I tentacoli del latitante-manager: 11 arresti tra i Pesce

Tutt’altro che un boss «in sonno». Marcello Pesce, la cui latitanza è terminata lo scorso 1 dicembre, disponeva affari e metodi sulla sua famiglia, storico casato di ‘ndrangheta. Così il reggente, amante di Proust e Sartre, impartiva – con minuzia di particolari – gli ordini che erano eseguiti dai sodali, guidati dal figlio ventinovenne Rocco, uno degli undici uomini tratti in arresto dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria su mandato della locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Marijuana e trasporto gommato: su questi settore i Pesce erano diventati riferimento per tutti. Per farlo utilizzavano aziende “pulite” come la ditta di mediazione nei trasporti di Filippo Scordino, anch’esso tra gli arrestati, e braccio destro dei rampolli della cosca. Assieme a Rocco Pesce, infatti, sono stati destinatari del provvedimento di custodia cautelare anche i fratelli Savino e Antonino, nipoti del boss Marcello “u ballerinu”. Uno, però, è riuscito «darsi alla macchia», il 24enne Antonino, che ha potuto contare sulla stessa rete di protezione dello zio. Tra i reati contestati ai presunti affiliati c’è proprio il favoreggiamento della latitanza di Marcello Pesce. Non una fuga dalle forze dell’Ordine, ma uno strapotere consolidato: nei sei anni da primula rossa, infatti, il capo aveva imbastito un business da 10 milioni di euro, posto sotto sequesto dalla Polizia nell’operazione “Recherche”.
«È stato inferto un duro colpo alla cosca Pesce – ha detto Federico Cafiero De Raho, procuratore capo di Reggio Calabria – perché sono stati fermati dodici tra i nuovi “capi” della consorteria». Un’organizzazione criminale che solo pochi giorni fa aveva subito le condanne definitive dei vertici storici nel processo “All Inside”, ma che – come dimostra l’indagine di ieri – non aveva perso vigore nel controllo asfittico del territorio e nella capacità di ripiegare in nuovi vantaggiosi affari illeciti. Nuove forme di arricchimento come il gioco d’azzardo. «Oggi è una giornata di sole; – ha affermato il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi – questa operazione evidenzia, ancora una volta la forza dell’autorità giudiziaria e della Polizia nel contrasto alla ‘ndrangheta».

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