Ai Overview: L’opera letteraria di Hermann Hesse è caratterizzata da una costante indagine sul senso dell’esistenza, un tema che attraversa i suoi scritti sin dai primi anni del Novecento. Nato in Germania nel 1877 e cresciuto in un rigido ambiente familiare pietista, l’autore ha trasformato le proprie esperienze e le crisi giovanili in materia narrativa. Attraverso romanzi tradotti a livello globale, Hesse ha analizzato il contrasto tra le pressioni del sistema sociale e la necessità di libertà interiore, integrando nella sua visione influenze provenienti sia dal cristianesimo sia dalle filosofie orientali. Il suo percorso biografico, segnato anche dalla ferma opposizione ai conflitti mondiali, lo ha portato a stabilirsi in Svizzera, dove oggi il museo a lui dedicato ne conserva la memoria e prepara le iniziative per l’imminente anniversario della sua nascita.
La sete di senso e le radici biografiche
C’è un tema che abita l’intera opera di Hermann Hesse, nato a Calw il 2 luglio 1877, e quel tema è la sete, sete di senso, sete di appartenenza, sete di scoperta, sete di una fede capace di tenere insieme i frammenti dell’esistenza. Lo scrittore tedesco naturalizzato svizzero, Nobel nel 1946, ha venduto 150 milioni di copie in più di 60 lingue, però la sua fortuna dura perché le domande che ha posto sono eterne, o eternamente attuali se preferite.
Hesse crebbe in una famiglia di missionari pietisti che avevano operato in India, intrisi di una religiosità severa che al giovane Hermann stava stretta: ammesso al seminario evangelico di Maulbronn, ne fuggì a quindici anni, a costo di passare mesi in cliniche per disturbi mentali. È la vicenda che racconterà nel 1906 in “Sotto la ruota”, romanzo su un adolescente schiacciato dalle aspettative di padri, presidi e pastori: un libro che sembra scritto per i ragazzi di oggi, prigionieri di un sistema che chiede risultati, voti e che dimentica le persone.
L’incontro tra Oriente e Occidente
Da quella frattura nacque il cercatore: già nel 1900 Hesse sviluppò un interesse profondo per San Francesco d’Assisi, oggetto di una monografia nel 1904, dopo i viaggi nell’Italia centrale. «Quest’uomo era Giovanni Bernardone, chiamato san Francesco d’Assisi, un sognatore, eroe e poeta», scrisse, riconoscendo nel poverello un modello di rinuncia capace di condurre alla libertà interiore. Lo stesso schema (possedere tutto, rinunciare a tutto, cercare l’essenziale) ritorna nel Siddharta (1922), traslato nelle foreste dell’India, perché tra cristianesimo e Oriente, Hesse elaborò una fede personale fondata sull’amore, al di là dei confini tra le confessioni.
La tensione tra spirito e corpo, contemplazione e azione, trovò l’espressione più compiuta in “Narciso e Boccadoro” (1930), ambientato in un monastero medievale: il monaco ascetico e l’artista vagabondo, opposti e complementari, «non è il nostro compito avvicinarci, così come non s’incontrano il sole e la luna, o il mare e la terra»: la frase di Narciso racchiude la convinzione che la verità stia nella convivenza dei contrari.
Le posizioni politiche e gli anni in Svizzera
Questa logica si applicò anche alla politica perché allo scoppio della Grande Guerra Hesse si dichiarò pacifista e fu accusato di tradimento: sotto il nazismo finì nelle liste di proscrizione…«La guerra esisterà ancora a lungo, probabilmente per sempre. Tuttavia il superamento della guerra, oggi come ieri, continuerà a essere la più nobile delle nostre mete»: parole che, rilette mentre i conflitti insanguinano l’Europa e il Medio Oriente, conservano una forza attualizzante intatta.
L’ultimo approdo fu Montagnola, nel Canton Ticino, dove si stabilì nel 1919 e rimase fino alla morte nel 1962, qui nella Casa Camuzzi nacquero i capolavori. Il paesaggio della Collina d’Oro gli restituì ciò che la Germania gli aveva negato. Oggi il Museo, nella Torre Camuzzi, si prepara al 150° anniversario della nascita nel 2027 con una nuova mostra permanente, quest’anno ospita un’esposizione dedicata alla nuora Isa Hesse-Rabinovitch, illustratrice e cineasta, e un esperimento di teatro comunitario che porta nelle vie del paese la fiaba Vogel, scritta nel 1933 per la moglie Ninon.
A 149 anni dalla nascita, Hesse conserva una freschezza singolare, la fragilità giovanile viene illuminata dalla sua lezione che ha attraversato il pietismo e la psicoanalisi, Francesco e Buddha, il monastero e la strada, senza mai smettere di cercare. E senza pretendere di aver trovato.













