Avvenire di Calabria

La parola alla psicologa: «Il legame tra nonno e nipote corrisponde allo sviluppo di un grande senso di appartenenza reciproco»

I nonni, un tesoro familiare preziosissimo

Iman Meskelindi*

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Il 25 luglio 2021 si è celebrata la prima giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Questa festa nasce probabilmente dalla necessità di valorizzare le potenzialità dell’essere anziani; dalla necessità di ristabilire una continuità tra l’anzianità e le diverse generazioni che sia capace di generare la trasmissione di valori autentici e genuini. Tutti presupposti che eliminerebbero o perlomeno proverebbero a ridurre lo stigma della vecchiaia vissuta come “periferia” dell’età umana, bistrattata e non considerata, precaria e fragile, legata al concetto di esubero, di scarto e di inutilità. Non si è mai inutili, anzi, si è portatori di esperienza, di vita, di pazienza, di padronanza del tempo nonostante gli acciacchi e le malattie. Il ruolo dei nonni è un tesoro familiare preziosissimo per piccoli e grandi.

Da un punto di vista psicologico, il legame tra nonno e nipote corrisponde allo sviluppo di un grande senso di appartenenza reciproco, all’interno del quale ciascuno aiuta l’altro. I/le bambini/e che crescono in un ambiente rassicurante, saranno più sicuri/e di sé e diventeranno adulti capaci di amare, resilienti, ovvero capaci di affrontare e resistere allo stress. Un nonno dona amore incondizionato, molto più generoso e libero di quello rivolto ai figli in quanto slegato da vincoli e regole prestabilite; i nonni donano il tempo: una dote estremamente preziosa ai nostri giorni che va a integrare e compensare quello dei genitori. In una quotidianità ricca di impegni e programmi, i nonni diventano uno spazio di libertà in cui il tempo si dilata col gioco e la lentezza, regalano la loro esperienza ai piccoli, fatta di giochi, passeggiate, racconti, pazienza, compagnia. Papa Francesco afferma che: “La debolezza degli anziani invita i più giovani ad accettare la dipendenza dagli altri come modo di affrontare la vita. E che Una società che sa accogliere la debolezza degli anziani è capace di offrire a tutti una speranza per il futuro. Togliere il diritto alla vita di chi è fragile significa invece rubare la speranza, soprattutto ai giovani.

Ecco perché scartare gli anziani – anche con il linguaggio - implica un messaggio chiaro di esclusione, che sta alla base di tanta mancata accoglienza: dalla persona concepita a quella con disabilità, dall’emigrato a colui che vive per strada. La vita non viene accolta se troppo debole e bisognosa di cura, non amata nel suo modificarsi, non accettata nel suo infragilirsi. Gli anziani ci ricordano la radicale debolezza di ogni essere umano, anche quando si è in salute, ci ricordano il bisogno di essere amati e sostenuti. Nella vecchiaia, sconfitta ogni autosufficienza, si diviene mendicanti di aiuto. “Quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10), scrive l’apostolo Paolo.

Nella debolezza è Dio stesso che, per primo, tende la mano all’uomo.” Dunque seguendo l’invito del Papa, nel nostro piccolo favoriamo l’incontro, non dimentichiamoci di loro. Alleiamoci con loro. Impariamo a fermarci, a riconoscerli, ad ascoltarli. Non scartiamoli mai. Custodiamoli nell’amore. E impariamo a condividere con loro del tempo. Siamo figli di quella storia, sono le nostre radici e senza radici appassiremo.

*psicologa

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