Da Reggio a Roma: l’accademia popolare sfida i boss

Una factory sociale per cambiare l’immaginario sulle mafie e l’antimafia, superare la dispersione scolastica, trasformare la periferia in creative city. L’Associazione daSud – in collaborazione con l’Istituto Enzo Ferrari di Roma, l’Officina culturale Via Libera e la Cooperativa Diversamente – lancia la campagna per la progettazione condivisa dell’Accademia popolare dell’antimafia e dei diritti che nascerà da un teatro, una biblioteca, alcune aule e spazi dell’Istituto Enzo Ferrari nel settimo municipio di Roma. Un hub dove avviare un’alleanza tra artisti, associazioni, reti territoriali, scuole e istituzioni che promuova i diritti sociali e civili. Un luogo che ospiti workshop, laboratori, eventi culturali e servizi per il territorio per riportare il quartiere al centro della città. Un coworking per chi ha idee originali e buone pratiche da proporre, ma non trova spazi per sperimentarle. Una sfida che si gioca sul grado di interesse e partecipazione di chi vive la città di Roma e ha l’ambizione di cambiarla. L’Accademia popolare dell’antimafia e dei diritti parteinfatti dall’elaborazione culturale prodotta in questi anni dalle realtà proponenti per aprirsi a una nuova fase di progettazione condivisa che intende coinvolgere i soggetti collettivi e i singoli cittadini che hanno partecipato al festival Restart. Prendete il famigerato “Libanese” di “Romanzo Criminale”, il chimico precario che sperimenta nuove droghe in “Smetto quando voglio”, il capitano dei Carabinieri di “don Matteo”, e la tenace poliziotta di “Squadra Antimafia” e metteteli per un momento insieme, nel quartiere Don Bosco/Cinecittà di Roma, passato alla ribalta delle cronache per i funerali show dei Casamonica. Non si tratta di una nuova fiction, ma di alcune delle special guest per l’apertura di ÀP: l’Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti, che ha aperto i battenti giovedì 2 marzo. In questa sfida è coinvolto anche un reggino, Danilo Chirico, a Roma per lavoro, ma non ha dimenticato l’esasperante oppressione della subcultura mafiosa. Da Reggio Calabria alla Capitale per sperimentare nuove forme di antimafia concreta che riparta dai più giovani. Con la speranza che questa “buona prassi” venga cooptata anche in riva allo Stretto. Ciò che è importante – infatti – è avere un’idea vincente e il coraggio di portarla avanti senza ingerenze di natura politica.

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