Avvenire di Calabria

L’estrema sinistra, da Tripodi a De Magistris, non stigmatizza i Gesù “con i tacchi a spillo” o le croci “ornate” con i genitali

De Magistris giustifica le blasfemie al gay pride

Sotto il profilo istituzionale, invece, il coro di condanna è bipartisan. Dal sindaco Falcomatà al presidente Spirlì: «Superati i limiti»

di Federico Minniti e Francesco Chindemi

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De Magistris giustifica le blasfemie al gay pride. Questo emerge dal forum di Avvenire di Calabria pubblicato sul nostro settimanale.

Blasfemie al gay pride 2021, cosa ne pensano i politici in Calabria? Una domanda diretta, senza fronzoli che ha interrogato alcuni dei massimi rappresentanti della politica sullo Stretto.

Ecco cosa ne pensano i politici impegnati a Reggio e in Calabria 👇

De Magistris giustifica le blasfemie al gay pride

Tutto nasce dalle immagini del gay pride di Milano dove - durante il corteo per i diritti Lgbt - alcuni manifestanti hanno sfregiato un legno di croce con organi genitali maschili. Libertà d’espressione o blasfemia? Ecco cosa ne pensano i politici impegnati a Reggio e in Calabria.

Nino Spirlì (Lega), governatore della Calabria

«Non ho mai apprezzato, né condiviso l’inutile corteo del presunto orgoglio gay. Offendere, con vergognosi atti blasfemi, e ormai accade fin troppo spesso, sottolinea l’imperdonabile indole violenta di quella manifestazione, che, negli anni, ha continuato a peggiorare. A scapito della dignità dei tanti omosessuali credenti, che detestano essere inseriti in qualsiasi forzata categoria».

Giovanni Arruzzolo (Forza Italia), presidente del Consiglio regionale

«Il pieno rispetto delle diversità non può essere sporcato da blasfemie e atteggiamenti irrispettosi nei confronti di milioni di cristiani. La lotta alle discriminazioni non può conciliarsi con offese e incitazioni alla violenza contro chi non è d’accordo con il Disegno di legge “Zan”. Il gay pride di sabato scorso ha rappresentato una brutta pagina per la democrazia».

Giuseppe Falcomatà (Pd), sindaco metropolitano di Reggio Calabria

«Ritengo che la libera e democratica manifestazione del pensiero non debba mai ledere le prerogative e i diritti di nessuno. E certamente alcune manifestazioni irrispettose e blasfeme credo siano andate ben oltre tali limiti, mancando di rispetto a milioni di cristiani e senza peraltro apportare alcun contributo significativo alla stessa causa promossa dall’iniziativa».

Enzo Marra (Pd), presidente Consiglio comunale di Reggio Calabria

«Secondo il mio parere, le blasfemie segnalate hanno rappresentato degli atti provocatori. La mistificazione e le offese rivolte ai simboli religiosi a cui milioni di credenti si affidano, hanno segnato una brutta pagina delle rivendicazioni - se pur legittime - del popolo arcobaleno».

De Magistris giustifica le blasfemie al gay pride
I politici intervenuti. In alto Luigi De Magistris

Nicola Paris (Udc), consigliere regionale

«Chiedere rispetto equivale ad osservarlo e diffonderlo. Le immagini diffuse e viste durante il gay pride, alterano in maniera inaudita la sensibilità e la tolleranza cristiana. Ancor più deprimente è constatare che i protagonisti di quelle immagini sono le stesse persone che si proclamano contro ogni tipo di violenza. Non si può sbandierare rappresentazioni con arcobaleni per poi urtare e offendere il credo di milioni di persone».

Giuseppe Neri (Fratelli d’Italia), consigliere regionale

«Convinto del fatto che le diversità possano rappresentare un valore e non un problema, condanno fermamente gli scimmiottamenti perpetrati in un contesto offensivo per le tradizioni religiose del Paese. Il gay pride di sabato scorso ha rappresentato uno scempio mascherato da evento in difesa dei diritti omosessuali. Le provocazioni del popolo arcobaleno sono inaccettabili ».

Luigi De Magistris (DeMa), candidato governatore

«Come credente non mi sento offeso dall’immagine di un Cristo gay, se non vi sono elementi espliciti di insulto alla religione; a meno che uno non pensi che essere gay sia di per sé offensivo. Come anni fa il Cristo nero rappresentava la condizione di dolore e di oppressione della comunità afro-americana, oggi questo Cristo ricorda la sofferenza delle persone Lgbt, che ancora subiscono violenza, discriminazione e persecuzione solo in virtù della loro identità. Nel rispetto della fede io vi leggo una richiesta di solidarietà».

Alex Tripodi (Articolo Uno), coordinatore provinciale

«Le immagini dei cortei arcobaleno diffusi in diverse importanti piazze italiane che hanno visto la presenza di migliaia di cittadini non possono essere banalizzate, piuttosto dalle sfilate pacifiche e colorate deve giungere sia alle istituzioni che all’intera opinione pubblica il messaggio di una chiara e netta richiesta di maggiore comprensione. Per queste ragioni si deve avere l’onestà intellettuale di conoscere e capire le difficoltà sociali di chi ha manifestato in piazza»

Angela Marcianò (Impegno e identità), fondatrice movimento

«Le immagini arrivate dall’edizione di quest’anno del gay pride sono state insulse e insultanti, malsane e irridenti, ancor più se ricondotte ad una guerriglia ipocrita, portata avanti da sostenitori della tolleranza e dell’amore libero. Mascherandosi da Nostro Signore Gesù Cristo con minigonna e tacchi, qual è, esattamente, il messaggio che vuole trasmettere chi lo ha concepito? Non è praticando condotte simili il modo più consono per chiedere il (dovuto e sacrosanto) rispetto nei confronti della comunità Lgbt».

Non hanno risposto

All’appello delle opinioni pubblicate manca Federica Dieni (M5s) che, seppur invitata a partecipare, ha preferito non esprimersi sulla vicenda.


L'analisi del direttore - Gli equilibristi a volte inciampano

di Davide Imeneo


In questo articolo rendiamo conto ai nostri lettori dei pareri della politica sulle oggettive manifestazioni blasfeme fotografate in occasione dei cortei del gay pride della settimana scorsa.

L’informazione - quella sana - non censura opinioni diverse, ma le offre, presentandole insieme, quasi a voler comporre un mosaico di idee rispetto alle quali ognuno trova il suo posizionamento.

Certamente - giacché è ancora garantita la libertà di opinione - è impossibile esimersi dal prendere le distanze dalle esternazioni di Luigi De Magistris e Alex Tripodi.

Questi relativizzano le oggettive blasfemie - astenendosi dal condannarle - e ribadiscono come sia necessario accogliere le provocazioni e ascoltare i disagi.

Comprendiamo che in periodo elettorale sia faticoso, per i professionisti del consenso, prendere una posizione scomoda, ma i fatti non sono opinioni: sono fatti. Una croce con dei testicoli disegnati non è una provocazione, ma un’offesa, e un magistrato come De Magistris dovrebbe saperlo.

L’ambiguità di chi non condanna le offese pregiudica il lavoro di coloro che, invece, sono veramente impegnati a lottare contro ogni forma di discriminazione. Questo vale anche per quanti sono impegnati ad affermare i diritti degli omosessuali.

Per farlo, non c’è bisogno di denigrare il cristianesimo e i cattolici: non si combatte la discriminazione con l’offesa. La politica dovrebbe garantire una sana e civica dialettica, senza malsani equilibrismi elettorali.

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