Avvenire di Calabria

Nel centro dell'area dello Stretto, si sono da pochi conclusi i festeggiamenti in onore del Taumaturgo

Il culto di Sant’Antonio a Campo Calabro

Maria Pascuzzi ci spiega da dove nasce la profonda devozione della comunità campese per il Santo a cui è dedicata una confraternita

di Maria Pascuzzi

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Si sono da poco conclusi i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio da Padova presso la parrocchia di Santa Maria Maddalena di Campo Calabro. Da dove ha origine il culto di Sant'Antonio presso la comunità parrocchiale dell'area dello Stretto? Ce lo spiega la storica, esperta di tradizioni locali, Maria Pascuzzi.

Il culto di sant’Antonio da Padova a Campo Calabro

Il termine fede si riferisce a qualcosa che resta, è ancorato in maniera stabile e indelebile nei nostri cuori permane e deve permanere. In senso religioso è «fiducia illimitata e incondizionata che il credente ripone in Dio, nella Vergine, nei Santi, nella loro bontà, nella loro potenza, nella loro protezione» e ancora è il «complesso delle verità rivelate da Dio e insegnate dalla Chiesa; il contenuto del magistero ecclesiastico, è dottrina cristiana».


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La tradizione, nell'accezione teologica del cristianesimo, è «la trasmissione delle verità rivelate e delle norme e dei riti religiosi che risalgono all'insegnamento di Cristo e degli apostoli o che si sono sviluppate e stabilite con l'ausilio dello Spirito Santo nel corso della storia della Chiesa. È anche: il complesso di tali verità, norme e riti, che è considerato, come le Sacre Scritture, fonte di rivelazione; il patrimonio spirituale e culturale della chiesa cristiana».

Dal punto di vista laico la parola tradizione deriva dal verbo  latino trado, consegno, che, ha formato il sostantivo traditio; entrambi possono  essere usati in senso letterale oppure figurato, nel secondo caso spesso per indicare l’arte di ammaestrare, insegnando. I teologi cristiani utilizzavano il termine traditio per indicare il corpo degli insegnamenti conservati e trasmessi dalla Chiesa come la «fede cattolica». Quindi fede è anche tradizione per un credente che alla tradizione deve porre fede.

Il tema è di fondamentale importanza poiché deve contribuire a elaborare una grammatica della trasformazione culturale nella investigazione sul terreno. Ma la “tradizione” non è altro che la “cultura”, una realtà molto dinamica, e sempre in rapido mutamento. Come scriveva Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli «il futuro ha un cuore antico». Quindi i termini del dibattito sono consegnare ai posteri la tradizione, raccontando il passato, compiere un'opera di continuità ma rinnovare sempre il racconto.


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Questo è avvenuto nella giornata del 10 luglio a Campo Calabro. La fede, la tradizione e la novità sono state intrecciate dagli organizzatori, in primis dalla Congrega: priore, Totò Idotta, e tutti i soci, dalla benevola e competente comprensione dei parroci: don Francesco Megale, don Nino Palmenta, don Domenico Greco e dal diacono Roberto Farina. Luci indimenticabili, musica della memoria hanno sottolineato il clima gioioso della nostra cittadina.

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