Generazione Z. La scuola “inutile” per il lavoro e i social ormai senza limiti

I prof seppure vengono promossi in tema di ascolto, sembrano distanti – in termini formativi – dai sogni dei ragazzi
Generazione Z scuola

Generazione Z. La scuola “inutile” per il lavoro e i social ormai senza limiti. Ecco altri due temi affrontati dalla nostra indagine. In particolare, i ragazzi promuovono “con riserva” i propri prof: il problema, a loro avviso, è una formazione «poco concreta». La pandemia, invece, ha ormai normalizzato l’idea delle relazioni via internet come «via privilegiata» per conoscersi.

Generazione Z e scuola

La dimensione formativa assume un peso specifico nella vita dei ragazzi intervistati. La scuola è il centro delle loro giornate, per cui ci è apparso necessario valutare – insieme a loro – l’esperienza tra i banchi. Gli studenti, giunti ormai al loro ultimo anno del ciclo scolastico, hanno la maturità opportuna per fare un bilancio.


L’indagine di Avvenire di Calabria

Molti guardano alla Generazione Z come si fa con i “topi da laboratorio”. Un costante esercizio di giudizio, più o meno ponderato, su quanti oggi attraversano la bella, selvaggia e difficile età dell’adolescenza.

Ma cosa sognano i nostri ragazzi? Mettersi in ascolto non vuol dire “soltanto” adeguare una cifra stilistica in termine di linguaggio, ma sospendere il giudizio rispetto alle risposte che ci vengono fornite.

D’altronde i nonni di oggi sono stati degli assurdi contestatori verso i loro genitori, quando andavano in giro con le prime minigonne o con i pantaloni a zampa d’elefante. Quello che vi proponiamo in questo dossier non è né un’analisi sociologica né un’indagine statistica.

Vuole essere una fotografia – il più fedele possibile – dei nostri ragazzi. O quantomeno di chi ha deciso di rispondere alle nostre domande.


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C’è da dire che nelle loro risposte è abbastanza frequente imbattersi in una certa soddisfazione per le scelte fatte. Ci riferiamo a quanti si dicono contenti per una scuola «capace di aprirmi alla scelte di più facoltà» oppure «che mi da una specializzazione molto ricercata sul mondo del lavoro». Si tratta di posizioni che cozzano col sentire di tanti loro coetanei che, invece, vivono un’esperienza diametralmente opposto.

I dubbi sulla formazione

Leggendo le risposte dei nostri intervistati, infatti, sembra che la formazione fornita dagli istituti scolastici reggini sia «troppo teorica».

«Ritengo che la scuola dovrebbe anche insegnare agli studenti come si affronta la vita nel concreto, infatti molti ragazzi a 18 anni, una volta usciti dalla scuola superiore, non sanno come pagare le tasse, non conoscono cosa sia una partita Iva, si sentono insicuri nell’entrare nel mondo del lavoro e non conoscono e non si interessano alla politica». Questo è quanto scrive uno studente che pone uno sguardo critico sull’operato dei prof. Non basta “fermarsi” ai programmi.

L’incidenza del coronavirus

Tutti i ragazzi ne sono convinti. E in questo senso, il coronavirus – per alcuni istituti – è stato un colpo di grazia: «La disorganizzazione dovuta alla Dad è stata preoccupante» chiosa un’intervistata. Le ultime due pecche riguardano l’alternanza scuola-lavoro, «fatta così è inutile», e le difficoltà di relazione per quanti vanno a scuola in provincia, «ho avuto grandi difficoltà ad ambientarmi».

A far pendere il piatto della bilancia a favore dei prof, però, c’è la capacità di dialogo. Quasi tutti i ragazzi sentiti raccontano di anni passati in serenità, dove il gruppo classe è stato capace di sviluppare un cammino collegiale lungo il percorso formativo proposto dai docenti.


PER APPROFONDIRE: Generazione Z. Come sarà il mio futuro? «Altrove e senza famiglia»


Generazione Z e social

Sport in calo, l’uso dei Social network è stabile (sul trend “fissato” dalla quarantena) e, in tanti, sognano di fare escursioni con gli amici. Se dovremmo sintetizzare con una sorta di “borsino” – le risposte fornite rispetto al tempo libero avremmo questo risultato. L’influenza dei diciotto mesi di isolamento è altissima.

Sempre meno sportivi

Basti pensare come l’attività sportiva è soltanto citata in modo residuale da qualche intervistato, mentre cresce la voglia di stare all’aria aperta – a mare o in montagna – in compagnia degli amici vissuti esclusivamente attraverso lo schermo di uno smartphone.

Il tramonto del reale

C’è, però, un tempo, nella giornata dei Generazione Z, in cui il virtuale prende il sopravvento. È la sera dove il passatempo preferito sono i Social network, specialmente Instagram eTik Tok oppure il binge watching delle serie Tv. I ragazzi – che ammettono di passare quasi tutti dalle 4 alle 8 ore con gli occhi puntati su uno schermo descrivono una realtà ormai consolidata.


PER APPROFONDIRE: Generazione Z e Chiesa: la bellezza di sentirsi comunità


Lo strumento delle relazioni

Durante i mesi della massima emergenza epidemiologica, infatti, le videochiamate sono state l’unico modo per stare insieme. I “limiti”, quindi, sono stati oltrepassati perché la doppia vita sui Social network è stata pienamente normalizzata tra i nativi digitali. In tanto spiegando come si sentano liberi.

«Non sono dipendente dai Social» ci dicono. E motivano questa consapevolezza dando una cifra: «Mica posto 20 stories al giorno su Instagram». Economie relazionali distanti dagli adulti che, però, devono fare i conti con un modo diverso di intessere relazioni: «Come curo le mie amicizia? Con WhatsApp » ci risponde un’altra intervista. Alcuni ammettono che i Social network sono l’unico spazio informativo che utilizzano: «Se devo sapere una notizia apro Facebook ».

Un ulteriore spunto anche per i professionisti della comunicazione e gli educatori. Per raggiungere i ragazzi con dei messaggi mirati occorre saper vivere i loro ambienti. E quello digitale non è più una “periferia” da molto tempo.

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