Ai Overview: L’articolo traccia un parallelo storico e sociologico partendo da due eventi accaduti il 25 luglio: la promulgazione dell’enciclica Humanae Vitae nel 1968 e la nascita della prima bambina concepita in vitro, dieci anni dopo. Il testo documenta come l’assunto teologico di Paolo VI, inizialmente criticato in un’epoca dominata dal timore della sovrappopolazione, sia oggi al centro di un panorama demografico diametralmente opposto. Vengono analizzati i recenti dati Istat sul drastico calo delle nascite in Italia e le indagini sociologiche che ne evidenziano le cause strutturali, quali la precarietà occupazionale e la mancanza di servizi. Infine, si riporta il dibattito teologico attuale sull’insegnamento montiniano, contestualizzato in una società che registra un profondo divario tra i figli desiderati e quelli effettivamente generati.
Le due date storiche: la nascita in provetta e l’enciclica
Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta, è nata il 25 luglio 1978, proprio dieci anni esatti dopo la firma dell’Humanae Vitae, il documento di san Paolo VI, datato 25 luglio 1968, che ribadiva la connessione inscindibile tra significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale. Quella nascita in un ospedale inglese, per esempio, materializzava proprio la scissione che Montini aveva in qualche modo intuito: la possibilità di generare vita al di fuori dell’unione coniugale.
Dal timore della sovrappopolazione al crollo delle nascite
Oggi, l’ultima enciclica del papa bresciano si presta a una rilettura che il contesto del 1968 rendeva assolutamente impensabile, perché il mondo che accolse quel testo era ossessionato dalla bomba demografica, allora l’accusa rivolta a Paolo VI fu di irresponsabilità. Oggi lo scenario è rovesciato: secondo il rapporto Istat 2026, nel 2025 le nascite in Italia sono scese a 355mila, con un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, mentre gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione, i giovani fino a 14 anni l’11,6%. Il saldo naturale, quindi, è negativo per 296mila unità…la crisi è globale: il numero medio di figli per donna nel mondo è passato da 4,84 nel 1950 a 2,23 nel 2021, e le proiezioni lo collocano a 1,59 per il 2100.
Gli ostacoli strutturali alla genitorialità in Italia
Un’indagine Neodemos-WelFerPoli del giugno scorso ha messo a fuoco il cuore del problema italiano: si pensi che solo il 16% degli intervistati tra 25 e 49 anni esclude i figli dal proprio progetto di vita, addirittura il 68% ne vorrebbe due o più, ma oltre la metà della generazione arriva ai cinquant’anni con meno figli di quanti ne desiderava, il divario medio è di 0,7 per le donne e 0,8 per gli uomini. Perché? Le cause sono strutturali, ma emergono soprattutto ragioni legate alla precarietà lavorativa, ai redditi insufficienti, all’accesso difficile alla casa e ai carenti servizi per l’infanzia.
Il dibattito teologico e l’eredità di Paolo VI
Sul piano teologico Humanae Vitae è ancora terreno vivo di confronto, la Pontificia Accademia per la Vita ha pubblicato il volume «Etica teologica della vita», che ha aperto un dibattito acceso sulle posizioni della Chiesa in materia di contraccezione e procreazione assistita. Il cardinale Müller ha espresso la propria opinione sottolineando il legame che l’enciclica generò tra Paolo VI e il futuro Giovanni Paolo II, il quale fondò sul testo di Montini le 129 catechesi sulla Teologia del corpo. San Paolo VI era consapevole del prezzo della sua decisione di chiusura alla deriva sessantottina, perché al filosofo Jean Guitton confidò: «Noi non siamo obbligati a rispettare l’opinione dei più! Portiamo il peso dell’umanità presente e futura». Pochi giorni dopo la pubblicazione, il 31 luglio 1968, disse ancora: «Non mai abbiamo sentito come in questa congiuntura il peso del nostro ufficio. Abbiamo studiato, letto, discusso quanto potevamo; e abbiamo anche molto pregato». Nei dieci anni successivi non firmò più alcuna enciclica, resta tutt’oggi un paradosso storico, soprattutto se consideriamo che un’enciclica accusata di ostacolare il progresso si trova, quasi sessant’anni dopo, al centro di un mondo che fatica a generare i figli che il mondo stesso desidera e di cui il mondo ha bisogno, perché la connessione inscindibile tra amore e generazione, contestata allora come anacronistica, oggi svela l’inganno di chi ha separato sessualità e procreazione e si scopre incapace di sostenere chi vuole diventare genitore.













