Decisione Istruttoria (Dettaglio Dataset Registri di esposizione, Inail), non includono gli infortuni con esiti mortali che rientrano nelle seguenti categorie: Carenza di documentazione valida, Difetto occasione di lavoro, Persona non tutelata, Attività non tutelata, Morte non riconducibile all’evento, Altre cause di negatività. Di conseguenza, gli infortuni accertati positivi con esito mortale sul lavoro sono stati 51, di cui 3 tra i minori di 15 anni e 48 nella fascia di età 15-19 anni.
Nel 2025 è stato registrato un incremento generalizzato delle denunce di infortunio che hanno interessato la popolazione studentesca (Bollettino trimestrale “Denunce di infortuni e malattie professionali”, periodo gennaio-dicembre 2025, Inail). Il dato complessivo ha raggiunto la quota di 80.871 unità, segnando una crescita del 3,84% rispetto alle 77.883 denunce registrate nel 2024. Entrando nel dettaglio delle circostanze in cui tali infortuni hanno avuto luogo, la maggior parte degli eventi si è verificata in occasione delle attività propriamente scolastiche. In questo ambito, le denunce sono state 78.690, ovvero il 3,71% in più rispetto alle 75.872 dell’anno precedente. Nel 2025 sono state rilevate complessivamente 8 denunce di infortunio con esito mortale occorse agli studenti, di cui 6 occorse in occasione di attività scolastiche e 2 avvenute in itinere. Il dato evidenzia una significativa contrazione della mortalità rispetto all’annualità 2024, che aveva fatto registrare un totale di 13 casi (8 casi in ambito scolastico e 5 in itinere).
Lavoro minorile: Unicef Italia, tra i 15 e i 17 anni il tasso di denunce di infortunio va dal 16,38% del 2020 al 22,79% del 2024
Il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” dell’Unicef Italia, diffuso oggi in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, presenta anche i dati relativi alle denunce di infortunio dei lavoratori entro i 17 anni di età (fascia 15-17 anni) fra il 2020 e il 2024: il dato più basso si registra nel 2020 (5.815) – tale flessione deve essere interpretata come un dato strettamente condizionato dalla situazione determinata dalla pandemia Covid-19 –, nel 2023 era di 18.820 e 18.617 nel 2024. Secondo i dati, gli infortuni mortali in occasione di lavoro e in itinere, lavoratori 15-17 anni (Fonte Open Data Inail) sono stati 7 nel 2024 e 18 complessivamente nel quinquennio 2020-2024.
Rapportando il numero di lavoratori tra i 15 e i 17 anni di età con le denunce pervenute all’Inail nel periodo corrispondente, emerge un tasso di denunce di infortunio che va dal 16,38% del 2020 al 22,79% del 2024 (a fronte del 43,24% rilevato nel 2019). L’incremento delle denunce riflette il ripristino dei normali livelli di esposizione al rischio. Contestualmente, tale incremento può essere riconducibile ad una più rigorosa aderenza agli obblighi di denuncia da parte delle imprese favorita dal rafforzamento dei sistemi di controllo e vigilanza, da un quadro normativo in costante evoluzione volto a garantire standard di protezione sempre più elevati, nonché da una rinnovata sensibilità istituzionale verso la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori minorenni.
Per quanto riguarda i lavoratori entro i 19 anni di età, nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024 a livello nazionale sono state presentate all’Inail 330.890 denunce di infortunio, stabili rispetto al quinquennio 2019-2023 (330.864). Nello specifico, 205.804 riguardano i minorenni entro i 14 anni di età (+0,7% rispetto al quinquennio 2019-2023) e 125.086 la fascia d’età 15-19 anni (-1,1% rispetto al quinquennio 2019-2023). Le denunce di infortunio con esito mortale sono state in totale 92 nel periodo analizzato: 14 denunce nella fascia di età <14 e 78 denunce nella fascia 15-19 anni.
“L’articolo 32 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è esplicito nel riconoscere a ogni bambino, bambina, ragazzo e ragazza il diritto ‘ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale’. Questo diritto non è negoziabile ma i dati che questo Report porta alla luce ci dicono quanto in Italia la distanza tra il suo riconoscimento formale e la sua attuazione concreta sia ancora significativa”, ha dichiarato Nicola Graziano, presidente dell’Unicef Italia.
Lavoro minorile: Unicef Italia, tra il 2020 e il 2025 nel nostro Paese il numero dei 15-17 anni è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità
Oggi, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile che ricorre oggi, l’Unicef Italia presenta il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”: tra il 2020 e il 2025, il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità. I settori predominanti per l’impiego minorile risultano essere il lavoro dipendente (esclusi operai agricoli e domestici) e il settore agricolo. Le posizioni che hanno mostrato incrementi maggiori nel periodo preso in esame sono: dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici), collaboratori e professionisti della Gestione separata e gli operai agricoli (Lavoratori dipendenti e indipendenti minorenni 15-17 anni, Fonte Inps).
Osservando la fascia di età entro i 19 anni il numero dei lavoratori è passato dalle 310.400 unità del 2021 alle 427.072 rilevate nel 2024, segnando un incremento complessivo del 37,6%. L’occupazione giovanile si concentra prevalentemente in alcune aree del Paese: la Lombardia guida la classifica con una media di 60.501 occupati, seguita da Veneto (39.138), Emilia-Romagna (34.202), Lazio (29.651) e Puglia (25.625)
Per quanto riguarda la distribuzione e l’incidenza del lavoro minorile (15-17 anni) in Italia nel 2025, incrociando i dati demografici Istat con le rilevazioni occupazionali Inps, la partecipazione dei giovanissimi alle attività produttive è estremamente diversificata sul territorio nazionale, registrando l’incidenza più elevata in Trentino-Alto Adige (22,54%), seguito dalla Valle d’Aosta (17,46%). Valori più contenuti si riscontrano in Abruzzo (8,19%), Marche (7,12%), Puglia (6,35%) e Molise (6,08%).
Il Report 2026 esamina nel dettaglio il quinquennio 2020-2024, attraverso l’elaborazione di dati estratti dai principali database pubblici nazionali. Presenta un focus sui lavoratori minorenni di età compresa tra i 15 e i 17 anni, analizzando, inoltre, dove possibile, anche i primi dati disponibili relativi al 2025; propone un’indagine strutturata sulla categoria di lavoratori entro i 19 anni di età; riporta i dati relativi alle denunce di infortunio totali e con esito mortale registrate tra i lavoratori entro i 19 anni di età nel quinquennio 2020-2024.
Il Report viene presentato oggi in un incontro online “Tutelare i diritti dei minorenni che lavorano”, alle 12, nell’ambito delle “Officine Unicef”, introdotto da un videomessaggio del presidente dell’Unicef Italia Nicola Graziano.
Oltre al Report è stato presentato anche il “Documento di valutazione del rischio” (Dvr) aggiornato, un documento di particolare rilevanza per il rafforzamento della cultura della prevenzione e del benessere dei minorenni impiegati in attività lavorative.
Infanzia: Save the Children, il videogame “Corri il rischio” per insegnare ai bambini a riconoscere i rischi e adottare comportamenti sicuri nelle emergenze
In occasione della Giornata internazionale del gioco – istituita dalle Nazioni Unite per difendere e proteggere il diritto al gioco dei bambini come elemento fondamentale per l’apprendimento, il benessere e lo sviluppo – Save the Children presenta un videogame interattivo e dinamico per insegnare ai bambini rischi e pericoli in situazioni d’emergenza e adottare misure di autoprotezione in caso di terremoto, alluvione, incendio e crisi ambientali. Si chiama “Corri il rischio” ed è disponibile gratuitamente .
L’aumento della frequenza e dell’intensità di eventi estremi, come alluvioni, allagamenti, esondazioni, frane, rende sempre più urgente rafforzare la capacità delle comunità di affrontare le emergenze in modo consapevole e adeguato. Da questa consapevolezza nasce “Corri il rischio”, edu-game realizzato da Save the Children in collaborazione con Code This Lab destinato a bambini e bambine dagli 8 ai 12 anni, con l’obiettivo di trasformare l’apprendimento in avventura e offrire un’esperienza educativa immersiva. Il gioco è fruibile sia da dispositivi mobili (telefono, tablet) sia da pc.
Creato in stile adventure runner, attraverso una dinamica di gioco veloce e coinvolgente, i piccoli gamer attraversano quattro scenari di rischio ispirati a situazioni reali: alluvione, incendio boschivo, terremoto e crisi ambientale. Durante la corsa, i partecipanti devono evitare pericoli e completare alcune sfide legate a ciascuno scenario d’emergenza, imparando in modo pratico a riconoscere i rischi e adottare comportamenti sicuri. Ogni livello si arricchisce di sfide sempre più complesse, con attività che mettono alla prova le conoscenze dei giocatori e insegnano come comportarsi in caso di emergenza, attraverso contenuti sviluppati da esperti nella gestione delle emergenze.
Francesca Valla, insegnante e autrice, si confronta con Save the Children nel lancio di “Corri il rischio”: “Il gioco è la scintilla dell’apprendimento: se vogliamo che un bambino impari, dobbiamo lasciarlo giocare. Se vogliamo che quel gioco possa diventare un’occasione per capire il mondo e approfondire certi temi, dobbiamo fare l’unica cosa possibile: sederci accanto a nostro figlio e giocare insieme a lui”.
“Corri il rischio” nasce da un processo partecipato che ha messo al centro i bambini e la loro esperienza di gioco: attraverso interviste e focus group nei Punti Luce di Save the Children, i più piccoli sono stati chiamati a esprimere opinioni e a fornire riscontri puntuali. Il videogioco è stato validato anche tramite la collaborazione con Unguess, ente specializzato nella validazione dei prodotti digitali, attraverso dei test che hanno permesso di raccogliere feedback da utenti reali e ottimizzare l’esperienza prima del lancio. Ora “Corri il rischio” è disponibile per tutti con l’obiettivo di diffondere conoscenze, rafforzare competenze e comportamenti responsabili di bambini e adulti di riferimento e creare comunità capaci di rispondere alle conseguenze del cambiamento climatico e dei rischi ambientali.
Lavoro minorile: Mattarella, “grave violazione dei diritti di infanzia e adolescenza, scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione”
“Il lavoro minorile, presente tuttora, rappresenta una grave violazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Alimentato da povertà, disuguaglianze, conflitti e crisi umanitarie, priva milioni di bambine, bambini e adolescenti della possibilità di studiare, crescere e costruire il proprio futuro e l’umanità di potersi avvalere delle loro energie e intelligenze”. Lo ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.
“I progressi compiuti negli ultimi venticinque anni – osserva il Capo dello Stato – dimostrano che il cambiamento è possibile: il numero dei minori coinvolti nel lavoro minorile è diminuito da 246 a 138 milioni. Tuttavia, l’obiettivo dell’Agenda 2030 che prevedeva l’eliminazione del fenomeno entro il 2025 non è stato raggiunto. Oltre 54 milioni di bambini continuano infatti a svolgere attività pericolose che mettono a rischio la loro salute, la loro sicurezza e il loro sviluppo”. “Il problema – prosegue Mattarella – interessa tutti i continenti e assume forme diverse, spesso difficili da individuare e contrastare. Anche in Italia, il lavoro minorile trova terreno fertile nel lavoro sommerso, nello sfruttamento attraverso le piattaforme digitali, nella dispersione scolastica e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale”. Per il presidente, “particolarmente drammatica è la condizione dei minori vittime di tratta, costretti al lavoro forzato, all’accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e ad altre forme di abuso che negano i diritti fondamentali, riconosciuti anche dalle convenzioni internazionali e dalla legislazione nazionale. Di fronte a questa realtà, la scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione. A questo devono potersi affiancare sistemi di protezione efficaci, di sostegno alle famiglie”. “Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola, rappresentano una vittoria per la società”, ha concluso Mattarella.
Diocesi: mons. Checchinato (Cosenza) a novello sacerdote, “non stancarti mai di accogliere, ascoltare e farti carico delle fragilità della gente”
“Che il tuo cuore sia mite, per non spaventare nessuno. Umile, per saper scendere nelle miserie di tutti. Accogliente, per essere il ristoro degli affaticati. Diventa il volto, lo sguardo e la carezza del cuore di Gesù per questo mondo che ha così tanto bisogno d’amore”. Lo ha detto ieri mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica durante la quale, in cattedrale, ha consacrato presbitero don Matteo Agapito Biamonte. Il presule bruzio ha riflettuto sul Sacro Cuore di Gesù, nei primi vespri della solennità.
“Abbi sempre compassione della stanchezza della gente, non stancarti mai di accogliere, di ascoltare e di farti carico delle loro fragilità”, uno dei consigli che mons. Checchinato ha rivolto al novello sacerdote. “La gente – ha detto il vescovo di Cosenza – verrà da te a confessare le proprie debolezze, a gridare la loro disperazione. Insegna loro che la loro miseria non è un ostacolo per Dio, ma la calamita che attira la sua misericordia”. Esortando don Biamonte nel suo ministero, mons. Checchinato ha proseguito: “Sii un confessore dal cuore largo, che sa valorizzare anche solo quel briciolo di fede fragile”. “Ricorda – ha detto ancora il presule – che la tua vocazione é un dono totalmente gratuito. Non essere mai un amministratore rigido della grazia, ma un canale generoso del perdono di Dio”.
Lavoro minorile: Bozzer (Anmil), “contrastare questa iniquità rientra nella rivoluzione della giustizia sociale”
“La vergogna mondiale del lavoro minorile in epoca contemporanea esige dai cittadini italiani un duplice sguardo: quello rivolto al coinvolgimento di ognuno di noi nel ruolo di consumatore ai tempi di una globalizzazione ormai pienamente consolidata e quello di prossimità, legato ad una consapevolezza della pratica nella nostra Nazione”: così il presidente nazionale dell’Anmil, Amedeo Bozzer, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile che ricorre oggi.
“Quando affrontiamo nel dettaglio la piaga lavorativa del caporalato, oggi estesa ad una molteplicità di comparti, o le pratiche scorrette che con frequenza e modalità sempre più incalzanti emergono dai nuovi lavori su piattaforma, la postura che Anmil assume e diffonde per mezzo di un manifesto etico è rivolta ad un’azione civica di massa capace di disincentivare gli enormi profitti derivanti dallo sfruttamento di manodopera, incentivando – invece – un consumo consapevole”, spiega Bozzer sottolineando quanto sia importante il 12 giugno ricordare che, “dietro e dentro quelle variegate forme di sfruttamento, il compito di protezione dei diritti inalienabili del lavoratore si estende alle potenzialità di un futuro dignitoso per i loro figli. Dietro all’azione di contrasto alla libera circolazione di prodotti macchiati dal sangue proveniente da Paesi lontani, il rischio che quel sangue sia di infanzie spezzate è sempre più reale”.
“In questi giorni segnati dall’orrore dei fatti di Amendolara – continua Bozzer – è importante sottolineare che, a due passi dalle nostre case, lo stato di bisogno di migliaia di lavoratori segregati in condizioni inumane di sfruttamento si nutre di altrettanti bambini, bambine e adolescenti che, oltre a crescere nelle baraccopoli del fallimento del Piano urbano integrato del 2022 (volto alla sostituzione di tali alloggi con edifici ristrutturati dai fondi del Pnrr), vengono utilizzati in prima persona per le operazioni di raccolta nei campi”.
I dati sull’abbandono precoce dei percorsi scolastici in Italia “supera gli indici della media europea, così come quelli afferenti la povertà educativa, vale a dire il portare avanti il percorso dell’obbligo non acquisendo i livelli minimi di competenza – ricorda il presidente di Anmil –. Il dato complessivo racconta specularmente una variegata frattura sociale, alimentata da fragilità socioeconomiche e culturali che collide aspramente con gli articoli 31 e 34 della nostra Carta Costituzionale e che cela, nella gran parte dei casi, l’impiego di manodopera minorile irregolare atta a supportare il nucleo familiare colpito da indigenza”.
Un’analisi di Anmil sui dati Inail relativi all’ultimo quinquennio consolidato disponibile allo scorso mese di gennaio mostra come gli incidenti che investono lavoratori minorenni siano cresciuti costantemente soprattutto per le adolescenti. “Non dimentichiamo che l’impiego di lavoratori di età inferiore a quella minima legale di ammissione al mercato del lavoro (16 anni in Italia) non può che venire rintracciata nella voragine del lavoro nero, vale a dire nella più totale assenza di tutela e misure di prevenzione del rischio, sfuggendo completamente alle statistiche ufficiali”, rimarca Bozzer, per il quale “contrastare l’iniquità del lavoro minorile rientra nell’attuazione di quella rivoluzione di giustizia sociale demandata da tempo e per la quale il tempo è lungamente scaduto”.
Italiani all’estero: Mattarella, “comunità rappresentano una straordinaria risorsa per il nostro Paese”
“Le comunità italiane all’estero rappresentano una straordinaria risorsa per il nostro Paese. Comunità storiche e nuove mobilità, percorsi diversi accomunati dal mantenimento di un legame vivo con l’Italia, dalla volontà di contribuire alla diffusione della sua cultura, creatività, capacità di innovazione. Esse costituiscono un patrimonio umano e professionale che impreziosisce la presenza italiana nel mondo e rafforza i legami tra i popoli”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato in occasione della Conferenza dei consoli d’Italia nel mondo.
Nell’“esprimere apprezzamento per il lavoro che svolgete, spesso in contesti complessi, chiamati a rispondere a esigenze molteplici e in continua evoluzione”, il Capo dello Stato ha sottolineato che “rappresentate per milioni di nostri connazionali all’estero il volto più vicino e concreto delle istituzioni della Repubblica”. “L’odierna Conferenza dei consoli – ha proseguito Mattarella – costituisce un’importante occasione di confronto e di dialogo sulle trasformazioni che interessano le nostre collettività nel mondo e sulle modalità più efficaci per rispondere, attraverso i servizi consolari, alle crescenti aspettative dei cittadini”. “L’impegno quotidiano vi pone in una posizione privilegiata per cogliere i mutamenti e i bisogni emergenti della società italiana contemporanea, sempre più cosmopolita e informata”, ha osservato il presidente, secondo cui “si tratta di una capacità di ascolto indispensabile per l’intera amministrazione pubblica. Attraverso il vostro lavoro, lo Stato è presente nella vita quotidiana di milioni di connazionali, accompagnandoli nei momenti ordinari e in quelli più delicati, garantendo diritti, assistenza, tutela e vicinanza”.
Papa in Spagna: Com. Sant’Egidio, “alle Canarie un discorso che scuote l’Europa e l’invita ad un profondo esame di coscienza”
“Le parole pronunciate alle Canarie da Papa Leone XIV sui migranti resteranno incise nella memoria storica della Chiesa, insieme a quella dell’Europa e del mondo intero”. Così in una nota la Comunità di Sant’Egidio, profondamente impegnata insieme ad altre realtà associative e Chiese, nella realizzazione dei corridoi umanitari e nel processo di inclusione, commenta la visita di Papa Leone al molto di Arguineguín e al discorso pronunciato. “Ma prima ancora – aggiunge Sant’Egidio – si ricorderà quel suo gesto così significativo di inchinarsi, all’inizio del suo discorso, di fronte alla “dignità” di chi è costretto a lasciare la propria terra perché in guerra o perché gli è negato il futuro. Una dignità – ha detto con forza – che non si cancella una volta passata una frontiera perché i profughi non sono numeri ma persone, famiglie, drammi di un’intera generazione”. La Comunità ringrazia “di cuore Papa Leone per la sua chiarezza evangelica e invitiamo tutti ad ascoltarlo: nazioni e cittadini, governanti e popoli, perché si cambi lo sguardo umano e politico nei confronti dei migranti, si vinca l’indifferenza o, peggio, il rifiuto, e si prospetti un futuro fatto di accoglienza e integrazione”.
“È ciò che la Comunità di Sant’Egidio – insieme ad altre realtà cristiane e associazioni della società civile – sta tentando di vivere ormai da dieci anni con l’esperienza dei corridoi umanitari, che hanno permesso di far arrivare in Europa oltre 9mila persone salvandole dai trafficanti di esseri umani e inserendole nelle nostre società con grande profitto per chi accoglie come per chi viene accolto. Si moltiplichino le forme di ingresso regolare che farebbero molto meglio al nostro continente rispetto alle paure che alimentano rifiuti ingiustificati e disumani”.
Cnca: Verona, in corso l’assemblea nazionale “Restare umanə, restare presenti”
Lavorare attorno alle tensioni per districarsi tra compromessi e fragilità e rendere i luoghi che abitiamo davvero liberi. È l’obiettivo del documento “Disobbedienti e presenti”, presentato a Verona dove si sta svolgendo l’assemblea nazionale del Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca) con un confronto sulla volontà di dare un’anima a un lavoro sociale fatto di difesa concreta della Costituzione e del rifiuto di ridurre le persone a categorie gestibili. Tutti gli appuntamenti sono ospitati nell’istituto Don Calabria casa madre. La due giorni, ieri e oggi, è intitolata “Restare umanə, restare presenti”. “Siamo consapevoli di quanto la diminuzione del welfare, che è sempre meno universale e più selettivo, vada di pari passo a processi di incattivimento delle persone e quelle che accogliamo sono vulnerabili e marginalizzate. Ecco, in noi c’è la consapevolezza di lavorare stando da una certa parte e chiederci quanto riusciamo ad avere uno sguardo che non sia solo di gestione ma che prenda posizione in una cultura sempre più ghettizzante ed escludente”, ha affermato Caterina Pozzi, presidente di Cnca aprendo i lavori. Il documento “verrà affidato ognuno di voi per cambiarlo, modificarlo, ampliarlo”, ha aggiunto Pozzi. Nel corso della presentazione, gli organizzatori hanno ricordato che “il dissenso è una occasione pratico – organizzativo” e che “l’uso del linguaggio è una pratica politica”. “Vorremmo creare luoghi di libertà sottratti alla logica punitiva e dobbiamo chiederci se le nostre comunità sono davvero luoghi di libertà”, hanno proseguito per poi lasciare spazio all’antropologa Sara Hejazi, allo storico Francesco Filippi e ad Alessia Pesci dell’esecutivo di Cnca che hanno dibattuto sul tema della due giorni per tracciare una mappa delle disobbedienze. Filippi ha ricostruito su come abbiano prevalso nel tempo i totalitarismi, la loro storia e la loro affermazione. “Come facciamo a rendere visibile ciò che non vediamo? Nel 1943 – ha detto lo storico – ci sono volute le bombe, spero che nel 2026 non accada”. Hejazi, italo-iraniana, ha affrontato il ruolo del corpo come dissenso: “Tutto quello che speriamo, desideriamo è nei nostri corpi. Noi siamo intrecciati a tutto quello che ci circonda. Noi siamo i nostri corpi e rispetto all’azione politica se i corpi si mettono assieme diventano collettiva e l’Iran l’ha vissuta nel 1979 con la cacciata dello Scia, ora per manifestare contro il regime degli ayatollah”. “Dobbiamo cambiare il nostro modo di parlare, dobbiamo chiamare con il loro nome le cose, dobbiamo risignificarci perché la lingua ci racconta. Se usiamo la lingua dei totalitarismi del Novecento, continueremo a replicare quello”, ha proseguito Filippi. “Noi viviamo di narrazione ma possiamo lavorare su come smantellare questo tipo di concentrazione per arrivare a una civiltà planetaria che si organizza per sopravvivere”, ha evidenziato Hejazi. La prima giornata di lavori è proseguita con i confronti nei gruppi su tematiche diverse, dalla libertà di decidere tra obbedienza e coscienza, a cittadinanza e accoglienza passando per tecnologia, terzo settore, cura e conflitto, individuale e collettivo.
Incendio moschea Cagliari: mons. Baturi (arcivescovo) a comunità islamica, “nessuna violenza deve incrinare i rapporti di amicizia tra noi”
“Ogni offesa arrecata a un luogo di culto è una ferita inferta non soltanto a una comunità di credenti, ma all’intera società, che trova nella libertà religiosa, nel rispetto reciproco e nella ricerca del bene comune fondamenti essenziali della propria convivenza”. Con queste parole mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha espresso la propria vicinanza alla comunità islamica del capoluogo sardo dopo l’incendio che ha colpito il luogo di preghiera cittadino. In una lettera indirizzata ai rappresentanti delle comunità islamiche della provincia, il presule ha manifestato “profonda tristezza” per l’accaduto, assicurando a nome della Chiesa di Cagliari “la più sincera vicinanza e solidarietà”. “Nessun gesto di violenza o di intolleranza deve incrinare i rapporti di amicizia, di stima e di collaborazione che nel tempo sono cresciuti tra le nostre comunità”, scrive mons. Baturi, che assicura anche la preghiera della comunità cattolica cagliaritana. Il messaggio si chiude con un richiamo alla responsabilità comune dei credenti: “Siamo chiamati, ciascuno secondo la propria fede, a essere costruttori di pace, custodi della dignità di ogni persona e servitori di una fraternità che sa riconoscere nell’altro un bene e mai una minaccia”. L’arcivescovo, infine, ha rinnovato l’auspicio che venga fatta piena luce sull’accaduto.
Papa in Spagna: il programma di oggi, 12 giugno
Comincia con l’incontro con alcune centinaia di migranti l’ultimo giorno del viaggio apostolico del Papa in Spagna, il secondo alle Canarie. Dopo Gran Canaria, questa mattina Leone XIV raggiuge Tenerife, dove alle 9.30 (le 10.30 ora di Roma) è in programma l’incontro con i migranti del Centro Las Raìses. Alle 10.10 (11.10) l’incontro con le realtà di integrazione dei migranti in Plaza del Cristo de La Laguna. Alle 11.50 (12.50) il Papa si trasferirà al Porto di Santa Cruz, dove alle 12.15 (13.15) presiederà la messa. Alle 14.15 (15.15) il trasferimento in aeroporto per la cerimonia di congedo; alle 15 (16) la partenza per Roma, con arrivo previsto alle 20.40.
Incendio moschea Cagliari: Ucoii chiede al ministero dell’Interno misure concrete per la tutela dei luoghi di culto
“Chi colpisce un luogo di culto colpisce una comunità intera e ferisce il patto di convivenza del nostro Paese. La comunità islamica italiana non può essere lasciata sola di fronte a una spirale di odio che va riconosciuta, prevenuta e contrastata con serietà dalle istituzioni”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia (Ucoii), Yassine Baradai, a seguito dell’attentato incendiario che nella notte tra il 10 e l’11 giugno ha colpito la moschea di via del Collegio a Cagliari, un luogo di culto della comunità musulmana sarda.
Baradai – viene spiegato in un comunicato – ha immediatamente sentito telefonicamente l’Imam della comunità di Cagliari, esprimendo la più profonda solidarietà – “umana, prima che istituzionale” – dell’Ucoii e delle Comunità islamiche a essa aderenti. Ha inoltre sentito il referente Ucoii per la Sardegna, con cui è in stretto contatto per seguire da vicino la vicenda e le necessità della comunità locale.
Non si tratta di un caso isolato, viene rilevato nel comunicato: “Quando la violenza simbolica colpisce un luogo di preghiera, il messaggio è rivolto a un’intera comunità: ‘Non sei al sicuro’. È un messaggio che affonda le sue radici in un clima più ampio, quello in cui la retorica dell’esclusione, dell’ostilità verso i musulmani e della paura calcolata viene legittimata da chi ha la responsabilità di guidare, non di dividere.
Le parole producono conseguenze. La retorica che presenta i musulmani come una minaccia, un problema, un pericolo, normalizza l’odio e crea il terreno in cui questi gesti germogliano. Non è un atto contro un edificio. È un atto contro una comunità”. “Chiediamo che la magistratura faccia piena luce e che le istituzioni tutte garantiscano la sicurezza dei luoghi di culto”, proseguono dall’Ucoii. Per questo il Baradai ha scritto al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per chiedere misure urgenti di tutela dei luoghi di culto e delle comunità islamiche in Italia, a partire dalla garanzia di sorveglianza e dalla tempestività delle indagini. Richiesto inoltre il monitoraggio dei gruppi estremisti anti-musulmani e islamofobi presenti sul territorio italiano e l’apertura di un tavolo di confronto istituzionale con le organizzazioni islamiche rappresentative, per condividere misure di prevenzione e protezione. “La libertà religiosa – concludono dall’Ucoii – è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. I luoghi di preghiera devono essere luoghi sicuri per tutti”.
Diocesi: Prato, presentato il documento “Oltre il distretto parallelo”. Mons. Nerbini, “la Chiesa non tace di fronte all’ingiustizia”
Cessare la retorica del distretto parallelo cinese, visto come corpo estraneo alla realtà industriale di Prato, ammettere l’esistenza di una “patologia endemica” e contrastare le profonde interconnessioni economiche che legano la città al sistema produttivo cinese. È un richiamo forte e urgente quello che la Chiesa pratese rivolge a tutta la comunità, ecclesiale e civile, oltre che ai sindacati e alle istituzioni. Nel documento “Oltre il distretto parallelo”, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro invoca a chiare lettere “la fine dell’innocenza e l’urgenza della verità” sull’esistenza di un lavoro cattivo e di un sistema 12×7 (turni di lavoro di 12 ore giornaliere per 7 giorni alla settimana) che coinvolge lavoratori cinesi, pachistani e di altre nazionalità duramente sfruttati.
“La Chiesa – ha affermato il vescovo Giovanni Nerbini – non è una agenzia sindacale, né un partito politico ma la sua missione profetica la obbliga a non tacere di fronte all’ingiustizia”. Alla presentazione svoltasi ieri nel Palazzo vescovile sono intervenuti anche Giuseppe Rossi ed Enrico Mongatti, rispettivamente direttore e membro dell’equipe diocesana di Pastorale sociale e del lavoro. Il documento contiene proposte concrete, sulla scorta delle parole pronunciate da Papa Francesco durante la sua visita a Prato nel 2015, quando esortò la città a combattere “il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità e la giustizia”.
“Uno degli ostacoli principali alla risoluzione dei problemi di Prato è culturale – ha rilevato Mongatti –: non si può dire genericamente è ‘colpa dei cinesi’, ignorando che il sistema opera su suolo pratese, in immobili pratesi e con servizi pratesi, né si può dire è ‘colpa di Roma’, invocando l’intervento del Governo centrale per avere più forze dell’ordine e riducendo una questione socio-economica solo a un problema di polizia”. Nel documento la Pastorale sociale denuncia l’esistenza di una “osmosi finanziaria ed economica continua che rende la città corresponsabile” e il ruolo dei “professionisti cerniera”, emerso dalle inchieste della Procura, secondo le quali esistono professionisti, spesso italiani, che forniscono know-how tecnico per aggirare il fisco, creare società apri e chiudi e schermare patrimoni.
La sfida che attende Prato, secondo l’analisi della diocesi, è quella di trovare canali di comunicazione con il mondo cinese; fondamentale individuare e sostenere le forze sane all’interno di questa comunità.
Tra le proposte avanzate quella di sottoscrivere un Patto etico per il lavoro degno e lo sviluppo a Prato. “Da un confronto costante – ha sottolineato Rossi – potrebbero nascere forme di regolazione delle attività produttive e sociali e far riprendere un ruolo sociale all’imprenditoria e ai lavoratori. Annunciata la disponibilità della diocesi ad aprire oratori e parrocchie per attivare percorsi rivolti a giovani di origine italiana, cinese e di altre nazionalità per creare quella integrazione tra scuola e doposcuola che ancora manca nella società degli adulti e di organizzare corsi di formazione di lingua per immigrati per promuovere un efficace inserimento sociale e lavorativo. Si propone anche di aprire sportelli di ascolto sui bisogni di coloro che vivono situazioni di ingiustizia (sfruttamento lavorativo, difficoltà abitative, economiche, di fruibilità dei servizi) per presentarle ai soggetti partecipanti al Patto etico. La diocesi inoltre vorrebbe aprire il Premio Santo Stefano (lo Stefanino d’oro) alle aziende cinesi virtuose e celebrare messe nelle aziende a conduzione straniera.













