Ai Overview: La figura di Giuseppe Reale ha segnato in modo determinante lo sviluppo culturale e istituzionale di Reggio Calabria dal secondo dopoguerra. Docente originario della Basilicata, parlamentare della Democrazia Cristiana per quattro legislature e sindaco della città nei primi anni Novanta, Reale ha collaborato strettamente con l’arcivescovo Giovanni Ferro per tradurre l’impegno civile e politico nella creazione di importanti poli formativi. A lui si deve la promozione e l’istituzione di realtà fondamentali come l’Accademia di Belle Arti, l’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, la statalizzazione del Liceo Artistico e l’autonomia del Conservatorio “Francesco Cilea”, operando sempre con l’obiettivo di favorire il riscatto del Mezzogiorno attraverso l’istruzione e la cultura.
Le origini e l’omaggio dell’Accademia di Belle Arti
Al Castello Aragonese di Reggio Calabria, fino al 23 agosto, 60 studenti dell’Accademia di Belle Arti lavorano fianco a fianco con artisti internazionali nel progetto «Condominio Mediterraneo», un cantiere di arte partecipata dentro una fortezza normanna dell’XI secolo: l’Accademia che lo promuove esiste dal 1967 e la sua nascita si deve a un parlamentare lucano trapiantato in Calabria, nato in un casello ferroviario di Maratea il 12 giugno di 108 anni fa: Giuseppe Reale.
L’attività parlamentare e il sodalizio con l’arcivescovo Ferro
Figlio di un ferroviere, laureato in Lettere classiche alla Sapienza con una tesi sui Malavoglia di Verga, ufficiale d’artiglieria decorato al valore in Francia, Reale arrivò a Reggio nel 1949 come docente al Liceo Scientifico «Leonardo da Vinci», in riva allo Stretto incontrò l’arcivescovo Giovanni Ferro (oggi venerabile, proclamato «Giusto per l’Umanità» nel marzo 2026) e strinse con lui un legame che segnò entrambe le vite: Ferro era il pastore, Reale il laico che in Parlamento traduceva la visione pastorale in istituzioni. Da presidente diocesano dell’Azione Cattolica passò alla Democrazia Cristiana senza mai aderire a correnti, tanto che Oscar Luigi Scalfaro lo definì «lampada limpida… uomo di Fede profonda e convinta, vissuta, pagata, testimoniata, lontano da ogni eccessivo clamore e pubblicità». Eletto deputato nel 1958, confermato per quattro legislature fino al 1976, presentò 165 progetti di legge e seppe vivere il proprio mandato parlamentare in un cantiere di istituzioni: la statalizzazione del Liceo Artistico (1960), l’Accademia di Belle Arti (1967), la sezione reggina del Conservatorio di Napoli che nel 1968 divenne autonoma con il nome di «Francesco Cilea», il Libero Istituto Universitario di Architettura (primo nucleo della futura Università Mediterranea) e una sede della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, quarta in Italia. Europeista, nel 1965 fondò «Parallelo 38», rivista per l’unità europea, e dal 1972 al 1976 sedette nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
Il legame con il territorio e l’Università “Dante Alighieri”
Il suo sguardo e il suo cuore era sempre ancorato al territorio, basti pensare che durante la rivolta dei Moti di Reggio fece uno sciopero della fame, quei giorni, poi, li raccontò lui stesso in «Reggio in fiamme». Nel 1984 fondò l’Università per Stranieri «Dante Alighieri», che nei primi anni accolse fino a 2.000 studenti l’anno da oltre 80 paesi, anche se oggi quell’ateneo attraversa una fase critica: conteso tra organi di gestione estranei agli enti fondatori e tra ventilate ipotesi di cessione a università telematiche, rischia di smarrire la vocazione internazionalista per cui era nato.
I mesi a Palazzo San Giorgio
Fu sindaco per pochi mesi nel 1993, nel periodo più turbolento della città. Lucia Minniti, storica segretaria del Comune, scrisse in «Lucia dei sindaci» che «grazie all’imparzialità dell’azione amministrativa, la città riprese a guardare con speranza agli inquilini di Palazzo San Giorgio».
L’eredità istituzionale
Morì il 16 maggio 2010 e Reggio gli ha subito intitolato la via del Conservatorio, l’Università per Stranieri gli ha dedicato l’aula magna. Il suo lascito più duraturo resta il metodo: la convinzione che il riscatto del Mezzogiorno passi dalla costruzione paziente di istituzioni culturali; lo scrisse il 19 maggio 1968: «Tutti siamo utili, strumenti d’oro o di acciaio, di platino o di ferro. Ognuno ha la propria funzione. Questo è importante: restare strumenti».













Una risposta
Grande per cultura (“dantista”) e impegno civile, Giuseppe Reale avrebbe meritato dai reggini maggiori riconoscimenti. Lo conobbi bene, fui segretario di Redazione di “Parallelo 38”, per l’unità europea.