Avvenire di Calabria

L'omelia dell'arcivescovo della diocesi di Catanzaro-Squillace

Ieri i funerali di Cantisani, Bertolone: «Celebriamo la vittoria della vita»

di Redazione web

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«Non siamo qui per piangere, ma per ringraziare Dio Uno e Trino, che ha voluto suscitare in mezzo a noi e per noi il Vescovo emerito Antonio. Solo agli occhi degli stolti pare che egli sia morto, ma attraverso la sofferenza e il transito da questo mondo, Dio lo ha voluto provare per trovarlo degno di sé. Non siamo qui per piangere la figura del nostro Vescovo emerito e amico, ma per rileggerne l'esistenza alla luce delle sacre Scritture proclamate». Così l'arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone, ha ricordato, nella sua omelia ai funerali celebrati nella Basilica dell'Immacolata, monsignor Antonio Cantisani, arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace, morto giovedì.

«Ancora una volta, dunque - ha proseguito - noi celebriamo non un funerale, nel senso corrente del termine, bensì celebriamo la vittoria della vita sulla morte, quella vittoria che l'esistenza terrena di quest'uomo e Vescovo ha incessantemente annunciato e fedelmente vissuto, particolarmente nella liturgia. Le parole che monsignor Cantisani mi (ci) sussurrava nell'ultima settimana erano: Nei giorni scorsi e ieri con più intensità pregava con queste parole: Il Signore Risorto viene! "Vieni Signore Gesù. Vieni presto!". Ed aggiungeva: "Madre mia, fiducia mea!". E Ieri in un momento di lucidità ha pregato con queste parole: "Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede. Vieni Signore Gesù!" Eletto Arcivescovo di Catanzaro e Vescovo di Squillace il 31 luglio 1980, iniziasti il tuo ministero in una città che hai amato profondamente, restandone legato per sempre fino a oggi. Nell'intervento di ringraziamento per il conferimento della cittadinanza onoraria di Catanzaro, di questa città affermasti: "Ricca di storia, di valori morali, di risorse culturali, di giovani che vogliono diventare protagonisti, Catanzaro ha il diritto e il dovere di guardare al futuro con ottimismo fiducioso", manifestando il desiderio di essere sepolto in Cattedrale. Anche il tuo legame con Squillace fu forte, soprattutto negli ultimi anni di questa tua vita terrena, mettendoti sulle orme di un suo illustre cittadino, Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore, facendo dono a tutti noi della traduzione integrale del Commento al Salterio, a riprova e sostegno della presenza di un'autentica, spontanea (ossia non provocata artificialmente), e soprattutto diffusa e continua, fama di santità del santo Senatore nelle nostre terre meridionali».

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