Generazione Famiglia: «L’Italia non è un Paese omofobo»

Arconte: «i fatti restano fatti e non possono diventare opinioni»

Abbiamo letto attentamente il documento politico del ‘Gay Pride 2016’ tenutosi a Tropea (VV) lo scorso 30 luglio. Nella premessa troviamo un’accozzaglia sovrapposta e disordinata di argomenti e fatti che nulla possono avere a che fare con i temi sui diritti civili delle persone omosessuali. La tragica strage di Orlando (USA), per esempio, è accertato essere stata compiuta da una persona omosessuale, quindi non ha nulla che vedere con l’omofobia né con il fanatismo religioso. Per quanto ci si possa sforzare nel mistificare la realtà, i fatti restano fatti e non possono diventare opinioni. Il documento prosegue con tutta una serie di inesattezze sulle quali non entriamo al momento nel merito. Bisogna evidenziare, però, come continuamente persiste un vittimismo che non trova riscontro nella realtà. L’Italia non è un Paese omofobo! E questo lo dicono i dati, fra cui citiamo: l’indagine statistica del Pew Research Centre, Global Devide on Homosexuality, colloca l’Italia all’ottavo posto nella classifica dei paesi “gay friendly”, subito dopo la Francia e l’Inghilterra; la ricerca SWG Scenari dell’Italia che cambia, mostra le 15 categorie più “odiate” dagli italiani, tra cui il fisco, gli immigrati, e altri … ma nessuna traccia degli omosessuali; l’OSCAD, ente del Ministero dell’Interno che monitorizza gli atti di discriminazione, ha ricevuto in più di tre anni solo 83 segnalazioni di discriminazioni dovute all’orientamento sessuale: quindi circa soltanto 27 segnalazioni ogni anno, in tutto il territorio nazionale. Tali segnalazioni, seppur poche e non sufficienti a rilevare un’emergenza, restano a nostro avviso ugualmente deprecabili; Nichi Vendola e Rosario Crocetta sono stati votati ed eletti rispettivamente governatori di Puglia e Sicilia nonostante la loro dichiarata omosessualità; Angelo Caltagirone, presidente di EDGE, l’organizzazione di imprenditori gay, con dati ISTAT alla mano, ha confermato che non è possibile sostenere che l’Italia sia un paese omofobo. Da italiani ci sentiamo davvero orgogliosi di questo livello di civiltà che esprimiamo come Paese, dopo tutto l’omosessualità è stata depenalizzata in Italia già nell’800, quando invece i civilissimi USA hanno provveduto solo nella seconda metà del ‘900. È disonesto ed inaccettabile il tentativo del movimento LGBT di oscurare questa verità screditando tutto il Belpaese per fini strumentali alle proprie ideologiche rivendicazioni. D’altronde il Gay Pride di Tropea, come i precedenti reggini ed in tutta Italia, si è svolto nella massima serenità a dimostrazione che simili manifestazioni non hanno più alcun fondamento. Le poche e civili obiezioni mosse alla manifestazione – di cui non siamo stati autori – non possono essere derubricate come isterismi omofobi ma devono essere accolte nel dibattito come espressione di democrazia e di pluralismo. Ci fa sorridere, infine, la conclusione del documento politico del Gay Pride calabrese in cui ci si lancia un appello alla disobbedienza. Addirittura si dichiara: “non vogliamo essere normali”. Si manifesta la volontà di non voler esser normali tranne, però, il volersi uniformare alla realtà naturale di famiglia fondato sull’unione aperta alla vita di un uomo e di una donna. Realtà, e non modello, che, per quanto ci si possa sforzare ad immaginare, non potrà mai essere propria di una coppia dello stesso sesso.

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