Giubileo dei Giovani: testimoni della speranza nella vita di ogni giorno

Esta es la juventud del papa! Questa è la gioventù che deve trainare il mondo. Quella di chi si accorge di un fratello che, nel cammino, soffre e gli offre «un bicchiere di acqua fresca»
Giubileo Giovani

«Cari giovani, aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo» (Leone XIV)

Si è concluso da pochi giorni il Giubileo dei Giovani, un evento straordinario che ha coinvolto, superando ogni pronostico, oltre un milione di ragazzi: Roma al centro del mondo. Da lunedì a domenica i pellegrini confluiti nella città eterna sono progressivamente aumentati, e con essi i cori improvvisati, le lingue parlate, le bandane verdi sul capo. Un messaggio chiaro per il mondo davanti allo schermo televisivo: la gioventù cattolica esiste, è meno numerosa rispetto a venticinque anni fa, ma c’è.



E se ci sono giovani, c’è Speranza, che alla luce del Risorto che tutti li unisce, diventa Certezza. Presente, non futuro. Tanti gli eventi organizzati nel corso della settimana, nell’attesa delle giornate di sabato e domenica, culmine e cuore dell’esperienza. Percorrendo la vastissima area di Tor Vergata, era tangibile l’entusiasmo dei pellegrini, che scandivano le lunghe ore di cammino e i molteplici chilometri percorsi col canto, col battito delle mani, con la danza. Tonnellate di bottigliette d’acqua, bevande e cibo energici consegnati gratuitamente dai volontari e altrettanta acqua nebulizzata sulla folla da grossi “cannoni”. E poi la meta.

Oltrepassati i varchi, superati i controlli, sopita l’ansia di perdersi in mezzo a quell’oceano di gente di ogni nazionalità, ecco l’elicottero bianco: il Papa è arrivato. E con lui, la Croce giubilare, quella sollevata da ciascun gruppo di pellegrini in via della Conciliazione e verso la tomba dell’apostolo Pietro. Anche nella grande Veglia, sono stati i giovani ad accompagnare il Vescovo di Roma verso l’Altare, lì dove, dopo poco tempo ha trovato dimora il Dio con noi, l’Emmanuel tanto cantato, evocando la GMG del 2000. E improvvisamente, le gambe non facevano più male, il sole è calato e il sudore non ha trovato più spazio sulla fronte, il silenzio ha preso il posto dei cori e delle voci. Più di un milione, tutti in silenzio, tanti volti rigati dalle lacrime.

Non è stato solo un fatuo entusiasmo, ma il momento in cui tutto è stato riconsegnato: gli affanni, i pesi con cui ciascuno è partito, i sogni, le speranze, l’affidamento a Dio di chi non c’è stato, di chi non ce l’ha fatta, di chi non crede. Adorazione, bocca a bocca con Dio: «quale uomo vuoi essere?» Fatti erba, diventa «nutrimento e concime» (Leone XIV), fatti spezzare, donare, prendere, mangiare, come quel Pane. Fatti servo e, se non ora, quando? «Non dire: “Sono giovane”» (Ger 1, 7), non cadere nella trappola dell’isolamento e dell’egoismo, perché «la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né […] da ciò che possediamo.

È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere». Esta es la juventud del papa! Questa è la gioventù che deve trainare il mondo. Quella di chi si accorge di un fratello che, nel cammino, soffre e gli offre «un bicchiere di acqua fresca» (Mt 10, 42); quella di chi sente sempre la gioia che fa cantare, nonostante tutto; quella di chi non ha paura di sporcarsi le mani e poi di rimettere tutto ai piedi dell’altare. Impossibile pensare che un’esperienza così abbia lasciato qualcuno come era prima.


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Doveroso, però, avvertire la responsabilità della testimonianza per «contagiare chiunque»: «Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano!». «Cari giovani, aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo» (Leone XIV). Tutti fragili eppure tutti chiamati. Chiamati alla santità.

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