Avvenire di Calabria

Il parroco di Fiumara, racconta il suo lungo ministero e la sua vocazione, segnata da piacevoli aneddoti e anche momenti difficili

Ferro, il voto della madre e Fiumara: don Repaci sacerdote da 50 anni

Il sacerdote: «Monsignor Ferro è stato per me un'autentica guida nel mio cammino vocazionale e sacerdotale»

di Francesco Chindemi

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Don Giuseppe Repaci, parroco di Fiumara (arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova), è sacerdote da mezzo secolo. Proprio in questi giorni ha tagliato l'importante traguardo, festeggiando con la sua comunità e l'arcivescovo Morrone. Abbiamo raccolto la sua testimonianza.

Era il 25 giugno del 1972. Esattamente 50 anni fa. Don Giuseppe Repaci, parroco di Maria Santissima Immacolata di Fiumara, ha ancora vivo il ricordo di quel giorno che segnò per sempre la sua vita, dedicandola al servizio per il prossimo. Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena di Campo Calabro, suo paese natale, veniva ordinato sacerdote per imposizione delle mani e la preghiera consacratoria dell’allora arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Giovanni Ferro, «vera e propria guida spirituale».


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Don Repaci che oggi ricopre l’incarico, fra gli altri, di vice direttore dell’Archivio storico diocesano, ricorda anche i primi anni di ministero sacerdotale: «al Seminario arcivescovile Pio XI, dove è stato anche vice rettore, a San Pantaleo di San Lorenzo e, infine a Fiumara, dove ho trascorso e continuo a farlo, grande parte del mio servizio, alternandolo con gli altri impegni in diocesi». Qualche giorno fa, don Giuseppe, ha celebrato il mezzo secolo di ministero insieme alla sua comunità. Un momento di festa e di grazia a cui si è unito l’arcivescovo metropolita, monsignor Fortunato Morrone che ha presieduto una santa messa nella piazza della Chiesa del Carmine.

Don Repaci, quando ha capito che il Signore aveva già indicato per lei un cammino vocazionale?

La mia chiamata è iniziata da piccolo. Ho sempre frequentato la parrocchia come chierichetto. Tuttavia, lungo il mio cammino, il Signore mi ha sottoposto a diverse prove e io ho sempre ribadito a lui il mio “Sì”. Anche dopo la delusione avuta al termine del primo anno di propedeutica presso il Seminario pontificio regionale, all’epoca gestito dai gesuiti. Devo ringraziare Dio di avermi fatto incontrare, lungo la mia strada, il venerabile monsignor Giovanni Ferro, arcivescovo del tempo, il quale intravide in me la vocazione, sostenendomi nel mio cammino. Fu proprio lui a invogliarmi a non fermarmi, a continuare a credere nella via che il Signore aveva tracciato per me. Grazie a lui frequentai, poi, il Seminario di Vicenza, dove portai a termine i miei studi in teologia. Ricordo ancora le sue parole e la sua benedizione prima della mia partenza. Mi augurò di poter tornare a Reggio per compiere qui il mio ministero. E così avvenne.

Che ricordo ha della sua ordinazione?

Ricordo la chiesa gremita. C’erano i miei compagni vicentini di seminario, molti sacerdoti della diocesi. Gli amici del paese e i miei familiari. Ricordo in particolare le lacrime di gioia di mia madre, la prima ad aver accolto la mia scelta, nonostante fossi l’unico figlio maschio. Lo compresi meglio, quattro anni dopo la mia ordinazione, quando mi rivelò il voto che aveva fatto alla Madonna delle Lacrime per ringraziarla del dono del miracolo della guarigione ricevuta dopo una lunga malattia: aveva assicurato che non avrebbe posto ostacoli qualora io avessi deciso di consacrarmi al Signore. Non mi disse mai nulla per non condizionare le mie scelte. Fra l’altro, la mia prima messa l’ho celebrata proprio a Siracusa.

Come ha vissuto questi suoi cinquant’anni di ministero, gran parte dei quali trascorsi a Fiumara?

Ci sono stati momenti felici, ma anche tristi. Il Signore ci mette sempre alla prova. Negli anni il rapporto con la comunità fiumarese si è sempre più consolidato. Ci siamo incamminati insieme e insieme siamo cresciuti nel segno dell’evangelizzazione. Ho cercato, nel silenzio, di stare vicino alle sofferenze e ho assistito a tante conversioni dei cuori a contribuire alle quali è stato Nostro Signore.


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Superati i momenti più bui e difficili, abbiamo costruito un’identità di comunità unita nell’amore di Cristo, cercando di dare valore ad ogni singola diversità. Il Presepe Vivente di Fiumara può essere considerato una sorta di sintesi di quanto si è fatto. Purtroppo, in questi ultimi anni tante cose sono cambiate. Molti giovani hanno lasciato il paese e poi ci si è messa di mezzo la pandemia. Ma supereremo anche questo tempo.

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